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Home » Attualità » Chi è Antonella Delfino Pesce, la criminologa che con la sua tesi ha trovato l’assassina di Nada Cella

Chi è Antonella Delfino Pesce, la criminologa che con la sua tesi ha trovato l’assassina di Nada Cella

Antonella Delfino Pesce, criminologa barese, ha riaperto il caso della giovane segretaria uccisa a Chiavari nel 1996.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene16 Gennaio 2026
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Antonella Delfino Pesce
Antonella Delfino Pesce (fonte: YouTube Telenord Liguria)

Nella giornata di ieri la Corte d’assise di Genova ha condannato Anna Lucia Cecere a 24 anni di carcere per l’omicidio di Nada Cella, la giovane segretaria di 24 anni uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco a Chiavari. Una sentenza storica che chiude un cold case lungo 29 anni, resa possibile dal lavoro meticoloso di Antonella Delfino Pesce, criminologa barese che ha riaperto le indagini partendo proprio da una tesi di laurea.

Nata e cresciuta a Bari, dove tuttora vive e lavora presso l’università Aldo Moro e l’università Bona Sforza, Antonella Delfino Pesce ha un percorso accademico particolare e non lineare: dopo essersi laureata in Medicina Veterinaria, ha proseguito gli studi in Psicologia, dimostrando fin da subito una curiosità intellettuale che la portava a esplorare ambiti diversi del sapere scientifico.

La svolta professionale è arrivata quando ha deciso di orientarsi verso la criminologia e la genetica forense, iscrivendosi a un master in Criminologia e Scienze psicoforensi all’università di Genova. È stato proprio in questo contesto accademico che il suo destino si è incrociato con quello di Nada Cella e della sua famiglia, ancora in attesa di giustizia dopo quasi due decenni.

Nel 2018, durante il master, Delfino Pesce ha scelto come argomento della sua tesi proprio l’omicidio di Nada Cella, un caso che all’epoca sembrava destinato a rimanere irrisolto per sempre. Le indagini originarie si erano concentrate a lungo su Marco Soracco, il datore di lavoro della vittima, ma si erano arenate senza portare a una verità processuale. Il nome di Anna Lucia Cecere era emerso già allora tra i possibili sospetti, ma la sua posizione era stata archiviata dopo pochi giorni.

Affrontando l’enorme mole di fascicoli sul caso con approccio metodico, rigore scientifico e capacità analitica, la criminologa barese ha riletto migliaia di pagine di atti dimenticati, individuando piste investigative potenzialmente decisive che erano sfuggite o non erano state adeguatamente approfondite nelle indagini precedenti. Tra queste, quella che riportava direttamente al profilo di Anna Lucia Cecere.

Nada Cella
Nada Cella (fonte: YouTube)

Durante questo lavoro certosino di ricostruzione, Delfino Pesce ha conosciuto Silvana Smaniotto, la mamma di Nada Cella, instaurando un rapporto che è andato oltre quello professionale. Nel 2021, grazie alla rilettura dei vecchi atti da parte della criminologa e al lavoro dell’avvocata della famiglia Sabrina Franzone, il caso è stato ufficialmente riaperto.

La sentenza ha riconosciuto Cecere colpevole di omicidio, ritenendo credibile la tesi dell’accusa secondo cui si sarebbe trattato di un delitto d’impeto, maturato in un contesto di gelosia e rivalità lavorativa. Nada Cella venne brutalmente colpita alla testa con un oggetto mai ritrovato mentre era sola nello studio in cui lavorava. Marco Soracco è stato invece condannato a due anni per favoreggiamento.

Commentando la sentenza, Antonella Delfino Pesce, che in questi giorni si trova a Chiavari, ha dichiarato: “Spero che questa storia dia fiducia a tutte le famiglie che credono ancora nello Stato”. Parole che sottolineano come il suo lavoro rappresenti non solo un successo investigativo, ma anche un messaggio di speranza per tutte quelle famiglie che attendono giustizia per i loro cari.

Il caso di Nada Cella dimostra come la tenacia, la preparazione scientifica e un approccio multidisciplinare possano fare la differenza anche nei cold case più complessi. La formazione veterinaria, psicologica e criminologica di Delfino Pesce le ha permesso di sviluppare uno sguardo diverso sui materiali investigativi, capace di individuare connessioni e anomalie dove altri avevano visto solo vicoli ciechi.

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