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Home » Attualità » Capacità di intendere e di volere: come la legge valuta la mente di chi commette un reato

Capacità di intendere e di volere: come la legge valuta la mente di chi commette un reato

Come si decide se un imputato è "pazzo" o lucido? Ecco come funzionano le perizie psichiatriche in Italia e quanto incidono sulle condanne.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino26 Gennaio 2026
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sagoma di donna
sagoma di donna aggredita (fonte: FreePik)

Nel sistema penale italiano, la responsabilità dipende da un concetto cardine: l’imputabilità. Per essere condannata, una persona deve essere capace di intendere (capire il valore sociale e morale delle proprie azioni) e di volere (controllare i propri impulsi). Se queste capacità mancano o sono ridotte al momento specifico in cui è stato commesso il reato, la legge prevede percorsi diversi dal carcere comune.

Quando un giudice o un avvocato sospettano che l’imputato non fosse lucido nel momento del fatto, nominano dei periti: psichiatri o psicologi forensi specializzati. Questi esperti non si limitano a un colloquio, ma effettuano un’analisi clinica e investigativa approfondita con test della personalità, esami neurologici e colloqui clinici strutturati.

Si valuta il comportamento prima, durante e dopo il reato. Ad esempio, nascondere le tracce o pianificare l’azione (come nel caso di Chiara Petrolini) sono spesso considerati segni di una volontà lucida e organizzata. Deve esserci poi un legame diretto tra l’eventuale disturbo mentale e il reato specifico: essere depressi, ad esempio, non significa automaticamente non essere imputabili per qualsiasi crimine commesso.

Chiara Petrolini
Chiara Petrolini fuori dall’aula (fonte: La Stampa)

Il Codice Penale (articoli 88 e 89) distingue due situazioni fondamentali. Si parla di vizio totale di mente quando l’infermità è tale da escludere completamente la capacità di intendere o di volere. In questo caso l’imputato è prosciolto: non va in carcere, ma se viene ritenuto socialmente pericoloso attraverso una specifica valutazione prognostica, può essere affidato a una REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Le REMS hanno sostituito dal 2015 i vecchi Ospedali Psichiatrici Giudiziari, rappresentando un approccio più terapeutico che custodiale.

C’è poi il vizio parziale di mente: se la capacità era “grandemente scemata” ma non del tutto assente, la persona rimane imputabile ma la pena è obbligatoriamente ridotta. Il giudice può applicare una riduzione fino a un terzo, valutando caso per caso l’entità dello sconto. Anche in questa situazione, se viene accertata una pericolosità sociale, possono essere applicate misure di sicurezza dopo aver scontato la pena.

L’infermità mentale è uno degli strumenti più forti per ridurre una condanna. Ad esempio, in un caso da ergastolo, il vizio parziale può portare la pena a circa 20-22 anni, che con altri sconti processuali (come il rito abbreviato) può scendere ulteriormente.

Tuttavia, le valutazioni oggi sono molto rigorose: non basta un momento di confusione o un forte stress emotivo (i cosiddetti stati emotivi e passionali) per ottenere lo sconto. L’articolo 90 del Codice Penale stabilisce infatti che questi stati d’animo non escludono mai l’imputabilità, nemmeno la riducono.

Nel caso di Chiara Petrolini, i periti hanno valutato che la condotta della ragazza, la segretezza della gravidanza, la gestione dei parti e l’occultamento dei corpi, indicasse una capacità di organizzazione incompatibile con un totale distacco dalla realtà. Per la legge italiana, chi sceglie razionalmente di nascondere un fatto dimostra di averne compreso la gravità e le conseguenze. La valutazione si è concentrata esclusivamente sul suo stato mentale nei momenti in cui ha commesso i reati, non sulla sua condizione psicologica attuale.

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