Il 15 gennaio 2026 segna un traguardo storico per il web: Wikipedia compie 25 anni. Ideata nel 2001 da Jimmy Wales e Larry Sanger, questa enciclopedia libera e partecipativa ha rivoluzionato il modo in cui miliardi di persone accedono alla conoscenza, sostituendo le voluminose enciclopedie cartacee che occupavano le librerie di casa con un sapere digitale gratuito, accessibile e costantemente aggiornato.
L’anniversario arriva però in un momento particolarmente delicato. Dopo un quarto di secolo di successi, Wikipedia si trova oggi a fronteggiare minacce senza precedenti: da un lato l’intelligenza artificiale che si nutre dei suoi contenuti senza restituire traffico, dall’altro progetti alternativi come Grokipedia di Elon Musk.
La storia di Wikipedia è intrinsecamente legata a una scelta radicale del suo fondatore. Jimmy Wales fa parte di quella generazione di visionari tecnologici che hanno dato vita alle piattaforme digitali più influenti: nomi come Elon Musk, Peter Thiel, Larry Page, Sergey Brin e Jeff Bezos. Con una differenza sostanziale: mentre i fondatori di PayPal, Google e Amazon hanno accumulato fortune che superano complessivamente i 1.500 miliardi di dollari, il patrimonio di Wales non supera il milione di dollari.
La ragione è nota: Wales ha scelto di non monetizzare la sua creazione, mantenendo Wikipedia gratuita e senza pubblicità. In un ambiente dominato dal capitalismo della sorveglianza, Wikipedia rappresenta un’eccezione assoluta, prosperando grazie al lavoro di volontari e alle donazioni dei lettori. Come ha spiegato recentemente lo stesso Wales, non si tratta di ideologia comunista ma di interesse personale: Wikipedia ha reso la sua vita più interessante di quella di chiunque altro possa immaginare.
La scelta di Wales è legata anche a un episodio personale. Tre settimane prima del lancio di Wikipedia, alla fine del 2000, era nata sua figlia con una grave condizione chiamata sindrome da aspirazione di meconio. L’ospedale aveva proposto un trattamento sperimentale e Wales aveva disperatamente cercato informazioni affidabili online, trovandosi però di fronte a testimonianze inaffidabili o articoli scientifici incomprensibili. Era come setacciare i detriti di una biblioteca bombardata, ha raccontato anni dopo.
Questa esperienza, unita alle difficoltà del suo primo progetto Nupedia, un’enciclopedia digitale scritta da esperti che in un anno aveva prodotto solo 21 articoli, lo convinse a tentare un approccio rivoluzionario: un’enciclopedia scritta dalla mente collettiva di internet, dove chiunque può contribuire con le proprie competenze e correggere informazioni errate.
La crescita è stata rapidissima. Dopo un anno, l’edizione inglese contava già 25.000 voci, diventate un milione nel 2006. Oggi Wikipedia può contare su 358 edizioni linguistiche, 64 milioni di voci complessive e quasi due milioni nell’edizione italiana, la nona più popolata al mondo. Nell’ultimo mese, 250.000 editor hanno scritto o modificato almeno un articolo.
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Il percorso verso la credibilità non è stato semplice. Nel 2006, il comico Stephen Colbert aveva spronato i suoi fan a riempire la voce sugli elefanti di errori inventati, in quella che divenne il primo importante test di accuratezza per la piattaforma. Anche Umberto Eco, nel 2009, dedicò un articolo all’enciclopedia collaborativa mostrando un mix di scetticismo e interesse.Uno studio pubblicato su Nature nel 2005 aveva però già dimostrato che le voci di Wikipedia non erano visibilmente meno accurate di quelle della prestigiosa Enciclopedia Britannica.
Il successo di Wikipedia si basa su un principio fondamentale: la trasparenza. A differenza dei sistemi di intelligenza artificiale, che generano risposte basate su calcoli probabilistici e spesso incorrono in allucinazioni, Wikipedia si fonda sulla citazione delle fonti e sulla verifica umana. Ogni modifica è tracciabile nella cronologia e soggetta a un costante conflitto editoriale che mira alla neutralità.
Oggi però questo modello è minacciato. I chatbot attingono massicciamente dai contenuti di Wikipedia per addestrarsi, provocando un calo del traffico diretto e mettendo a rischio il sistema delle donazioni che sostiene la Wikimedia Foundation. La minaccia più diretta arriva però da Grokipedia, il progetto lanciato da Elon Musk e presentato come alternativa anti-woke. Questa enciclopedia generata dall’intelligenza artificiale Grok attinge a piene mani da Wikipedia, ma è accusata di promuovere bias ideologici e una visione narcisistica del suo fondatore.
Mentre Wikipedia socializza il sapere in modo orizzontale e democratico, questi modelli rischiano di riportare a una forma di centralità autoritaria, dove un algoritmo privato decide cosa sia vero. La resistenza di Wikipedia passa anche attraverso battaglie legali, come quelle legate al diritto d’immagine nei musei italiani, difendendo la filosofia open contro la mercificazione del patrimonio pubblico.
Il valore di Wikipedia è immenso proprio perché non produce fatturato, non vende dati e non ospita pubblicità. Il suo unico profitto è la cultura e la tutela della memoria, includendo anche lingue senza esercito o moneta come il napoletano, il ladino o il greco salentino, che altrimenti rischierebbero di svanire. In un futuro dominato dai robot, la certificazione umana di un dato, di un’informazione o di un’opera culturale potrebbe diventare il bene più prezioso sul mercato dell’informazione.
Wikipedia non è perfetta, ma i suoi errori sono trasparenti, tracciabili e soggetti a correzione continua da parte della comunità. Ed è proprio questa imperfezione controllata, questo conflitto editoriale costante tra migliaia di volontari che cercano la neutralità, a renderla uno strumento indispensabile e un antidoto alla disinformazione che dilaga online.
Dopo 25 anni, Wikipedia continua a resistere tra i giganti del web sempre più concentrati e autoritari. La sua sopravvivenza dipende dalla cura di milioni di utenti che ne riconoscono il valore culturale e democratico, contribuendo con il loro tempo, le loro competenze e le loro donazioni.
