Nel panorama della grande distribuzione britannica si è verificata una svolta significativa che ha acceso i riflettori sulla salute dei nostri mari. Waitrose, nota catena di supermercati del Regno Unito, ha ufficializzato la decisione di interrompere la vendita di sgombro fresco e in scatola proveniente da fonti non certificate. Questa iniziativa, la prima nel suo genere per un rivenditore di tali dimensioni, nasce dalla necessità impellente di contrastare il fenomeno della pesca intensiva che sta decimando le popolazioni di questo pesce nell’Atlantico nord-orientale.
La scelta di Waitrose non è casuale, ma risponde ai dati preoccupanti diffusi dalla Marine Conservation Society (MCS). All’interno della “Good Fish Guide”, lo strumento che valuta la sostenibilità delle specie ittiche, lo sgombro è stato recentemente declassato, passando dal livello 3 al livello 4 in una scala di 5. Questo spostamento indica che la specie non è più considerata una scelta sostenibile e che gli stock si trovano in una condizione di precarietà biologica.

Le raccomandazioni scientifiche sono state drastiche: l’International Council for the Exploration of the Sea (ICES) ha suggerito una riduzione delle catture pari al 70% per permettere alla specie di rigenerarsi. Tuttavia, le decisioni politiche non hanno seguito con rigore queste indicazioni. Gli accordi tra le nazioni del Regno Unito hanno infatti stabilito un taglio delle quote fermo al 48%, una misura ritenuta insufficiente per evitare il collasso della popolazione ittica.
Il nodo centrale della questione risiede nel superamento sistematico dei limiti biologici. Secondo i dati del WWF, dal 2010 a oggi le catture di sgombro nell’area dell’Atlantico nord-orientale hanno superato le raccomandazioni scientifiche di una media del 39%. Questa discrepanza è dovuta alla mancanza di un accordo globale tra i paesi costieri sulle quote di pesca, portando a una competizione che mette a rischio l’intero ecosistema marino.
Hugo Tagholm, direttore esecutivo di Oceana UK, ha ribadito che la responsabilità non può pesare solo sulle spalle dei consumatori. Sebbene le scelte d’acquisto siano importanti, sono i governi a dover imporre limiti coerenti. Con specie simbolo come il merluzzo e lo sgombro che si avvicinano a un punto di non ritorno, l’intervento della grande distribuzione diventa un segnale politico forte.
Per non penalizzare l’apporto nutrizionale dei clienti, Waitrose ha avviato una campagna per indirizzare il pubblico verso specie locali che godono di una salute migliore e hanno un impatto ambientale ridotto. Tra le alternative suggerite spiccano aringhe, ricche di omega-3 e pescate con metodi meno invasivi, sardine, una risorsa abbondante che richiede una gestione meno complessa e il branzino: proposto come opzione nutriente e controllata.
Marija Rompani, direttrice etica e sostenibilità della John Lewis Partnership (proprietaria di Waitrose), ha sottolineato che una produzione alimentare responsabile deve bilanciare le necessità umane con la tutela della natura. La decisione di sospendere le vendite rappresenta un tentativo di forzare la mano al mercato e alla politica, promuovendo una dieta ittica più diversificata e rispettosa dei ritmi biologici dell’oceano.



