L’attentato di oggi a Gerusalemme, avvenuto per mano di due palestinesi di Kubiba e di Kutna, due villaggi della Cisgiordania, che ha provocato la morte di sei persone, ha portato alla luce un’arma artigianale tanto rudimentale quanto letale: il mitra “Carlo”. Il suo nome si ispirarsi alla mitraglietta svedese Carl Gustav. Si tratta di un’arma a basso costo, assemblata con materiali facilmente reperibili come tubi, molle e congegni non militari. La sua semplicità costruttiva ricorda lo Sten inglese della Seconda Guerra Mondiale, ma la sua efficacia, seppur limitata, è sufficiente per azioni in ambiente urbano. Il costo stimato oscilla tra i 700 e i 1000 dollari, un prezzo irrisorio se confrontato con quello di un Kalashnikov o di altri fucili reperibili sul mercato nero.
Le origini dell’arma “Carlo” risalgono agli anni ’70, quando criminali comuni, impossibilitati a procurarsi armi da fuoco tradizionali, iniziarono a costruirsele da soli. Col tempo, è entrata nel circuito dei trafficanti d’armi locali, diventando accessibile a chiunque ne avesse bisogno, inclusi militanti e terroristi.

Come viene costruito? La produzione non richiede grandi infrastrutture: un garage, una cantina o un semplice laboratorio sono sufficienti. Gli armieri assemblano i “Carlo” utilizzando componenti di varia origine, talvolta anche parti di fucili veri o pistole da paintball modificate. Le foto diffuse dalla polizia mostrano una varietà di modelli, con impugnature in legno, canne cortissime e caricatori di mitra adattati.
Quest’arma spara solo a raffica ed è adatta ad attacchi a distanza ravvicinata. Tende spesso a incepparsi, poiché le munizioni, solitamente di calibro 9 (ma anche di altri calibri), devono essere adattate a meccanismi rustici e imperfetti. Sebbene alcuni specialisti riescano a migliorarne le prestazioni, i principali vantaggi per i terroristi rimangono il basso costo, la facile reperibilità e la semplicità d’uso.
Le sue dimensioni contenute ne facilitano il trasporto e l’occultamento, rendendolo ideale per attacchi improvvisi in luoghi affollati, proprio come quello di oggi avvenuto su un bus di linea. Chi lo impugna, spesso in missioni suicide, non ha intenzione di sopravvivere.



