La fast fashion produce ogni anno montagne di rifiuti tessili che sono praticamente impossibili da riciclare: l’85% dei capi finiti nella spazzatura è fatto di tessuti misti – cotone mischiato a poliestere – che le tecnologie attuali non riescono a separare, e il risultato è che finiscono bruciati o in discarica. Ma una ricerca lettone ha scoperto qualcosa di sorprendente: i funghi potrebbero essere la soluzione.
Stiamo parlando in particolare del micelio, ossia l’apparato vegetativo dei funghi, formato da una rete di filamenti che si sviluppa nel terreno: questo materiale è biodegradabile, isolante, impermeabile e persino antimicrobico. Alcune specie, come il Pleurotus pulmonarius, possono crescere direttamente sui rifiuti tessili macinati, trasformando quello che oggi è spazzatura in un materiale solido utilizzabile nell’edilizia. Il processo è quasi magico: il micelio “mangia” i tessuti di scarto e mentre cresce li lega insieme, creando pannelli che possono isolare pareti e tetti.
Il confronto con le altre tecnologie di riciclo è impietoso: il riciclo chimico usa sostanze tossiche e processi ad altissima pressione, con rischi per i lavoratori e costi energetici enormi. I materiali a base di funghi, invece, richiedono solo pochi passaggi: si prepara il substrato con i tessuti triturati, si pastorizza, si aggiungono le spore dei funghi, si attende che crescano e infine si disidrata il tutto.
Per produrre una t-shirt in micelio servono solo 12 litri d’acqua, contro i 2.500 necessari per una in cotone, e l’impatto ambientale è molto più basso dei materiali isolanti tradizionali. In più, questi biocompositi possono integrare fino al 70% di altri scarti agricoli, come erba tagliata o residui di potatura.

Ed ecco il salto concettuale più importante: trasformare i rifiuti tessili in materiali edili significa passare da un ciclo di vita di pochi mesi a oltre dieci anni: una maglietta fast fashion, invece di marcire in discarica dopo una stagione, potrebbe proteggere una casa dal freddo per un decennio. È un modo concreto di “congelare” le risorse in cicli di utilizzo lunghi.
Mentre i ricercatori lavorano sui materiali da costruzione, l’industria della moda ha già capito il potenziale del micelio: Adidas, Stella McCartney, Lululemon e il gruppo Kering hanno investito in Bolt Threads, startup che ha creato Mylo, un materiale simile alla pelle. La crescita del micelio richiede solo due settimane, con un’impronta di carbonio e un consumo d’acqua molto inferiori rispetto alla pelle animale.
E c’è di più: alcuni esperimenti hanno dimostrato che i “funghi affamati” possono anche smaltire i tessuti, mangiando meglio le fibre organiche come cotone e canapa e funzionando di fatto come una specie di compost accelerato per i vestiti.
Va detto comunque che questa tecnologia è ancora giovane e servono investimenti per renderla competitiva su scala industriale: gli studiosi sottolineano che la ricerca sul riciclo dei tessuti misti è ancora troppo scarsa, nonostante questi rappresentino la maggior parte dei rifiuti tessili europei.
Dal 2025 è scattato l’obbligo di raccolta differenziata dei tessili in Europa: le montagne di vestiti dismessi continueranno a crescere, ma se riuscissimo a trasformarle in materiali utili grazie ai funghi, quello che oggi è un disastro ambientale potrebbe diventare la base di un’economia davvero circolare. I funghi, insomma, si candidano a essere gli alchimisti del futuro: trasformano spazzatura in oro. O meglio, in case più calde e sostenibili.



