A quasi 67 anni e dopo 27 anni trascorsi dietro le sbarre tra Stati Uniti e Italia, Chico Forti può uscire dal carcere di Verona durante il giorno. Il Tribunale di Sorveglianza ha detto sì alla sua richiesta di lavorare all’esterno, anche se la sera dovrà rientrare in cella. Non si tratta quindi di libertà vera e propria, ma di un passo importante verso il reinserimento nella società.
La decisione sorprende se pensiamo che solo quattro mesi fa gli stessi giudici gli avevano negato la libertà condizionale. All’epoca, infatti, il Tribunale aveva scritto che Forti non mostrava segni di pentimento sincero né compassione verso la famiglia della vittima. I magistrati avevano sottolineato che non aveva mai risarcito i danni e che sembrava poco interessato al dolore provocato.
Oggi però il quadro è cambiato. A sostenere il suo percorso è stata Maria Grazia Bregoli, la direttrice del carcere dove è rinchiuso, che ha presentato parere favorevole. Secondo il programma approvato, Forti frequenterà un corso per imparare a fare il pizzaiolo a Verona, con uno stipendio previsto di 1.500 euro mensili.
Ma la vera novità è il ritorno al suo grande amore giovanile: il windsurf. L’ex campione di questo sport acquatico potrà lavorare come istruttore sul Lago di Garda, dedicandosi soprattutto ai ragazzi con disabilità presso un circolo nautico di Malcesine. Il piano include anche attività di volontariato con gli anziani e lezioni di inglese, sfruttando l’esperienza accumulata durante gli anni passati a Miami.
Don Carlo Vinco, garante dei detenuti per il Comune di Verona, ha confermato: “Chico esce, può uscire. È stato riconosciuto il lungo percorso fatto”. Nonostante i permessi lavorativi, Forti resta un ergastolano e dovrà tornare ogni sera nella casa di reclusione.
Il ritorno in Italia di Forti, avvenuto nel maggio 2024, aveva già fatto discutere. L’allora premier Giorgia Meloni lo aveva accolto personalmente all’aeroporto militare di Pratica di Mare, suscitando polemiche per il trattamento riservato a un condannato all’ergastolo. Per ottenere l’estradizione, Forti aveva dovuto ammettere formalmente la propria colpevolezza, anche se continua a dichiararsi innocente e a parlare di errore giudiziario.
Durante la detenzione a Verona, il suo nome è finito più volte sui giornali. Prima per i permessi speciali concessi per visitare l’anziana madre a Trento, poi per l’autorizzazione a frequentare le aule studio del carcere per scrivere un libro.
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In estate è emersa anche un’indagine su una presunta conversazione in cui Forti avrebbe chiesto a un altro detenuto di “mettere a tacere” alcuni giornalisti, tra cui Marco Travaglio e Selvaggia Lucarelli. L’inchiesta però si è conclusa con un’archiviazione.
La storia di Chico Forti inizia nel 1998, quando viene arrestato in Florida per l’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike. Dale era stato trovato morto su una spiaggia di Miami, ucciso con due colpi di pistola alla testa. Secondo l’accusa, il delitto sarebbe legato a una complicata trattativa per l’acquisto del Pikes Hotel di Ibiza. Forti, all’epoca campione di windsurf che a Miami lavorava come produttore televisivo, è stato condannato all’ergastolo nel 2000.



