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Home » Attualità » Chi sono i curdi, cosa c’entrano con l’Iran e perché potrebbero scendere in campo ora

Chi sono i curdi, cosa c’entrano con l’Iran e perché potrebbero scendere in campo ora

I curdi sono 40 milioni di persone senza uno Stato. Con l'Iran sotto pressione, il loro ruolo geopolitico torna al centro della scena mondiale.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino5 Marzo 2026
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bandiera curda
bandiera curda (foto di Khoiboun - La Ligue Nationale Kurde Khoyboun, CC BY-SA 3.0/ Wikimedia Commons)

Nelle ultime ore il fronte iraniano diventa sempre più caldo e il quadro politico-diplomatico intricato più che mai. Se il conflitto rischia di allargarsi anche alla NATO, con il missile iraniano diretto alla Turchia e abbattuto, si cercano nuove soluzione per una gestione “locale” della guerra. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe avuto contatti diretti con leader curdi, inclusi esponenti curdi iraniani, mostrandosi aperto a sostenere l’ipotesi di milizie armate capaci di destabilizzare il regime di Teheran dall’interno.

Trump non ha escluso pubblicamente l’invio di “truppe di terra”, ma nessun analista interpreta quelle parole come un riferimento a soldati americani: si parla, piuttosto, di combattenti curdi eventualmente supportati da Washington. Una prospettiva che ha trovato rapida smentita: una fonte del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI) ha dichiarato all’emittente curdo-irachena Rudaw che “nessuna delle nostre forze è entrata nel territorio dell’Iran”. Sulla stessa linea il Governo Regionale del Kurdistan iracheno, che ha escluso categoricamente ogni coinvolgimento diretto.

Trump che annuncia la guerra all'Iran
Trump che annuncia la guerra all’Iran (YouTube)

I curdi sono il più grande popolo al mondo privo di uno Stato riconosciuto. Abitano un’area montuosa a cavallo di Turchia, Iran, Iraq, Siria e Armenia, una terra che loro chiamano Kurdistan e che le mappe ufficiali non riportano.

Le loro origini sono antiche e in parte ancora dibattute. La lingua curda appartiene al ramo indo-iranico della grande famiglia indoeuropea, la stessa a cui appartengono il persiano e molte altre lingue del Medio Oriente. Quello che gli studi confermano è che i curdi compaiono con sempre maggiore frequenza nelle cronache storiche a partire dalle conquiste islamiche del VII secolo, quando la gran parte di loro abbracciò l’Islam sunnita.

Il capitolo più doloroso inizia con la Prima Guerra Mondiale. Quando l’Impero Ottomano si sgretola, il Kurdistan non emerge come nazione: viene semplicemente spartito tra gli Stati che nascono dalle sue macerie. Da quel momento, rivendicare un’identità curda diventa un atto pericoloso, spesso fatale. Si contano almeno una ventina di grandi insurrezioni nel corso del Novecento, represse nel sangue ora da Ankara, ora da Baghdad, ora da Teheran. Il momento più buio è il massacro di Halabja, il 16 marzo 1988: migliaia di civili curdi uccisi con armi chimiche per ordine di Saddam Hussein.

Quella strage, tra le 3.200 e le 5.000 vittime secondo le stime, fa parte della cosiddetta campagna Anfal, una sistematica operazione di sterminio condotta dall’Iraq nell’ultima fase della guerra con l’Iran. È considerata uno dei crimini contro l’umanità più gravi del secondo dopoguerra, riconosciuto come tale da diversi parlamenti internazionali.

In Iran vivono tra gli otto e i dodici milioni di curdi, concentrati nelle province nord-occidentali come il Kurdistan, il Kermanshah e l’Azerbaijan occidentale. Storicamente oppressi da Teheran, i curdi iraniani hanno sempre rappresentato una spina nel fianco per il regime degli ayatollah, che ne teme le ambizioni autonomiste quanto il legame con le comunità curde degli altri Paesi.

Perché potrebbero scendere in campo ora. Con l’Iran indebolito sul fronte interno, i movimenti curdi iraniani in esilio, come il PDKI (Partito Democratico del Kurdistan Iraniano), hanno intensificato la propria attività. Qualsiasi scossone alla stabilità di Teheran apre spazi che i curdi, storicamente, hanno imparato a sfruttare.

Non è un caso che Israele, gli Stati Uniti e altri attori regionali abbiano da sempre guardato con interesse alle minoranze curde come possibile leva di pressione sull’Iran. Un Kurdistan iraniano più autonomo o apertamente ribelle rappresenterebbe un problema enorme per il regime, impegnato su troppi fronti contemporaneamente.

Altrove, la situazione è diversa. In Iraq, il Kurdistan gode di un’autonomia de facto consolidata, con un governo regionale, forze proprie e persino relazioni diplomatiche informali. In Siria, il Rojava, l’entità autonoma curda nata nel caos della guerra civile, sopravvive tra mille difficoltà, stretta tra la Turchia a nord e le incertezze del dopoguerra siriano. In Turchia, dove risiede la comunità curda più numerosa al mondo, la tensione non si allenta: Ankara continua a classificare il PKK come organizzazione terroristica e a condurre operazioni militari transfrontaliere.

Un Kurdistan unito e indipendente rimane uno scenario lontanissimo. Ma in questo momento il ruolo dei curdi potrebbe essere importante.

 

 

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