La relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi Francesca Albanese si trova al centro di una tempesta diplomatica internazionale: dopo la Francia, anche la Germania ha chiesto le sue dimissioni, accusandola di aver definito Israele “nemico comune dell’umanità” durante un intervento al forum internazionale di Al Jazeera a Doha del 7 febbraio. Ma la giurista italiana respinge con fermezza ogni accusa.
Secondo il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, le dichiarazioni della relatrice avrebbero preso di mira Israele non solo come governo, ma come popolo e nazione. La Francia ha annunciato che chiederà formalmente le dimissioni di Albanese il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell’ONU. A seguire è stata la richiesta del ministro tedesco Johann Wadephul, che ha definito la posizione di Albanese “insostenibile”, sostenendo che la relatrice avrebbe già rilasciato in passato numerose dichiarazioni inappropriate.
Albanese ha reagito con fermezza alle accuse: in un’intervista rilasciata al programma televisivo Piazzapulita, la relatrice ha spiegato che le frasi a lei attribuite deriverebbero da un video manipolato fatto circolare da organizzazioni pro-israeliane su Telegram. Nel video integrale del suo intervento, Albanese parlava del “nemico comune dell’umanità” riferendosi al sistema che ha permesso il genocidio in Palestina, non direttamente allo Stato di Israele: un sistema che include il capitale finanziario, gli algoritmi e le armi che hanno reso possibile quanto sta accadendo a Gaza e in Ciscgiordania.
Interpellata telefonicamente da Fanpage, la giurista italiana ha definito gravissimo l’attacco ricevuto, sostenendo che si tratti di una campagna diffamatoria senza precedenti contro un funzionario tecnico delle Nazioni Unite. Ha sottolineato come nessuno dei governi che l’hanno accusata abbia verificato l’autenticità delle affermazioni prima di prendere posizione: “Quelle falsità sono state messe in giro da un noto think tank pro Israele e pro apartheid, che da sempre diffama chiunque critichi lo Stato di Israele e la sua condotta non in linea con il diritto internazionale”.
Anche il portavoce del Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, Stephane Dujarric, ha preso le distanze da alcune posizioni di Albanese, pur precisando che la questione dei relatori speciali spetta agli Stati membri. In Italia, mentre il centrodestra e la Lega hanno sostenuto le richieste di dimissioni, l’opposizione ha difeso Albanese: Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra ha dichiarato di aver ascoltato l’intero discorso senza trovare alcuna traccia delle frasi antisemite attribuite alla relatrice.
Albanese prende atto di ciò che è successo e della “violenza incredibile e persecutoria” nei suoi confronti, ma anche “della grandissima solidarietà che ho ricevuto, innanzitutto in Francia, e devo ringraziare la stampa francese perché ha fatto domanda alla diretta interessata, ha chiesto conferme o smentite, ha verificato le fonti, è stato un bell’esercizio quello che ho fatto nelle ultime 24 ore con i giornalisti francesi”.
Nonostante le pressioni internazionali, ha ribadito la sua intenzione di non fare un passo indietro: “Vado avanti nei miei propositi di continuare a parlare di giustizia, del rispetto della vita umana, della dignità umana come protetta dal diritto internazionale, che ci piaccia o no. E mi chiedo perché il Ministro degli esteri francese non utilizzi un po’ di quella verve che ha scaricato nei miei confronti per i crimini commessi dallo Stato di Israele”.
Questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio di tensioni che hanno visto Albanese già oggetto in passato di campagne di discredito. Nel luglio 2025, gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni nei suoi confronti, e il governo israeliano aveva investito significative risorse in pubblicità su Google per screditare il suo operato.



