La Guinea-Bissau è stata scossa da un nuovo colpo di stato militare. Un gruppo di ufficiali dell’esercito ha annunciato di aver preso il controllo del paese, arrestando il presidente Umaro Sissoco Embalo. È il nono tentativo di rovesciamento del governo dal 1980 per questo piccolo stato dell’Africa occidentale, da sempre caratterizzato da una profonda instabilità politica.
Lo stesso Embalo ha confermato l’arresto durante una telefonata con la rivista francese Jeune Afrique, dichiarando di trovarsi presso il quartier generale dell’esercito. Il presidente ha raccontato di essere stato fermato intorno a mezzogiorno nel suo ufficio al palazzo presidenziale, precisando di non aver subito violenze fisiche.
Nel primo pomeriggio, intorno alle 13:00 ora italiana, si sono sentiti intensi colpi d’arma da fuoco vicino al palazzo presidenziale nella capitale Bissau. Centinaia di persone sono fuggite a piedi e in auto cercando riparo, mentre le strade si riempivano del rumore degli spari. Al momento non risultano vittime o feriti.
Poche ore dopo gli spari, il generale Denis N’Canha, responsabile della casa militare del palazzo presidenziale, è apparso in televisione per leggere un comunicato ufficiale. Gli ufficiali hanno annunciato la nascita dell’“Alto Comando Militare per il Ripristino dell’Ordine” e hanno ordinato la chiusura immediata di tutte le frontiere. Il messaggio alla popolazione è stato chiaro: mantenere la calma. I militari hanno inoltre sospeso il processo elettorale in corso e annullato i risultati attesi.
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Insieme al presidente sono stati arrestati anche altre figure chiave: il capo di stato maggiore delle forze armate generale Biague Na Ntan, il suo vice generale Mamadou Toure e il ministro dell’Interno Botche Cande. Tutti si troverebbero attualmente presso il quartier generale dello stato maggiore.
Il golpe arriva in un momento cruciale: domenica 23 novembre si erano tenute le elezioni presidenziali e legislative, con i risultati ufficiali attesi proprio per giovedì 27 novembre. Sia Embalo che il suo principale avversario Fernando Dias da Costa avevano entrambi rivendicato la vittoria, creando un clima di tensione estrema. La situazione era già complicata dalla squalifica del principale candidato dell’opposizione, che aveva alimentato polemiche e divisioni nel periodo pre-elettorale.
I militari hanno giustificato il loro intervento con la necessità di “chiarire la situazione prima di tornare all’ordine costituzionale”. L’annuncio ha bloccato il processo elettorale e sospeso tutte le istituzioni statali, gettando il paese nell’incertezza.
Il governo portoghese, ex potenza coloniale fino all’indipendenza del 1974, ha reagito rapidamente attraverso il ministero degli Esteri. Lisbona ha chiesto a tutte le parti di evitare violenze e ha sollecitato il ripristino del regolare funzionamento delle istituzioni per permettere il completamento dello spoglio elettorale. Il governo ha confermato di essere in costante contatto con l’ambasciata a Bissau per monitorare la situazione dei cittadini portoghesi e della popolazione locale.
La Guinea-Bissau, con meno di due milioni di abitanti, è considerata uno dei paesi più poveri del mondo. Le Nazioni Unite l’hanno definita un “narco-stato” per il suo ruolo strategico nel traffico di cocaina dall’America Latina verso l’Europa. Questa economia illegale ha contribuito a indebolire ulteriormente le già fragili istituzioni democratiche del paese.
Embalo, eletto nel dicembre 2019, aveva più volte dichiarato di essere sopravvissuto a numerosi tentativi di colpo di stato durante il suo mandato. I suoi critici, però, lo hanno sempre accusato di inventare queste crisi per giustificare la repressione del dissenso. Dal raggiungimento dell’indipendenza, il paese ha vissuto quattro colpi di stato e una serie di tentativi, un record che evidenzia la difficoltà di costruire una democrazia stabile nella regione.
Al momento la situazione rimane incerta. I confini sono chiusi, le istituzioni sospese e la comunità internazionale osserva con preoccupazione quello che accade in una delle nazioni più instabili dell’Africa occidentale.
