In Italia il cibo è quasi una religione e quando si parla di cibi della tradizione le discussioni sono sempre molto accalorate. In questi giorni che portano alla Pasqua 2026, si parla in particolare di un piatto molto controverso: l’agnello. Perché controverso? Perché si tratta di un cucciolo. L’agnello è da sempre uno dei protagonisti gastronomici della Santa Pasqua. Si tratta di una tradizione legata a doppio al simbolismo religioso della Pasqua ma che negli ultimi tempi sta scatenando un dibattito etico fortissimo, non solo tra vegani e vegetariani. Basti dire che già nel 2007 Benedetto XVI aveva lanciato un appello affinché si cambiasse questo scenario.
Per comprendere il significato dell’agnello pasquale occorre necessariamente avere un approccio culturale: il cristianesimo ha ereditato questo animale dalla religione ebraica, che lo ha eletto come simbolo del sacrificio e della salvezza e per questo motivo compare più volte nell’Antico Testamento. Dio stesso disse a Mosè e Aronne: “Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere“.
Per i cristiani rappresenta il sacrificio di Gesù, la purezza e la fragilità di fronte al male, “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo“. Eppure, nei Vangeli, non c’è alcuna specifica dei sacrifici rituali: l’Agnello, in realtà, era Cristo stesso. Nel 2007 Benedetto XVI ha detto: “Gesù dunque ha celebrato la Pasqua senza agnello – no, non senza agnello: in luogo dell’agnello ha donato se stesso, il suo corpo e il suo sangue. Egli stesso era l’Agnello atteso, quello vero“.
Per questo motivo, in molti sostengono che il consumo dell’agnello a Pasqua non rappresenti una tradizione cristiana. Gli agnelli che si mangiano a Pasqua vengono uccisi tra le 4 e le 8 settimane di vita. Solo in Italia nel 2025 sono stati macellati più di 2 milioni di animali, una mattanza senza fine che non può lasciare indifferenti per la crudeltà della sua esecuzione. Come si legge dal profilo di Essere Animali, un’organizzazione che da sempre difende i diritti di queste creature, il problema non è solo la morte, ma anche tutto quello che c’è prima:
“Hanno poche settimane di vita quando li caricano sul camion. Li fanno nascere per diventare il simbolo della Pasqua – festa della rinascita – tradizionalmente celebrata macellando milioni di cuccioli.
E non basta il destino che li aspetta. Durante il trasporto sono costretti a sofferenze indicibili: viaggi interminabili che possono durare fino a 30 ore, in condizioni precarie, senza la possibilità di bere o di stendersi per riposarsi“.
Visualizza questo post su Instagram
Come si può sostituire l’agnello sulla tavola pasquale? Le soluzioni sono numerose e tutte soddisfacenti dal punto di vista del palato. Esistono dei preparati che hanno la stessa consistenza carnosa pur essendo fatti con proteine vegetali (per lo più di pisello o soia). C’è poi il seitan, un prodotto ad altissima concentrazione proteica a base di farina, trattata in modo da eliminare del tutto la parte dei carboidrati, per lasciare quella proteica.
I legumi e le uova (per i vegetariani) consentono di realizzare ricette gustose e nutrienti che non fanno rimpiangere la carne di agnello. Naturalmente, chi sceglie da sempre di perpetuare la tradizione non smetterà dall’oggi al domani, ma farsi la domanda e magari ragionarci è un buon punto di partenza.



