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Nathan Trevallion e Catherine Birmingham si trasferiscono nel 2021 con i tre figli nel casolare di Palmoli. L’abitazione è priva di acqua corrente, elettricità e riscaldamento. I bambini non frequentano la scuola tradizionale, seguendo una filosofia di “unschooling”.
Secondo le relazioni degli educatori della casa famiglia, Catherine si sarebbe mostrata spesso ostile verso il personale, screditandolo davanti ai figli e rifiutando le regole della struttura. La donna respinge questa ricostruzione e si difende: “Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora comincio a difendere i miei bambini“.
La coppia ha rilasciato un’intervista al programma tv 60 Minutes, trasmesso su Nine Network, in cui ha annunciato l’intenzione di lasciare l’Italia. Inizialmente i coniugi avrebbero chiesto al governo australiano di Anthony Albanese di intervenire per aiutarli a rimpatriare, ma poi Catherine ha dichiarato che il loro futuro sarà da qualche parte in Europa.
La Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni ha scritto al Tribunale chiedendo di sospendere il trasferimento dei bambini e di effettuare ulteriori approfondimenti medici indipendenti. I legali della famiglia hanno annunciato un nuovo ricorso, contestando, tra l’altro, la terzietà di alcuni professionisti coinvolti nella perizia psicologica ordinata dai giudici.
Intanto, i giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila precisano che “le sofferte e delicate decisioni in materia, e particolarmente quelle incidenti sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore soggetto di diritti” e che “l’assicurazione della corretta crescita del minore e della serena evoluzione della sua personalità è il principio guida dell’azione giudiziaria degli uffici minorili che viene condotta con attenzione, sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa“, concludendo con l’auspicio che “la collettività comprenda quanto il rispetto delle vite private dei soggetti coinvolti e di tutte le istituzioni chiamate ad operare sia fondamentale“.
Una storia, insomma, tutt’altro che chiusa.
