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Home » Attualità » Barack Obama risponde a Trump e rompe il silenzio dopo la pubblicazione del video razzista: “Show da pagliaccio”

Barack Obama risponde a Trump e rompe il silenzio dopo la pubblicazione del video razzista: “Show da pagliaccio”

Obama critica Trump per il video con i volti degli Obama su corpi di scimmie: comportamento da "clown show" sui social media.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino15 Febbraio 2026
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Barack Obama
Barack Obama (fonte: YouTube)

L’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha finalmente rotto il silenzio sulla controversia che ha scosso la politica americana all’inizio di febbraio 2026. In un’intervista rilasciata a Brian Tyler Cohen, Obama ha definito “clown show” (letteralmente “spettacolo da pagliaccio”) il comportamento sui social media di Donald Trump, attuale presidente in carica al suo secondo mandato.

La polemica è esplosa quando Trump ha condiviso sul suo account di Truth Social, il social network da lui co-fondato nel 2022 dopo essere stato temporaneamente bandito da altre piattaforme, un video che mostrava i volti di Barack Obama e di sua moglie Michelle Obama sovrapposti digitalmente a corpi di scimmie. La coppia Obama è stata la prima a raggiungere la Casa Bianca nella storia degli Stati Uniti: Barack è stato il primo presidente afroamericano del paese (44° presidente, in carica dal 2009 al 2017), mentre Michelle è stata la prima First Lady nera.

Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 2026, alle 23:44 ora della costa Est americana, Trump ha pubblicato sul suo profilo Truth Social (che conta circa 11,7 milioni di follower) un video di poco più di un minuto. Per quasi tutta la sua durata, il filmato promuoveva false teorie complottiste secondo cui le elezioni presidenziali del 2020 sarebbero state manipolate attraverso brogli elettorali e manomissioni delle macchine per il voto.

Ma negli ultimi due secondi del video, appariva improvvisamente un’immagine shock: i volti sorridenti di Barack e Michelle Obama erano stati montati digitalmente su corpi di primati, accompagnati dalla canzone degli anni ’60 “The Lion Sleeps Tonight”. Questa rappresentazione richiama uno dei più vecchi e offensivi stereotipi razzisti della storia americana, quello che paragona le persone di colore alle scimmie, usato per secoli per giustificare schiavitù, linciaggi e leggi discriminatorie.

L’immagine proveniva da un video più lungo circolato nell’ottobre 2025, creato da un utente conservatore sui social, che mostrava Trump come “Re della Giungla” (con il volto sul corpo di un leone) e vari leader democratici rappresentati come animali della savana che si inchinano davanti a lui.

Il video sugli Obama
Il video sugli Obama (fonte; YouTube/ANSA))

Quando la mattina del 6 febbraio sono esplose le prime critiche, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha inizialmente difeso il video. Ha dichiarato che si trattava semplicemente di un “meme di internet” ispirato al film Disney “Il Re Leone”, invitando tutti a smettere con quella che ha definito “finta indignazione” e a concentrarsi su temi davvero importanti per il pubblico americano.

Tuttavia, verso mezzogiorno dello stesso giorno, dopo un’ondata di condanne bipartisan (cioè sia da parte democratica che repubblicana), il video è stato rimosso. Un funzionario della Casa Bianca ha attribuito la pubblicazione a un errore di uno staffer, uno dei collaboratori del presidente, affermando che il post era stato fatto “per sbaglio”.

Particolarmente significative sono state le critiche provenienti dal partito stesso di Trump, quello repubblicano. Tim Scott, unico senatore afroamericano repubblicano al Senato, ha scritto sui social: “Prego che sia falso perché è la cosa più razzista che abbia mai visto uscire da questa Casa Bianca”. Anche Roger Wicker, senatore del Mississippi (lo stato con la più alta percentuale di residenti afroamericani), ha definito il post “totalmente inaccettabile” e ha chiesto scuse pubbliche.

Altri esponenti repubblicani come Mike Lawler e Nick LaLota, rappresentanti di New York in situazioni elettorali delicate, hanno pubblicamente invitato Trump a rimuovere il video e a scusarsi. Persino Mark Burns, un pastore e alleato storico di Trump che gli ha fatto da consigliere spirituale informale, ha raccomandato al presidente di licenziare immediatamente lo staffer responsabile.

Venerdì sera, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One (l’aereo presidenziale), Trump ha però respinto ogni richiesta di scuse. “No, non ho fatto un errore”, ha dichiarato, sostenendo di aver visto solo l’inizio del video e di non aver notato la parte finale con le immagini degli Obama. Ha aggiunto che “naturalmente” condanna le parti razziste del video, ma ha ribadito che nessun membro dello staff è stato licenziato per l’accaduto.

Trump ha anche sostenuto che il video riguardava principalmente le “frodi elettorali” e che la parte contestata era solo “un piccolo pezzo” di un filmato più lungo che circolava già da tempo su internet.

Nell’intervista con Brian Tyler Cohen, Obama ha scelto di non concentrarsi specificamente sul video, ma di inquadrare l’episodio in un contesto più ampio. Ha parlato della perdita di “decoro”, “cortesia” e “rispetto per la carica” che caratterizza l’attuale clima politico sui social media e in televisione.

“Prima di tutto, penso sia importante riconoscere che la maggioranza del popolo americano trova questo comportamento profondamente preoccupante”, ha dichiarato Obama. “È vero che attira attenzione. È vero che è una distrazione. Ma mentre io viaggio per il paese, e voi viaggiate per il paese, incontrate persone che credono ancora nella decenza, nella cortesia, nella gentilezza.”

L’ex presidente ha poi aggiunto: “E c’è questo tipo di spettacolo da pagliaccio che sta accadendo sui social media e in televisione, e quello che è vero è che non sembra esserci più alcuna vergogna per questo tra persone che un tempo sentivano di dover avere una sorta di decoro e un senso di proprietà e rispetto per la carica. Quindi, questo è andato perso.”

Obama ha anche fatto riferimento a Renée Good e Alex Pretti, probabilmente altri episodi di retorica controversa, sottolineando come questo pattern di comportamento sia diventato sistematico.

Non è la prima volta che Trump usa linguaggio o immagini considerate razziste. Durante la campagna elettorale del 2024, aveva affermato che gli immigrati stavano “avvelenando il sangue del nostro paese”, una retorica simile a quella usata da Adolf Hitler per disumanizzare gli ebrei nella Germania nazista.

Nel suo primo mandato presidenziale (2017-2021), Trump aveva definito alcuni paesi in via di sviluppo a maggioranza nera come “paesi di me**a”, un insulto che inizialmente aveva negato ma che nel dicembre 2025 ha ammesso di aver effettivamente usato.

Inoltre, quando Obama era alla Casa Bianca, Trump aveva ripetutamente promosso la falsa teoria secondo cui il 44° presidente fosse nato in Kenya e non alle Hawaii (dove è effettivamente nato), sostenendo che quindi non sarebbe stato costituzionalmente idoneo a ricoprire la carica. Questa campagna, nota come “birther conspiracy”, è stata uno dei primi trampolini di lancio politici di Trump tra gli elettori conservatori.

Il presidente della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People, la più antica e importante organizzazione per i diritti civili degli afroamericani) Derrick Johnson ha definito il video di Trump “palesemente razzista, disgustoso e assolutamente spregevole”.

Anche politici democratici hanno espresso condanna durissima. Il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries, unico leader di partito afroamericano al Congresso, ha usato parole molto forti su Instagram contro quello che ha definito il “comportamento vile, razzista e maligno” di Trump. Il governatore della California Gavin Newsom, potenziale candidato democratico alle presidenziali del 2028, ha invitato tutti i repubblicani a denunciare pubblicamente il comportamento del presidente.

Inizialmente, una portavoce della Fondazione Obama aveva dichiarato che l’ex presidente “non aveva commenti” da fare. Né Barack né Michelle Obama avevano affrontato direttamente il post di Trump sui propri account social. La risposta di Obama è arrivata solo successivamente, nell’intervista con Cohen, e ha scelto di non concentrarsi sul singolo episodio ma sul clima generale.

Vale la pena notare che Michelle Obama non aveva partecipato né all’inaugurazione del secondo mandato di Trump né al funerale dell’ex presidente Jimmy Carter, entrambi avvenuti nel gennaio 2025, anche se non ha mai citato pubblicamente Trump come motivo della sua assenza.

L’episodio è particolarmente grave perché si è verificato durante la prima settimana di febbraio, mese che negli Stati Uniti è dedicato alla celebrazione della Black History Month (Mese della Storia Nera), un periodo in cui si onorano i contributi e i successi degli afroamericani nella storia del paese. La presidenza di Barack Obama rappresenta proprio uno di questi traguardi storici fondamentali.

La vicenda sottolinea le profonde tensioni razziali che continuano a caratterizzare la politica americana e solleva interrogativi sul livello di civiltà e rispetto che ci si aspetta da chi ricopre la massima carica del paese.

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