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Home » Attualità » Influenza 2025, già 2 milioni a letto: “Quest’anno è diversa, tanti contraggono più virus insieme”

Influenza 2025, già 2 milioni a letto: “Quest’anno è diversa, tanti contraggono più virus insieme”

Influenza 2025: 2 milioni di italiani già a letto con 4 settimane di anticipo. Co-infezioni con Covid, RSV e H3N2. Picco atteso a fine anno. Cosa sapere su vaccini e prevenzione.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene27 Novembre 2025
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Persona che tossisce
Persona che tossisce (fonte: Unsplash)
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La stagione influenzale 2025 è iniziata con quattro settimane di anticipo rispetto agli anni precedenti, e i numeri parlano chiaro: secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, già 2,1 milioni di italiani sono a letto a causa di infezioni respiratorie. Un dato che preoccupa medici ed esperti, non solo per l’anticipo, ma soprattutto per le caratteristiche peculiari di questa stagione.

Già dall’inizio di novembre tante persone manifestano febbre, tosse, male alle ossa, alla testa e alla gola, e per un motivo preciso. Quest’anno la situazione presenta tre aggravanti significative: la co-circolazione con altri virus respiratori come Sars-CoV2, RSV (virus sinciziale respiratorio), Rhinovirus, Adenovirus e sindromi parainfluenzali, presenti già da metà ottobre; la ricomparsa del ceppo H3N2, notoriamente più virulento; l’abbassamento repentino delle temperature e l’aumento dell’umidità, che costringono a stare più al chiuso facilitando i contagi.

L’allerta arriva direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che segnala un rischio complessivo più elevato e annuncia un picco del male di stagione anticipato a fine anno, invece del tradizionale febbraio. Marc-Alain Widdowson, responsabile dell’Unità minacce pandemiche e malattie trasmissibili di Oms Europa, rassicura: “Anche se i virus mutano, il vaccino offre comunque una protezione significativa contro malattia, ricoveri e mortalità”.

Il professor Vincenzo Baldo, docente di Igiene all’Università di Padova, spiega il quadro attuale: “In questo momento una buona percentuale di pazienti contrae più virus insieme, il che aggrava il quadro generale. Soprattutto in presenza di H3N2, che causa un’influenza più pesante, un maggior numero di casi gravi, ricoveri e decessi”. La raccomandazione è di vaccinarsi entro la metà di dicembre, considerando che servono 7-10 giorni per la produzione degli anticorpi.

In Veneto, l’ultima ricognizione dell’Istituto Superiore di Sanità, relativa alla settimana tra l’11 e il 18 novembre, segnala un’incidenza di 6,3 casi per mille abitanti, contro una media nazionale di 7,9 per mille. Come sempre, il valore più alto si rileva nella fascia d’età 0-4 anni, con 19 casi per mille abitanti. Secondo Matteo Bassetti, direttore delle Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, anche quest’anno i bambini piccoli sono i più colpiti: nella scorsa settimana più di 25 piccoli ogni 1.000 hanno contratto delle infezioni respiratorie.

L’aumento dei casi di Sars-CoV2 complica ulteriormente il quadro: il 50% dei tamponi risulta positivo, stessa percentuale dei test per l’influenza. “Un’ulteriore evoluzione della situazione è legata alle prossime festività natalizie, che potrebbero favorire i contagi, così come la successiva ripresa scolastica potrebbe incrementarli verso la fine dell’anno”, avverte il professor Baldo.

Persona che si lava le mani
Persona che si lava le mani (fonte: Unsplash)

Il dottor Maurizio Cancian, nel direttivo nazionale della Società italiana medicina generale, conferma: “Quest’anno abbiamo cominciato a notare un boom di virosi respiratorie già a settembre, con un’epidemia di Covid in forma lieve. Il Sars-CoV2 è tornato a circolare in ottobre e ha conosciuto una ripresa nelle ultime due settimane, insieme all’influenza. Adesso ogni medico di famiglia vede almeno 5-8 casi al giorno di infezioni virali alle alte vie respiratorie, anche gravi”.

La difficoltà diagnostica iniziale sta nel distinguere tra influenza e Sars-CoV2, i cui sintomi iniziali sono identici: febbre, mal di gola, tosse, emicrania, dolori muscolari, disturbi gastroenterici. Tuttavia, l’influenza implica una febbre più alta, tra 38 e 39 gradi, e una durata maggiore, tra 5 e 7 giorni di media.

Ai soggetti fragili, Baldo consiglia di immunizzarsi anche contro Pneumococco ed Herpes Zoster, perché i virus possono favorire le infezioni batteriche come la polmonite. Il Veneto vanta la migliore copertura d’Italia contro questi patogeni: rispettivamente 56% e 55% dei soggetti fragili. Esiste anche un anti-RSV, già approvato da Aifa in tre formulazioni, ma al momento non è ricompreso nel Piano nazionale e quindi non è rimborsabile dal Sistema Sanitario Nazionale.

Le previsioni per questa stagione parlano di 8-20 milioni di casi potenziali: un italiano su tre potrebbe essere colpito. Il virus influenzale muta come il Covid, e le nuove varianti, in particolare il subclade K della variante A/H3N2 segnalato dall’European Centre for Disease Prevention and Control, riescono a evadere sia l’immunità naturale sia quella indotta dai vaccini precedenti.

Nonostante l’evidenza scientifica, nel nostro Paese la cultura della prevenzione resta debole: solo un italiano su cinque si vaccina e tra gli anziani solo uno su due, con un trend pericolosamente negativo. Gli esperti ribadiscono: “La vaccinazione è ancora la misura più efficace per ridurre gli esiti gravi. Raccomandiamo la co-somministrazione con altre vaccinazioni contro Covid-19, Pneumococco, Virus Respiratorio Sinciziale e Herpes Zoster”.

Cancian aggiunge due raccomandazioni importanti: “I vaccini durano 6-7 mesi, quindi anche chi li assume adesso è protetto per tutta la stagione, picco compreso. E le formulazioni di quest’anno sono ancora più sicure, non stiamo vedendo alcun effetto collaterale”. Accanto alla prevenzione vaccinale, restano valide le misure apprese durante la pandemia: lavarsi spesso le mani, evitare i luoghi affollati o frequentarli con la mascherina, che è consigliabile indossare anche in presenza di tosse e raffreddore quando si sta a contatto con altri, soprattutto anziani o persone fragili.

La scuola rappresenta un luogo privilegiato di contagio per i virus respiratori, dato che la vicinanza fra le persone ne facilita la trasmissione. Proprio per questo motivo, diventa anche il contesto ideale dove diffondere la cultura della prevenzione, ancora troppo blanda nel nostro Paese nonostante le evidenze scientifiche sulla sua efficacia.

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