Robert Carradine è morto all’età di 71 anni. La notizia, diffusa dai familiari attraverso i media americani, ha confermato che l’uomo si è tolto la vita e che soffriva di disturbo bipolare. La scelta della famiglia di rendere note le cause del decesso non è casuale, ma dettata dal preciso intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della salute mentale. Per quasi due decenni, Carradine ha convissuto con una patologia complessa che ha influenzato profondamente la sua esistenza. “Non c’è vergogna in questo”, ha dichiarato il fratello maggiore Keith, anch’egli celebre attore.
“Siamo addolorati per la perdita di questa splendida anima e vogliamo rendere omaggio alla coraggiosa lotta di Bobby contro la sua battaglia quasi ventennale contro il disturbo bipolare. Speriamo che il suo percorso possa illuminare e incoraggiare ad affrontare lo stigma associato alla malattia mentale. In questo momento chiediamo la privacy necessaria per elaborare il lutto per questa insondabile perdita. Con gratitudine per la vostra comprensione e compassione“.
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Le cronache degli anni passati avevano già evidenziato periodi di fragilità per l’attore, spesso acuiti da traumi personali mai del tutto superati. Tra questi, spicca la morte del fratello David Carradine, avvenuta nel 2009, un evento che avrebbe segnato profondamente l’equilibrio psicologico di Robert, rendendo la sua gestione del disturbo ancora più difficile.
Nato nel 1954 in una dinastia di grandi interpreti, Robert mosse i primi passi nel cinema con giganti del calibro di John Wayne nel film I cowboys (1972). La sua versatilità lo portò a collaborare con registi come Martin Scorsese in Mean Streets e a partecipare a opere pluripremiate come Tornando a casa.
Tuttavia, sono due i ruoli che lo hanno reso celebre, quello di Lewis Skolnick, il protagonista della saga cult La rivincita dei nerds (1984), un film che ha cambiato la percezione sociale degli “emarginati”, diventando a suo modo un manifesto generazionale; e quello di Sam McGuire, il padre comprensivo, dolce e un po’ goffo di Hilary Duff nella serie Lizzie McGuire. Grazie a questo ruolo, Carradine è entrato nelle case di milioni di adolescenti nei primi anni 2000, diventando per molti il volto rassicurante della figura paterna televisiva.
Nonostante le ombre della malattia, chi lo conosceva lo ricorda come una persona radiosa e generosa. I suoi cari hanno voluto celebrarlo non solo per i suoi successi professionali, ma per il coraggio dimostrato nel fronteggiare quotidianamente il disturbo bipolare.
