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Home » Ambiente » Animali » Quanti animali muoiono per colpa delle superstizioni? Il report del WWF è devastante

Quanti animali muoiono per colpa delle superstizioni? Il report del WWF è devastante

Non sono solo il bracconaggio e i traffici criminali a decimare le specie selvatiche. Credenze popolari, pseudo-medicina e paure antiche uccidono migliaia di animali ogni anno, spesso nel silenzio più totale.
RedazioneDi Redazione3 Marzo 2026
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Un gufo bianco
Un gufo bianco (FreePik)
Il 3 marzo si celebra il World Wildlife Day, la Giornata Mondiale della Fauna Selvatica. Ma quest’anno, la fotografia che emerge dal report Crimini di Natura del WWF Italia lascia poco spazio alla celebrazione. Più di 4.000 specie animali e vegetali nel mondo sono vittime di traffici illegali, e dietro quei numeri si nasconde una realtà complessa, fatta non solo di criminalità organizzata, ma anche di ignoranza, superstizione e falsa scienza.
Secondo i dati raccolti dall’UNODC, il commercio illecito di fauna e flora è una delle attività criminali più redditizie al mondo, seconda solo al traffico di droga e armi. Coinvolge creature iconiche come pangolini, elefanti, rinoceronti, coccodrilli, pappagalli, e si estende fino alle orchidee selvatiche e ai legni pregiati. Un sistema che non si limita a svuotare le foreste, ma destabilizza ecosistemi interi, accelera la crisi climatica e alimenta reti criminali transnazionali.

L’Italia, pur essendo un Paese ricco di biodiversità, si conferma uno dei principali hotspot europei per i crimini contro la natura. Il territorio funge da corridoio per i traffici internazionali, mentre il bracconaggio minaccia in modo concreto lupi, cervi, rapaci e molte specie di uccelli migratori. Non mancano episodi estremi: nel 2025, le autorità hanno sequestrato uno scimpanzé detenuto illegalmente in Sicilia, segnale di quanto il traffico di fauna esotica sia radicato anche nel nostro Paese.

Accanto alle reti criminali, esiste un fronte meno visibile ma altrettanto letale: quello delle superstizioni. I pipistrelli, per esempio, vengono sterminati in molte aree del mondo perché associati a epidemie o a forze del male, nonostante il loro ruolo fondamentale nell’impollinazione e nel controllo degli insetti. I serpenti vengono uccisi indiscriminatamente, anche quando del tutto innocui. Gufi e civette, legati in alcune culture al presagio di morte o alla stregoneria, subiscono persecuzioni sistematiche. Durante le crisi sanitarie, la ricerca di un “nemico naturale” da incolpare accelera queste violenze, trasformando la disinformazione in una minaccia concreta per la biodiversità.

la testa di un serpente
la testa di un serpente (fonte: Unsplash)

Ogni specie eliminata per un mito infondato è una perdita che paghiamo tutti: in termini di equilibrio, clima e futuro.

Il caso dei pangolini è tra i più drammatici in assoluto. Considerati i mammiferi più trafficati al mondo, le loro squame vengono impiegate nella medicina tradizionale di alcune culture senza alcuna validazione clinica riconosciuta dalla comunità scientifica. Una storia analoga riguarda il corno di rinoceronte, usato come presunto rimedio contro febbre e tumori, e le ossa di tigre, ritenute un tonico per l’organismo. Questi mercati illegali violano apertamente le norme della CITES, la Convenzione internazionale che regola il commercio delle specie protette, e prosperano dove mancano controlli efficaci, istruzione accessibile e alternative sostenibili.

Combattere questi fenomeni non significa attaccare le tradizioni culturali, ma avviare un dialogo fondato sulle evidenze scientifiche. In Italia, realtà come il CICAP lavorano per smontare credenze infondate che possono avere conseguenze devastanti anche sulla fauna. L’educazione ambientale e il pensiero critico sono strumenti di prevenzione potenti quanto le leggi: dove cresce la consapevolezza, si riduce lo spazio per le paure irrazionali e per i mercati illegali che ne approfittano. Nel giorno dedicato alla fauna selvatica, il messaggio del WWF è chiaro: proteggere gli animali significa anche combattere l’ignoranza che li condanna.

 

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