Un’inchiesta esclusiva pubblicata dal The Washington Post ha svelato un pericoloso salto di qualità nella cooperazione militare tra Russia e Iran. Secondo tre funzionari dell’intelligence statunitense, rimasti anonimi, il Cremlino starebbe fornendo a Teheran dati sensibili e coordinate in tempo reale per facilitare il puntamento delle forze armate americane dislocate in Medio Oriente. Questa assistenza, definita dalle fonti come uno “sforzo piuttosto completo”, avrebbe l’obiettivo di colpire asset strategici come navi da guerra e velivoli statunitensi impegnati nell’area dall’inizio delle ostilità scoppiate sabato 28 febbraio 2026.
L’Iran, pur disponendo di un vasto arsenale missilistico, possiede capacità di sorveglianza satellitare limitate per il tracciamento di obiettivi mobili o distanti. La Russia, grazie alla sua costellazione di satelliti militari, starebbe colmando questa lacuna tecnica. Gli analisti inquadrano questa mossa come una forma di “payback” (ritorsione) geopolitica: Mosca starebbe replicando lo schema adottato dagli Stati Uniti in Ucraina, dove l’intelligence americana è fondamentale per permettere a Kiev di colpire le postazioni russe.

Il supporto russo si starebbe concentrando sulla fornitura di coordinate precise per bypassare i sistemi di difesa e colpire radar di allerta rapida e centri di comando, come quelli situati in Kuwait e nel Golfo Persico. Sebbene la capacità di localizzazione iraniana fosse stata parzialmente degradata nei primi giorni del conflitto, l’intervento di Mosca avrebbe permesso a Teheran di mantenere un’elevata precisione negli attacchi, causando numerose vittime tra le fila americane.
Per la Russia, alimentare indirettamente il conflitto in Medio Oriente risponde a precisi interessi nazionali. Un’escalation nell’area comporterebbe due vantaggi immediati per il presidente Putin, in primis lo spostamento delle risorse militari e diplomatiche occidentali dall’Ucraina verso il fronte mediorientale alleggerirebbe la pressione sul fronte est europeo. Poi, l’instabilità in una regione chiave per l’energia provoca un aumento dei prezzi del petrolio, incrementando le entrate statali russe necessarie a finanziare lo sforzo bellico.
Tuttavia, il quadro delle alleanze non è uniforme. Mentre la Russia si espone direttamente, la Cina sembra mantenere una posizione più cauta. Nonostante i solidi rapporti economici con Teheran, Pechino non starebbe fornendo assistenza militare o dati di intelligence, preferendo evitare un coinvolgimento diretto che potrebbe compromettere i propri scambi commerciali globali.
Il coinvolgimento di una potenza nucleare come la Russia nella pianificazione tattica di attacchi contro basi americane riduce drasticamente lo spazio per la diplomazia. Se confermato ufficialmente, questo livello di complicità trasformerebbe il conflitto regionale in una “proxy war” (guerra per procura) totale, dove le grandi potenze si scontrano utilizzando attori locali, aumentando il rischio che un errore di calcolo porti a un confronto diretto tra Washington e Mosca.
