Un cuore meccanico potrebbe salvare la vita di Tommaso, questo il nome del bambino di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli in condizioni gravissime dopo un trapianto fallito. La proposta arriva dall’ospedale Niguarda di Milano: un cuore artificiale che potrebbe sostituire temporaneamente l’organo danneggiato e dare al piccolo il tempo di aspettare un nuovo trapianto compatibile.
Giovanni Gravili, fondatore dell’associazione “Nodi d’Amore”, ha messo in contatto la famiglia napoletana con uno specialista del Niguarda, esperto di cuori meccanici per pazienti adulti. L’ospedale milanese ha confermato di avere le competenze tecniche per effettuare l’intervento, ma c’è un problema: questa procedura viene normalmente eseguita su adulti, non su bambini così piccoli. I medici stanno valutando se sia possibile adattarla al corpicino di Tommaso.
Il cuore artificiale funzionerebbe come un ponte: sostituirebbe temporaneamente l’organo non funzionante, permettendo al bambino di resistere mentre si cerca un cuore compatibile in tutta Europa. Tommaso è attualmente primo nella lista per il suo gruppo sanguigno tra i minori in attesa di trapianto in Italia.

Come si è arrivati a questo punto? Il bambino di Nola, che soffriva dalla nascita di una grave malformazione cardiaca (cardiomiopatia), aveva ricevuto un trapianto la vigilia di Natale, il 23 dicembre 2025. L’organo proveniva da Bolzano, donato dai genitori di un bambino di quattro anni tragicamente scomparso in Val Venosta.
Ma qualcosa è andato storto durante il trasporto. Il cuore è arrivato danneggiato a Napoli: secondo le ricostruzioni degli investigatori, sarebbe stato conservato con ghiaccio secco anziché con il ghiaccio normale previsto dalle procedure. Questo errore ha causato uno shock termico che ha reso l’organo inutilizzabile, come se fosse stato “bruciato”.
Nonostante il cuore fosse danneggiato, i chirurghi hanno comunque proceduto con il trapianto: avevano già rimosso l’organo malato del bambino e non potevano più tornare indietro. La famiglia ha scoperto questa drammatica verità solo un mese e mezzo dopo, leggendo la notizia sui giornali.
Il caso è ora al centro di una battaglia medica e legale. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, consultato dalla famiglia per un secondo parere, ha dichiarato che il bambino non è più in condizioni cliniche tali da poter ricevere un altro trapianto. Il Monaldi di Napoli, invece, sostiene l’opposto: secondo il medico che ha operato il piccolo, Tommaso è ancora trapiantabile e resta nella lista d’attesa europea.
La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per lesioni colpose gravissime e ha iscritto sei operatori sanitari nel registro degli indagati: si tratta dei componenti dell’équipe che ha effettuato l’espianto a Bolzano e il trapianto a Napoli. Anche il ministero della Salute ha inviato degli ispettori per verificare se i protocolli sanitari siano stati rispettati.
In via cautelativa, l’ospedale Monaldi ha sospeso dall’attività trapiantologica i medici coinvolti e ha temporaneamente bloccato l’inserimento di nuovi pazienti pediatrici nella lista trapianti. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha definito l’accaduto “inaccettabile”, precisando però che la rete trapianti italiana “rimane un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale”.
Tommaso è attualmente primo nella lista per il suo gruppo sanguigno tra i bambini in attesa di trapianto in Italia, e si sta cercando un cuore compatibile in tutta Europa. La sua mamma ha lanciato un appello: “È un guerriero, il cuore deve arrivare”. Ma ora la corsa è contro il tempo, tra speranze mediche contrastanti e una vicenda che ha scosso profondamente il sistema sanitario italiano.
