Cristina Seymandi, consulente della Commissione parlamentare per le periferie, ha annunciato la sua candidatura a sindaca di Torino per le elezioni del 2027. Dopo un’estate di indiscrezioni, Seymandi ha ufficializzato la sua intenzione di scendere in campo in un’intervista a La Stampa, dichiarando: “Mi metto a disposizione per la città e per i cittadini, come ho sempre fatto. Se me lo chiedono, sono pronta a fare la sindaca di Torino“.
Seymandi, nota imprenditrice torinese, era balzata agli onori della cronaca nel 2023 per il famigerato party in cui avrebbe annunciato le sue nozze con l’allora fidanzato Massimo Segre, e che invece è finito con l’uomo che l’ha lasciata su due piedi, con un discorso diventato virale in cui la accusava di ripetuti tradimenti. Uno scandalo non voluto da Seymandi, che ora è pronta a voltare pagina.

Al centro del suo progetto politico c’è la volontà di ridare voce alle periferie, troppo spesso trascurate dalle amministrazioni precedenti. “Non c’è un io, ma un noi”, afferma Seymandi, sottolineando l’importanza del lavoro svolto con i 40 comitati di quartiere che hanno contribuito alla costruzione del suo programma. Sicurezza, rigenerazione urbana e commercio sono i tre pilastri su cui si basa la sua visione per una Torino più inclusiva e attenta ai bisogni dei cittadini.
Seymandi, 48 anni, ha già maturato esperienze politiche all’interno dell’amministrazione Appendino (M5S) e nella lista civica di Paolo Damilano (centrodestra). Oggi si presenta come indipendente, a capo di un Coordinamento Civico che definisce “di centro”. Pur non negando la sua affiliazione a “L’Italia c’è”, associazione moderata vicina a Forza Italia, Seymandi ribadisce la sua indipendenza dai partiti: “Siamo un gruppo che sta elaborando un programma che annunceremo presto. Se ci saranno convergenze con altri, ci apriremo al dialogo. Ma partiamo dal programma”.
L’imprenditrice, nota anche per la sua esperienza personale e la pubblicazione del libro “Antifragile si diventa”, si propone come una figura capace di unire mondi apparentemente distanti, dal dinamismo delle start-up alle difficoltà dei mercati rionali, dalla formazione universitaria alla resilienza dei quartieri marginalizzati. “Riconosco al M5S di avermi dato la possibilità di lavorare al mio progetto sulle periferie, ma non nascondo l’amarezza per come mi hanno trattata, venendomi contro per questioni personali e di visibilità“.



