Mojtaba Khamenei ha ufficialmente assunto il ruolo di Guida Suprema dell’Iran, segnando l’inizio della sua leadership con un discorso strategico trasmesso dalla TV di Stato e lo sbarco simultaneo sui principali social network. Tuttavia, l’assenza di un video in cui il leader appaia di persona ha alimentato speculazioni sulle sue reali condizioni di salute dopo l’attacco missilistico del 28 febbraio scorso. Si parla di una ferita grave alla gamba e addirittura di uno stato di coma. Il messaggio, letto da una giornalista con una foto fissa sullo sfondo, delinea le linee guida del nuovo corso: chiusura dello Stretto di Hormuz e smantellamento delle basi statunitensi nella regione.

Il debutto di Mojtaba Khamenei avviene in uno dei momenti più drammatici della storia recente della Repubblica Islamica. La sua ascesa segue i pesanti bombardamenti effettuati da Stati Uniti e Israele che, alla fine di febbraio, hanno colpito il quartier generale di Teheran. In quell’occasione, la famiglia Khamenei ha subito perdite devastanti: sei membri del nucleo familiare, inclusi il padre Ali Khamenei e la madre del nuovo leader, sono rimasti uccisi.
Le incertezze sulla capacità fisica di Mojtaba di governare sono state parzialmente chiarite da fonti diplomatiche e d’intelligence. L’ambasciatore iraniano a Cipro ha confermato il ferimento del nuovo leader, mentre testate internazionali come la CNN hanno riportato dettagli specifici sulle sue condizioni: una frattura al piede, numerose ecchimosi al volto e ferite varie che gli avrebbero impedito di mostrarsi in video per il suo primo discorso ufficiale.
Il discorso della nuova Guida Suprema, articolato in sette capitoli fondamentali, è stato recepito dagli analisti internazionali come un manifesto di estrema fermezza. Khamenei ha affrontato temi cruciali che spaziano dalla gestione delle forze armate al ruolo degli organi esecutivi, fino alla strategia verso i Paesi vicini. I punti salienti includono:
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chiusura delle basi USA: una richiesta perentoria di smantellamento di ogni presidio statunitense nella regione, definiti strumenti di controllo e oppressione;
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Stretto di Hormuz: l’annuncio della chiusura del passaggio marittimo strategico come leva di pressione economica e militare sui nemici;
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relazioni regionali: Una distinzione netta tra i Paesi vicini, definiti amici e al sicuro da attacchi, e le basi nemiche situate sui loro territori, che restano invece obiettivi legittimi;
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vendetta e giustizia: Un riferimento diretto alla strage delle bambine nella scuola di Minab, definita un crimine imperdonabile che sarà vendicato.
Parallelamente alla messa in onda televisiva, Mojtaba Khamenei ha inaugurato i propri profili ufficiali su piattaforme come Instagram e X (ex Twitter), ottenendo immediatamente migliaia di seguaci. La strategia comunicativa digitale punta tutto sulla legittimazione storica e religiosa.
In un post diventato virale, compaiono tre date emblematiche che tracciano una linea retta nella storia della rivoluzione:
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1963: l’inizio dell’attivismo di Ruhollah Khomeini.
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1989: l’ascesa di Ali Khamenei.
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2026: l’anno della consacrazione di Mojtaba Khamenei.
L’uso della formula religiosa “Bismillah” (Nel nome di Dio) ripetuta tre volte corrobora questo tentativo di presentare la successione non come una scelta politica dettata dall’emergenza, ma come una transizione naturale e divina. Nonostante i dubbi persistenti sulla sua incolumità fisica, la macchina della propaganda lo ha già incoronato “Leader della Rivoluzione Islamica”, cercando di garantire stabilità a un Paese profondamente ferito dal recente conflitto.



