Gino Paoli è morto oggi a 91 anni, lasciando dietro di sé non solo un’eredità musicale straordinaria, ma anche una delle storie sentimentali più complesse e affascinanti del mondo dello spettacolo italiano. Una vita in cui l’amore si è intrecciato con la passione, lo scandalo e una capacità unica di trasformare ogni relazione in un legame duraturo.
“Se amo una donna, è per tutta la vita: le ragioni per cui l’ho amata sussistono, la bellezza permane. Perché smettere solo perché non si va più a letto insieme?”. Queste parole, dichiarate dal cantautore genovese in un’intervista a Vanity Fair per i suoi 80 anni, riassumono la sua filosofia amorosa. Un assioma che Paoli ha vissuto senza bisogno di dimostrarlo: ogni donna che ha avuto al fianco è stata ed è rimasta amica, compagna, innamorata. In questa storia ci sono almeno due mogli, almeno due amanti e quattro figli avuti da tre donne diverse.
La prima moglie di Paoli fu Anna Fabbri, sposata negli anni ’60 quando lui era già famoso e cantava alla Bussola di Viareggio. La sera del 5 giugno 1961 tutto cambiò: per festeggiare il suo 15esimo compleanno, una giovanissima Stefania Sandrelli, all’epoca solo Miss Viareggio, andò ad ascoltarlo. Era una sua fan, amava quando cantava La Gatta, e per farsi notare gli passò davanti agitando un abito verde con le frange.
Lui le chiese di ballare: non sapeva quanto lei fosse giovane, e lei non sapeva che lui fosse sposato. Iniziano così gli incontri clandestini tra pinete e corse sulla Triumph di lui. “È stata una grande passione”, si legge oggi in una biografia del cantante. Lei era una minorenne con il sogno del cinema, che scappava da casa di notte e vi rientrava all’alba.
Quando Stefania si trasferì a Roma nell’estate 1963 per cercare di realizzare questo suo sogno, il cantante sentì che si stava allontanando e avrebbe voluto tenerla solo per sé. Dopo una serie sempre più numerosa di litigi, il 13 luglio 1963 Paoli si sparò un colpo di pistola che si fermerà a pochi millimetri dal cuore, e che lì rimase per più di sessant’anni. “Avevo tutto e non sentivo più niente”, dirà poi il cantante, ma furono in molti a pensare che si fosse trattato di gelosia.
Stefania corse subito in ospedale, senza riuscire a spiegarsi quel gesto: “Non ci si uccide per le donne, ma per i fatti propri. Gli dissi: ‘Gino non è vero che mi ami, altrimenti non l’avresti fatto, rischiando di non vedermi più'”, racconterà in un’intervista oltre vent’anni dopo.

Al suo capezzale non c’era solo la moglie, ma anche Ornella Vanoni. I due erano coetanei, nati solo a un giorno di distanza, e si erano conosciuti nel 1961 in una casa editrice milanese. Lei cantava le storie della mala, lui accettò di scriverle un brano e ci mise mezzora. Da lì nacque un sodalizio artistico, poi una relazione sentimentale, inevitabilmente “incasinata”.
“Ornella è una bella persona, ma può diventare insopportabile”, ricorderà lui. “È stato un amore molto travagliato e forse l’ho amato così tanto proprio per questo. Non lo possedevo, non lo avevo”, disse lei di rimando. Se Vanoni cantava Senza fine, il brano scritto da Paoli nel 1961 per lei, in radio rimbombava anche Sapore di sale, composta da lui, si è sempre sostenuto, pensando all’attrice.
Nell’ottobre 1964 nacque Amanda Sandrelli: Stefania era ancora minorenne, Paoli non solo era sposato, ma tre mesi prima aveva avuto un figlio anche da Anna, Giovanni. Nell’Italia degli anni ’60 fu scandalo. Amanda venne al mondo in Svizzera, in segreto, e prese il cognome della madre. La relazione tra i due durò fino al 1968, quando lei decise di dedicarsi soltanto al cinema.
Il cantautore restò con la moglie e per un paio d’anni, tra gli 8 e i 13, Amanda andò a vivere col padre e la sua famiglia. Fu il trionfo della “famiglia allargata” prima ancora che la si chiamasse così. “Anna è per me una seconda madre”, rivelò in seguito Amanda.
Con Ornella Vanoni il cantautore tornò poi a calcare insieme le scene, con successo. “Nell’85 abbiamo ricostituito la coppia per un recital“, ha raccontato Paoli, “Recitavamo così bene che perfino mia madre temette che la storia fosse ricominciata. ‘Non ti rimetterai con quella lì?’, si preoccupò”. Ma la passione si era soltanto tramutata in affetto. Paola Penzo, autrice di alcuni dei suoi brani, era la sua seconda moglie, e con lei lui restò per il resto della vita; i due hanno avuto anche due figli: Nicolò, nato nel 1980, e Tommaso, nel 1992.



