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Home » Attualità » Affitti bloccati, bus gratis e panico tra i ricchi: la rivoluzione gentile di Zohran Mamdani

Affitti bloccati, bus gratis e panico tra i ricchi: la rivoluzione gentile di Zohran Mamdani

Con il suo programma radicale, il 34enne Zohran Mamdani è il favorito per diventare il nuovo sindaco di New York. Ecco perché.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene3 Novembre 2025
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Zohran Mamdani spiega il suo programma al Daily Show di Jon Stewart
Zohran Mamdani spiega il suo programma al Daily Show di Jon Stewart (fonte: screenshot da YouTube The Daily Show)

La giornata di domani potrebbe essere storica per la città di New York, prossima alle elezioni. Alle urne si presenta un candidato che fino a pochi mesi fa era praticamente sconosciuto, ma che ora secondo i sondaggi è in netto vantaggio per diventare il nuovo sindaco della città più grande d’America: Zohran Mamdani, 34 anni, è diventato il simbolo di una sinistra democratica che vuole ripartire dal basso dopo la disfatta nazionale contro Donald Trump.

Se vincesse, Mamdani entrerebbe nella storia come il sindaco più giovane di New York dell’ultimo secolo, il primo musulmano e il primo di origini sud-asiatiche a guidare una metropoli con un bilancio da 116 miliardi di dollari e un’influenza globale. Ma ciò che lo rende davvero diverso è il suo programma: affitti bloccati per un milione di appartamenti, autobus pubblici gratuiti per tutti i cittadini, asili nido accessibili ovunque, supermercati gestiti dal Comune per abbassare i prezzi dei generi alimentari.

L’ultimo sondaggio della Quinnipiac University lo dà al 43%, dieci punti avanti sul suo principale rivale Andrew Cuomo, l’ex governatore dello Stato di New York dimessosi nel 2021 dopo accuse di molestie sessuali e ora candidato indipendente. Altri rilevamenti di fine ottobre della Marist University e di Beacon Research lo proiettano addirittura a più 16 punti. Al candidato repubblicano Curtis Sliwa restano le briciole, tra il 14% e il 16%. Eppure un mese fa Mamdani era dato addirittura a più 20 punti, e il margine di indecisi resta significativo.

Il messaggio di Mamdani è chiaro e martellante: New York è diventata invivibile per chi lavora. Il costo della vita è insostenibile, gli affitti sono alle stelle, i trasporti costano troppo, mandare i figli all’asilo è un lusso. Le sue proposte per cambiare le cose hanno un prezzo: sette miliardi di dollari, stimano gli esperti. Ma il candidato democratico risponde che il budget della città vale 116 miliardi, dunque lo spazio c’è. Basta tassare chi può permetterselo: grandi aziende e cittadini che guadagnano oltre un milione di dollari all’anno.

Quando camminava per l’Upper East Side durante la campagna elettorale, Mamdani veniva fermato in continuazione: giovani donne che gli dicevano di seguirlo su Instagram, ragazzi che chiedevano selfie, persino un tassista che gli gridava dal finestrino “Siamo con te”. La sua capacità di raggiungere elettori disillusi attraverso video virali, podcast e collaborazioni con content creator ha fatto la differenza in un momento in cui la fiducia nel Partito Democratico è ai minimi storici tra i suoi stessi membri.

Ma non tutti sono entusiasti: per Wall Street e il mondo degli affari newyorchese, Mamdani rappresenta una minaccia. All’indomani della sua vittoria alle primarie, alcuni leader finanziari hanno minacciato di lasciare la città, e il tono è cambiato solo dopo che il candidato ha aumentato gli incontri con i suoi detrattori più critici. A metà ottobre, il designer di gioielli Alexis Bittar lo ha invitato nella sua casa di Brooklyn insieme a 40 leader del mondo degli affari: amministratori delegati, imprenditori della moda e della finanza, più della metà ebrei, tutti scettici o contrari alla sua candidatura. Il giudizio dopo l’incontro è stato sorprendentemente positivo.

Every politician says New York is the greatest city in the world. But what good is that if no one can afford to live here?

I’m running for Mayor to lower the cost of living for working class New Yorkers.

Join the fight. https://t.co/ooNzX0rccz pic.twitter.com/xqKTHNNWRO

— Zohran Kwame Mamdani (@ZohranKMamdani) October 23, 2024

Donald Trump ha definito Mamdani un “comunista puro” e ha minacciato di tagliare i fondi federali a New York se vincesse. Il candidato democratico respinge l’accusa e in un’intervista televisiva ha scherzato sul fatto di essere “un po’ come un politico scandinavo, solo più scuro di pelle”. Si descrive come socialista democratico, un’etichetta che per lui significa dare voce ai lavoratori anziché alle corporation.

La questione israelo-palestinese lo ha messo sotto pressione: attivista storico del movimento BDS che chiede boicottaggio e sanzioni contro Israele, Mamdani nei mesi scorsi ha difeso pubblicamente lo slogan “globalizzare l’intifada”, interpretato da molti ebrei come un invito alla violenza. Dopo le polemiche ha preso parzialmente le distanze, dichiarando che essere definito antisemita “mi fa soffrire” pur restando critico nei confronti di Israele.

Mamdani ha anche cambiato posizione su altri temi sensibili. Nel 2020, dopo l’omicidio di George Floyd, aveva chiesto di definanziare la polizia e aveva definito il dipartimento di polizia di New York “razzista”. Da allora si è scusato e ha dichiarato di non sostenere più quelle posizioni. Per i suoi critici si tratta di pragmatismo elettorale, per i sostenitori di capacità di ascolto.

Il suo piano economico prevede un aumento delle tasse che secondo le sue stime porterebbe nelle casse comunali 9 miliardi di dollari, anche se think tank come il libertario Cato Institute sostengono che i conti non tornino. Per implementare nuove tasse Mamdani avrebbe comunque bisogno dell’approvazione della legislatura statale e della governatrice Kathy Hochul. Lei lo ha sostenuto pubblicamente, ma si è detta contraria ad aumenti dell’imposta sul reddito, pur volendo collaborare sull’assistenza universale all’infanzia, la voce più costosa del programma con 5 miliardi di dollari.

Tra chi ha dichiarato di non volerlo, i dubbi principali riguardano proprio la sostenibilità economica del programma e la totale mancanza di esperienza esecutiva. Durante l’ultimo dibattito televisivo, il repubblicano Sliwa lo ha attaccato con sarcasmo: “Zohran, il tuo curriculum starebbe su un tovagliolo da cocktail”. Ma il giovane candidato risponde che è proprio il momento di provare qualcosa di radicalmente diverso: “Per difendere la democrazia non basta opporsi a un’amministrazione autoritaria. Bisogna assicurarsi che quella democrazia possa rispondere ai bisogni materiali delle persone che lavorano. È qualcosa in cui abbiamo fallito a New York”.

I seggi resteranno aperti dalle 6 del mattino e alle 21, ora locale, anche se molti newyorchesi hanno già votato in anticipo. Se Mamdani dovesse vincere, rappresenterebbe un terremoto politico che va ben oltre New York, dimostrando che una sinistra radicale ma concreta può conquistare il cuore economico e simbolico dell’America. Se dovesse perdere, rimarrebbe comunque il segnale di un’intera generazione che chiede risposte nuove a problemi vecchi.

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