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Home » Attualità » Al Board of Peace foto di gruppo con “Gloria” di Umberto Tozzi, Trump: “Abbiamo buona musica”

Al Board of Peace foto di gruppo con “Gloria” di Umberto Tozzi, Trump: “Abbiamo buona musica”

Al Board of Peace di Washington, Trump entra per la foto di gruppo sulle note di "Gloria" di Umberto Tozzi. Poi "November Rain" dei Guns N' Roses. Ecco cosa è successo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino19 Febbraio 2026Aggiornato:19 Febbraio 2026
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Board of Peace
Board of Peace (fonte: YouTube)

C’è un dettaglio inaspettato che ha catturato l’attenzione del mondo durante la prima riunione storica del Board of Peace a Washington: l’arrivo di Donald Trump nella sala del vertice non è stato accompagnato da una marcia presidenziale o da un inno solenne, ma dalle note di “Gloria”, la celebre canzone di Umberto Tozzi, nella versione in inglese incisa nel 1982 dalla cantante americana Laura Branigan. Subito dopo, la sala ha risuonato di un altro classico rock: “November Rain” dei Guns N’ Roses, il lungo e malinconico brano del 1991, quasi un contrasto emotivo rispetto all’occasione formale del summit.

Una volta raggiunto il palco, il presidente degli Stati Uniti si è messo in posa con il gruppo e ha rotto il ghiaccio con una battuta rivolta ai presenti: “Mi sa che dobbiamo sorridere, perché ci sia un buon accordo. Piace a tutti la musica? È buona musica”. Al suo fianco il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff e la chief of staff della Casa Bianca Susie Wiles, insieme al genero Jared Kushner.

 

Il Board of Peace è l’organismo internazionale voluto dalla Casa Bianca per gestire la ricostruzione e la stabilizzazione della Striscia di Gaza nel periodo post-conflitto. La sua prima riunione formale si è tenuta il 19 febbraio 2026 presso il Donald J. Trump Institute for Peace, già United States Institute of Peace, ribattezzato in onore dell’attuale presidente, a Washington D.C.

L’organizzazione è prevista al punto nove del Piano in 20 punti dell’amministrazione americana per risolvere il conflitto a Gaza, accordo approvato con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 17 novembre 2025, con 13 voti favorevoli e le astensioni di Russia e Cina. La sua carta costitutiva è stata ratificata al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2026.

Alla prima riunione hanno partecipato rappresentanti di oltre 40 Paesi e organizzazioni internazionali, tra membri fondatori, osservatori e ospiti. Per l’Italia era presente, come osservatore, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, su delega della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’Unione Europea era rappresentata dalla Commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica.

L’agenda della giornata era tutt’altro che leggera. I Paesi membri si sono impegnati a stanziare complessivamente oltre sette miliardi di dollari per gli sforzi umanitari e di ricostruzione, a cui gli Stati Uniti aggiungeranno altri 10 miliardi. Gli Emirati Arabi Uniti hanno confermato un contributo di 1,2 miliardi, mentre il Qatar si è impegnato per un miliardo.

Per accedere come membro permanente del Consiglio esecutivo è richiesta una quota minima di un miliardo di dollari, un aspetto che ha alimentato le critiche di chi ha definito il Board una sorta di “Consiglio di Sicurezza a pagamento” o una “ONU privata” di Trump.

Sul fronte della sicurezza, il generale americano Jasper Jeffers — comandante della futura Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), ha annunciato i Paesi che hanno offerto contingenti: Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania. Il Guardian ha inoltre riportato l’esistenza di documenti che prevederebbero la costruzione di una base militare nel sud di Gaza, in grado di ospitare fino a 5.000 unità, su una superficie di oltre 1,4 chilometri quadrati. Nel suo discorso di apertura, Trump ha usato toni ambiziosi. “Non c’è nulla di più importante e nulla di meno costoso della pace. Quando si va in guerra, costa cento volte di più”, ha dichiarato. Riguardo al futuro del Board, ha affermato che l’organismo sarà una sorta di “sorvegliante” delle Nazioni Unite, pronto anche a intervenire finanziariamente qualora l’ONU ne avesse bisogno.

Sullo sfondo restano le tensioni irrisolte: Hamas non ha ancora dato segnali chiari sulla disponibilità al disarmo completo, e il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è detto contrario alla ricostruzione di Gaza prima che la Striscia venga smilitarizzata. Nel frattempo, fuori dall’edificio del vertice, un gruppo di manifestanti pro-Palestina ha protestato contro il summit con cartelli dal contenuto inequivocabile.

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