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Home » Attualità » Hillary Clinton interrogata per 6 ore su Epstein: “Non l’ho mai incontrato. Chiedete a Trump delle sue frequentazioni”. E oggi tocca a Bill

Hillary Clinton interrogata per 6 ore su Epstein: “Non l’ho mai incontrato. Chiedete a Trump delle sue frequentazioni”. E oggi tocca a Bill

Hillary Clinton depone sull'inchiesta Epstein e attacca Trump. L'ex segretaria di Stato nega ogni legame col finanziere e chiede che il presidente testimoni sotto giuramento.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene27 Febbraio 2026
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Hillary Clinton subito dopo l'interrogatorio sul caso Epstein
Hillary Clinton subito dopo l'interrogatorio sul caso Epstein (fonte: YouTube)

Hillary Clinton è stata interrogata per sei ore dalla Commissione di vigilanza della Camera degli Stati Uniti nell’ambito dell’inchiesta su Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per abusi sessuali e morto suicida in carcere nel 2019. L’audizione si è svolta a porte chiuse vicino alla sua casa di Chappaqua, nello Stato di New York, e ha rappresentato l’ennesimo capitolo di una storia che lega l’ex segretaria di Stato al passato controverso del marito Bill Clinton.

Nella dichiarazione rilasciata prima dell’interrogatorio, Hillary Clinton ha negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento o conoscenza delle attività criminali di Epstein. «Non ho alcuna informazione sulle sue attività criminali. Non ricordo neppure di averlo mai incontrato. Non ho mai volato sul suo aereo o visitato la sua isola, le sue case, i suoi uffici», ha affermato, dichiarandosi inorridita dalle azioni del finanziere.

L’ex ministra degli Esteri ha riconosciuto di aver conosciuto solo in modo superficiale Ghislaine Maxwell, collaboratrice di Epstein poi condannata a 20 anni per adescamento di minori. Maxwell partecipò al matrimonio della figlia Chelsea nel 2010, ma secondo Hillary venne come accompagnatrice di un altro invitato. In un’intervista rilasciata alla BBC la settimana precedente a Berlino, Clinton aveva specificato di aver incontrato Maxwell in poche occasioni, precisando di non aver mai avuto contatti significativi con lei.

Durante la deposizione, Hillary Clinton ha però contrattaccato con forza, denunciando l’inchiesta congressuale come un esercizio di teatro politico di parte voluto dai repubblicani. Ha invitato la Commissione a chiedere direttamente al presidente Donald Trump di chiarire sotto giuramento le migliaia di volte in cui il suo nome appare nel dossier Epstein. Secondo l’ex segretaria di Stato, anche la ministra della Giustizia Pam Bondi e il segretario di Stato Marco Rubio dovrebbero essere chiamati a testimoniare per aver abbandonato le vittime e favorito i trafficanti di esseri umani.

Al termine delle sei ore di interrogatorio, Clinton si è detta delusa che la testimonianza non sia stata resa pubblica, affermando di voler vedere emergere la verità. Ha apprezzato il presidente della Commissione James Comer per aver sollevato questioni significative sulla natura dell’indagine, ma ha criticato i membri repubblicani per non aver interrogato altre persone deposte riguardo ai loro rapporti con Epstein o Maxwell.

L’audizione è stata interrotta bruscamente a causa della diffusione sui social media di una foto scattata durante la sessione a porte chiuse dalla deputata repubblicana Lauren Boebert. I democratici hanno definito questa azione completamente contraria alle regole, e il team di Clinton ha chiesto una pausa per garantire che non venissero violate altre norme procedurali. Boebert ha successivamente dichiarato alla BBC che la foto era stata scattata prima dell’inizio effettivo della deposizione e inviata a un influencer conservatore.

I democratici presenti alla Commissione hanno difeso con forza Hillary Clinton, suggerendo che i procedimenti siano stati una perdita di tempo e non abbiano fatto emergere elementi nuovi. Il deputato Robert Garcia, massimo esponente democratico del panel, ha chiesto che la trascrizione completa della testimonianza venga resa pubblica entro 24 ore e ha sollecitato che sia Trump stesso a deporre davanti alla Commissione. La deputata Yassamin Ansari ha definito la giornata uno spettacolo poco serio, accusando i repubblicani di essere più interessati a scattare foto di Hillary Clinton che a scoprire la verità.

La questione centrale dell’inchiesta riguarda però principalmente Bill Clinton, che testimonierà oggi davanti alla stessa Commissione. Sarà la prima volta dal 1983, quando Gerald Ford depose al Congresso, che un ex presidente degli Stati Uniti sarà costretto a testimoniare in un’indagine parlamentare. I rapporti tra Bill Clinton ed Epstein risalgono a molti anni prima delle condanne per reati sessuali del finanziere: nel 2002 e 2003, l’ex presidente viaggiò quattro volte sul jet privato di Epstein, soprannominato Lolita Express. I fascicoli del dossier contengono anche fotografie di Bill Clinton sorridente insieme a delle ragazze.

Erano gli anni in cui nasceva la Clinton Global Initiative, l’organizzazione non profit dedicata a trovare soluzioni per sfide globali come cambiamenti climatici, salute e parità di genere. Epstein e Maxwell utilizzarono le loro vaste connessioni per aiutare Clinton nell’impresa. L’ex presidente ha sempre affermato di non aver avuto conoscenza dei crimini di Epstein e di aver interrotto i contatti con lui due decenni fa, esprimendo rammarico per essere stato associato al finanziere.

Per Hillary Clinton, questa deposizione rappresenta l’ennesima occasione in cui si trova a dover rispondere delle azioni del marito, una dinamica che si trascina da 34 anni. La prima volta fu nel 1992, quando durante un’intervista a 60 Minutes difese Bill Clinton dalle accuse di Jennifer Flowers di aver avuto una relazione extraconiugale di 12 anni. In quell’occasione dichiarò: “Lo amo, lo rispetto e rendo onore a quello che ha passato e abbiamo passato insieme. E se questo non basta alle persone, diamine, non lo votate”. Quella difesa pubblica salvò la campagna e la carriera politica del marito, ma negli anni successivi Hillary sarebbe stata costretta a difenderlo altre volte, dal caso Paula Jones a quello di Monica Lewinsky, che costò a Bill l’impeachment della Camera.

I Clinton avevano inizialmente resistito alla citazione del panel, definendola politicamente motivata, prima di accettare di testimoniare mentre si profilavano potenziali procedimenti per oltraggio al Congresso. Entrambi hanno accusato Comer di condurre una politica di parte, descrivendo le citazioni legali come un tentativo di imbarazzare i rivali politici su direttiva del presidente Trump. I nomi dei Clinton compaiono ripetutamente nei documenti del Dipartimento di Giustizia relativi a Epstein, ma la presenza in questi file di milioni di pagine non implica alcun illecito.

James Comer ha dichiarato dopo la deposizione di Hillary che è un peccato ci siano voluti sette mesi per organizzare l’audizione, ma che l’ex segretaria di Stato ha risposto alla maggior parte delle domande. Ha aggiunto che, sebbene siano state poste molte domande, ci sono alcune risposte di cui i membri della Commissione non si sono detti soddisfatti. Comer ha respinto le accuse di ingiustizia verso i Clinton, sottolineando che non hanno mai risposto a domande su questo tema, a differenza di Trump che viene interrogato quotidianamente sulla sua conoscenza o coinvolgimento con Epstein.

Gli Epstein files, rilasciati a tappe dal Dipartimento di Giustizia, rivelano l’estensione delle connessioni del finanziere con molteplici personaggi di alto profilo, anche dopo la sua condanna per reati sessuali. Le testimonianze di questo tipo normalmente si svolgono a porte chiuse, ma i Clinton avevano chiesto che la loro deposizione fosse pubblica per evitare che porzioni selettive delle loro dichiarazioni potessero essere diffuse ai media in modo strumentale.

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