Oggi, il presidente russo Vladimir Putin ha scelto di usare un linguaggio tutt’altro che diplomatico per descrivere i capi di Stato europei. Durante una riunione con i vertici del Ministero della Difesa a Mosca, Putin ha definito i leader dell’Unione Europea dei «maialini» (o “porcellini”, a seconda della traduzione dal russo), accusandoli di non avere una propria volontà politica. Secondo il capo del Cremlino, i governi europei si sarebbero accodati ciecamente alle decisioni dell’amministrazione di Joe Biden, sperando di trarre profitto da un rapido crollo della Russia che, però, non è avvenuto.
L’uso di questo termine non è casuale: Putin vuole far passare l’immagine di un’Europa debole e servile, che corre dietro agli Stati Uniti senza considerare i propri interessi nazionali. Nel suo discorso, ha sottolineato che i leader attuali credevano di poter distruggere l’economia russa in poco tempo, ma si sono ritrovati “impantanati”. Il presidente ha poi aggiunto che un dialogo con le attuali élite politiche europee è quasi impossibile, auspicando un cambiamento radicale nei governi dei Paesi UE per poter tornare a negoziare.
Oltre agli insulti, il discorso di Putin ha toccato punti molto più oscuri. Ha ribadito che la Russia è pronta a riprendersi quelli che definisce i suoi «territori storici» con la forza militare se l’Occidente non accetterà trattative concrete alle sue condizioni. Per dare peso alle sue parole, ha citato l’importanza dell’arsenale nucleare come garanzia di equilibrio mondiale. Nel frattempo, i media russi hanno rincarato la dose con toni minacciosi, diffondendo stime sui tempi necessari ai missili russi per colpire capitali come Varsavia o Bruxelles (rispettivamente 11 e 17 minuti).
Le reazioni non si sono fatte attendere. La Premier italiana Giorgia Meloni, parlando alla Camera, ha definito le pretese di Mosca “irragionevoli” e ha confermato che l’Italia continuerà a sostenere Kiev, pur ribadendo che non invierà soldati sul campo. Anche Ursula von der Leyen ha avvertito che nel mirino di Putin non c’è solo l’Ucraina, ma l’intero sistema di valori europeo. Questa escalation verbale arriva proprio alla vigilia del Consiglio Europeo, dove i leader dovranno decidere come utilizzare i fondi russi congelati per aiutare la difesa ucraina: una mossa che Putin sta cercando di fermare con ogni mezzo, inclusa la provocazione pura.
Le parole di Putin arrivano a qualche giorno di distanza da quelle dell’omologo americano Donald Trump che aveva definito l’Europa un «continente decadente» guidato da leader incapaci e deboli. Il fuoco incrociato sul Vecchio Continente, prosegue.
