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Home » Attualità » La cittadinanza che spacca l’Italia: perché Francesca Albanese sta facendo litigare intere città?

La cittadinanza che spacca l’Italia: perché Francesca Albanese sta facendo litigare intere città?

I sindaci italiani ripensano la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, relatrice ONU: Firenze rifiuta, Napoli frena, Bologna in bilico. Le polemiche crescono.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino2 Dicembre 2025
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Francesca Albanese
Francesca Albanese (fonte: YouTube/TedX)
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Quello che sembrava un riconoscimento pacifico si è trasformato in un vero rompicapo politico per tanti sindaci italiani. Al centro della questione c’è Francesca Albanese, esperta dell’ONU che si occupa dei territori palestinesi occupati. Durante l’estate scorsa diverse città avevano deciso di conferirle la cittadinanza onoraria, ma ora molti amministratori stanno facendo marcia indietro.

Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’associazione dei comuni italiani (Anci), ha messo in stand-by la decisione nonostante il Consiglio comunale l’avesse già approvata ad agosto. Vuole pensarci meglio prima di firmare il documento definitivo.

La posizione più dura arriva però da Firenze. La sindaca Sara Funaro ha bocciato senza mezzi termini la proposta: secondo lei Albanese ha più volte dimostrato di lanciare messaggi divisivi invece che unificanti nella difesa del popolo palestinese. Per questo motivo ritiene che Firenze, città storicamente impegnata nella costruzione di ponti, non debba darle questo riconoscimento.

Il punto di svolta è arrivato dopo un’irruzione violenta di manifestanti pro-Palestina nella redazione del quotidiano La Stampa a Torino. Albanese aveva commentato l’episodio condannando la violenza ma aggiungendo che doveva servire da monito affinché i giornalisti tornassero a fare il loro lavoro. Queste parole, interpretate come una giustificazione parziale dell’intimidazione verso chi fa informazione, hanno scatenato un vespaio.

Marco Massari, primo cittadino di Reggio Emilia, aveva già dato ad Albanese il prestigioso riconoscimento del Primo Tricolore a settembre. Durante quella cerimonia c’erano stati già momenti di tensione quando il sindaco aveva nominato gli ostaggi israeliani, ricevendo un rimprovero pubblico dalla stessa Albanese. Oggi Massari prende le distanze dalle sue dichiarazioni sulla violenza ai giornalisti, ma precisa che il riconoscimento riguardava il lavoro svolto come rappresentante ONU, non le sue opinioni personali.

Anche Vito Leccese, sindaco di Bari, mantiene fermo il riconoscimento concesso ad agosto (le chiavi della città), pur definendo le parole di Albanese lontane dai suoi valori. Secondo lui si tratta di un gesto della comunità verso la causa della giustizia per il popolo palestinese, non di un premio individuale.

A Bologna la situazione è particolarmente complessa. Il sindaco Matteo Lepore ha criticato chiaramente le affermazioni di Albanese sulla violenza al giornale, ribadendo che nessuna causa può giustificare attacchi al giornalismo. Però non si è espresso chiaramente sulla cittadinanza, che era stata approvata dal consiglio comunale a ottobre. Il problema è che ora anche il Partito Democratico locale si oppone, creando divisioni all’interno della maggioranza che governa la città.

A Torino la proposta è completamente bloccata, in attesa che i capigruppo trovino un accordo, cosa che al momento sembra difficile. Le opposizioni di centrodestra hanno chiesto a gran voce di revocare tutte le onorificenze già concesse.

Nonostante le polemiche, i sindaci di Jesi (Lorenzo Fiordelmondo) e Fabriano (Daniela Ghergo) hanno confermato che manterranno l’onorificenza ad Albanese.

Questa vicenda mostra quanto sia complicato gestire riconoscimenti a figure istituzionali internazionali quando le loro dichiarazioni pubbliche dividono l’opinione pubblica. Anche all’interno dello stesso partito politico ci sono visioni opposte: c’è chi separa nettamente il ruolo ufficiale dalle opinioni personali e chi invece ritiene che certi comportamenti siano incompatibili con i valori della propria città.

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