Encyclopedia Britannica, la casa editrice dell’enciclopedia in lingua inglese più longeva al mondo, ha intentato causa contro OpenAI accusando l’azienda di violazione del copyright. Insieme alla sua controllata Merriam-Webster, il celebre dizionario americano, Britannica ha depositato la denuncia presso il tribunale federale di Manhattan venerdì scorso, segnando un nuovo capitolo nella battaglia legale tra editori tradizionali e società di intelligenza artificiale.
Secondo la denuncia, OpenAI avrebbe utilizzato senza autorizzazione contenuti di alta qualità provenienti dall’enciclopedia e dal dizionario per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. Britannica sostiene che ChatGPT abbia copiato quasi 100.000 articoli online, generando risposte che “copiano o imitano, talvolta letteralmente” il materiale originale dell’enciclopedia.
La questione non riguarda solo il presunto furto di contenuti. Britannica denuncia che ChatGPT starebbe “cannibalizzando” il traffico verso i propri siti web, sottraendo visitatori che tradizionalmente avrebbero consultato le fonti originali. L’accusa include anche un aspetto particolarmente grave: in alcuni casi il chatbot avrebbe attribuito a Britannica informazioni false generate dall’intelligenza artificiale, fenomeno noto come “allucinazioni” dell’AI.
L’enciclopedia chiede al tribunale di fermare OpenAI dal continuare le presunte condotte illecite, oltre a richiedere il risarcimento dei danni e la restituzione dei profitti ottenuti attraverso l’uso non autorizzato dei suoi contenuti.
Questa non è la prima battaglia legale per OpenAI. L’azienda sta già affrontando cause simili intentate da importanti testate giornalistiche come The New York Times, The Intercept e U.S. News & World Report. Anche il suo concorrente Anthropic ha recentemente risolto un caso con diversi autori ed editori riguardante l’uso presunto di 7 milioni di libri piratati, raggiungendo un accordo da 1,5 miliardi di dollari.
Britannica non è nuova a questo tipo di contenziosi. A settembre aveva già fatto causa a Perplexity per analoghe violazioni di copyright, dimostrando una strategia legale determinata nella difesa della propria proprietà intellettuale.
Encyclopedia Britannica is suing OpenAI for allegedly ‘memorizing’ its content with ChatGPT https://t.co/0K91dbK0TB
— The Verge (@verge) March 16, 2026
Un aspetto curioso della vicenda riguarda l’assenza di azioni legali simili contro Grokipedia, l’enciclopedia online lanciata da Elon Musk nell’ottobre scorso come alternativa a Wikipedia. Grokipedia genera articoli attraverso l’intelligenza artificiale Grok, e gran parte dei suoi contenuti sembra attingere pesantemente da Wikipedia, spesso con una rielaborazione che riflette le posizioni politiche di Musk.
Musk aveva presentato Grokipedia come “un enorme miglioramento rispetto a Wikipedia”, criticando ripetutamente l’enciclopedia collaborativa definendola “Wokipedia” e sostenendo la necessità di una piattaforma che riflettesse versioni alternative della realtà. Finora xAI, la società madre di Grok fondata nel 2023, ha affrontato più problemi legali legati ai deepfake sessuali che a delle violazioni di copyright.
Tuttavia, alcune azioni legali si stanno muovendo anche in quella direzione. A dicembre, diversi autori tra cui il giornalista del New York Times John Carreyrou hanno intentato una causa contro xAI insieme ad Anthropic, OpenAI, Meta e Google, accusando queste aziende di aver utilizzato i loro libri senza permesso per addestrare modelli di intelligenza artificiale.
La realtà è che xAI è un attore relativamente nuovo nel panorama dell’intelligenza artificiale. OpenAI, fondata otto anni prima, ha avuto più tempo per accumulare contenziosi legali. Come osservano alcuni analisti, è solo questione di tempo prima che anche Grok raggiunga i suoi concorrenti in termini di cause legali.
L’azienda di Musk ha recentemente tentato di bloccare una legge californiana che obbligherebbe le società di intelligenza artificiale a divulgare informazioni sui dati utilizzati per addestrare i loro modelli, sostenendo che tale requisito violerebbe la libertà di espressione. Un giudice ha però respinto la richiesta di xAI, un segnale che Musk potrebbe non essere così ansioso di rivelare le fonti di dati di Grok ed esporsi potenzialmente a ulteriori azioni legali.
La causa di Encyclopedia Britannica contro OpenAI rappresenta un momento cruciale nel dibattito sul confine tra innovazione tecnologica e rispetto della proprietà intellettuale, una questione destinata a definire il futuro dell’intelligenza artificiale e dell’editoria digitale.



