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Home » Attualità » “L’unico errore? Aver scelto l’Italia”: Romina Power difende la famiglia nel bosco, i giudici chiariscono

“L’unico errore? Aver scelto l’Italia”: Romina Power difende la famiglia nel bosco, i giudici chiariscono

Romina Power difende la famiglia nel bosco. Lei chiede l'intervento di Meloni e Mattarella, ma i giudici non ci stanno: nessun pregiudizio.
RedazioneDi Redazione9 Marzo 2026
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Post Romina Power
Post Romina Power (@rominaspower)
Fino a qualche giorno fa aveva preferito tacere. Poi Romina Power ha deciso di rompere il silenzio su una delle storie che più ha diviso l’opinione pubblica italiana negli ultimi mesi: quella della cosiddetta “famiglia nel bosco”, la coppia australiana Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, che aveva scelto di crescere i propri tre figli in un casolare isolato tra i boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, lontano dalle comodità della vita moderna.La cantante, che vive da anni nel Salento, ha poi affondato il colpo: “L’unico sbaglio che hanno fatto è aver scelto l’Italia per vivere. Se avessero scelto un altro Paese, tipo Grecia, Portogallo, Spagna… questo non sarebbe successo. Ma come sta cambiando l’Italia. Che tristezza“. Ha quindi lanciato un appello diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché possa intervenire a tutela della famiglia, taggando nel post anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.In un secondo messaggio, Romina ha pubblicato uno scatto d’epoca insieme all’ex marito e ai loro quattro figli,  Ylenia, Romina, Cristèl e Yari, sorridenti su un prato, con una didascalia secca: “L’altra famiglia nel bosco”.

 

 

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Un post condiviso da Romina Power (@rominaspower)

Per capire perché la vicenda ha assunto proporzioni nazionali, vale la pena ripercorrerne le tappe principali.

Nathan Trevallion e Catherine Birmingham si trasferiscono nel 2021 con i tre figli nel casolare di Palmoli. L’abitazione è priva di acqua corrente, elettricità e riscaldamento. I bambini non frequentano la scuola tradizionale, seguendo una filosofia di “unschooling”.

A settembre del 2024, l’intera famiglia viene ricoverata in ospedale per un grave avvelenamento da funghi tossici raccolti dal padre. È questo episodio a portare la vicenda all’attenzione dei servizi sociali. Lo scorso novembre, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila sospende la responsabilità genitoriale e colloca i tre bambini, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, in una casa famiglia a Vasto, insieme alla madre. Pochi giorni fa, un nuovo provvedimento del Tribunale dispone l’allontanamento di Catherine dalla struttura di Vasto e il trasferimento dei bambini in una nuova comunità, senza la madre. Sul caso vengono avviati accertamenti da parte degli ispettori del Ministero della Giustizia.

Secondo le relazioni degli educatori della casa famiglia, Catherine si sarebbe mostrata spesso ostile verso il personale, screditandolo davanti ai figli e rifiutando le regole della struttura. La donna respinge questa ricostruzione e si difende: “Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora comincio a difendere i miei bambini“.

La coppia ha rilasciato un’intervista al programma tv 60 Minutes, trasmesso su Nine Network, in cui ha annunciato l’intenzione di lasciare l’Italia. Inizialmente i coniugi avrebbero chiesto al governo australiano di Anthony Albanese di intervenire per aiutarli a rimpatriare, ma poi Catherine ha dichiarato che il loro futuro sarà da qualche parte in Europa.

La Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni ha scritto al Tribunale chiedendo di sospendere il trasferimento dei bambini e di effettuare ulteriori approfondimenti medici indipendenti. I legali della famiglia hanno annunciato un nuovo ricorso, contestando, tra l’altro, la terzietà di alcuni professionisti coinvolti nella perizia psicologica ordinata dai giudici.

Intanto, i giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila precisano che “le sofferte e delicate decisioni in materia, e particolarmente quelle incidenti sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore soggetto di diritti” e che “l’assicurazione della corretta crescita del minore e della serena evoluzione della sua personalità è il principio guida dell’azione giudiziaria degli uffici minorili che viene condotta con attenzione, sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa“, concludendo con l’auspicio che “la collettività comprenda quanto il rispetto delle vite private dei soggetti coinvolti e di tutte le istituzioni chiamate ad operare sia fondamentale“.

Una storia, insomma, tutt’altro che chiusa.

 

 

 

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