La Spagna si prepara a tornare alle urne dopo che il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato le proprie dimissioni e convocato elezioni anticipate per il 29 novembre. L’annuncio è arrivato durante un discorso alla nazione trasmesso in diretta televisiva dal Palazzo della Moncloa, dopo un fine settimana di consultazioni con il Partito Socialista, i ministri e i membri dell’esecutivo.
La decisione del premier arriva sull’onda delle massicce proteste che hanno infiammato il Paese dopo la bocciatura parlamentare dei decreti governativi contro la crisi abitativa. Sanchez, 54 anni e primo ministro dal 2018, ha già informato re Felipe VI delle sue intenzioni, secondo quanto riferito da fonti della Casa Reale a El Pais.
Nel suo discorso alla nazione, Sanchez ha difeso il bilancio del proprio governo: “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli. Durante il nostro mandato si è ridotta la disuguaglianza mentre l’economia è stata quella che è cresciuta di più in Europa“. Il premier ha però ammesso: “Oggi c’è insoddisfazione, anche noi abbiamo commesso degli errori. Ci sono molte cose da correggere“.

La miccia che ha acceso il fuoco della protesta è stato lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni costretta a lasciare la sua casa a Madrid. La vicenda ha scatenato l’indignazione popolare in tutta la Spagna, portando centinaia di giovani ad accamparsi a Puerta del Sol per protestare contro la crisi abitativa. Il governo Sanchez aveva presentato due decreti legge per rafforzare le protezioni per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare, ma il 2 ottobre il Parlamento spagnolo ha bocciato entrambe le misure.
A far crollare i decreti è stata una maggioranza di destra coagulata dal Partito Popolare, da Vox e dalla forza catalanista Junts per Catalunya. Quest’ultima, pur presentandosi come progressista, nella seconda legislatura di Sanchez ha spesso votato con la destra, creando quella che lo scrittore Javier Cercas definisce il “peccato originale” del governo: “Fingere di costruire un governo con una maggioranza progressista quando non lo è“.
Il giorno dopo la bocciatura parlamentare, il 3 ottobre, decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese. Da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca fino alle Canarie, le manifestazioni hanno visto i partecipanti agitare le chiavi delle proprie case come simbolo di protesta. Secondo il sindacato degli inquilini, nella capitale Madrid hanno manifestato circa 500mila persone, mentre il governo ha stimato una partecipazione di circa 70mila manifestanti.
La crisi abitativa in Spagna è un problema strutturale complesso. Nel Paese circa l’80% delle persone possiede una casa, a differenza di altri Stati europei come la Germania dove prevale una cultura abitativa associata all’affitto. Si costruisce pochissima edilizia sociale e nel 2025 ci sono stati 25mila sfratti, rendendo quello di Maricarmen non un caso isolato ma il simbolo di un’emergenza diffusa.
I sondaggi al momento descrivono uno scenario complesso per il futuro politico spagnolo. La media calcolata da El País dà il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo al 32,7 per cento, i socialisti al 26,4 per cento e Vox al 18,1 per cento. Il centrodestra nel complesso sfiora il 52 per cento, mentre il centrosinistra si ferma al 36 per cento. La sinistra-sinistra appare divisa tra Sumar, sotto il 6 per cento, e Podemos, intorno al 3 per cento, mentre nel 2015 insieme arrivavano al 20 per cento.
La piattaforma di scommesse Polymarket, in una sola settimana, ha portato dal 13 a quasi il 70 per cento la probabilità che Sanchez convocasse le elezioni entro il 2026, e vede Feijóo prossimo premier con una probabilità dell’88 per cento. Secondo i rilevamenti di 40dB, il 67,5 per cento degli spagnoli è favorevole a limitare gli affitti, percentuale che supera il 55 per cento anche tra gli elettori delle destre.
La prima reazione del Partito Popolare all’annuncio di Sanchez è stato un laconico “finalmente”, postato sui social e accompagnato da un video promozionale che include l’Inno alla Gioia di Beethoven. Alberto Núñez Feijóo, leader del PP e dell’opposizione, avrebbe già scelto i ministri del futuro governo, anche se senza un’alleanza con l’estrema destra di Vox la vittoria appare improbabile.
