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Home » Attualità » Guerra e benzina, Giorgia Meloni al Senato: “L’Italia resta fuori, ora tasseremo chi specula”

Guerra e benzina, Giorgia Meloni al Senato: “L’Italia resta fuori, ora tasseremo chi specula”

"Non siamo in guerra e non vogliamo esserlo". Sulle accise della benzina, il governo pronto ad agire contro chi specula sui prezzi.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino11 Marzo 2026Aggiornato:11 Marzo 2026
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Giorgia Meloni parla al Senato
Giorgia Meloni parla al Senato (YouTube)

L’Italia non è in guerra e non intende entrarci. Lo ha detto chiaramente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo questa mattina al Senato sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, in vista del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo. Al centro del discorso anche il caro carburante: il governo sta valutando l’attivazione delle cosiddette “accise mobili” e ha lanciato un avvertimento preciso a chi pensasse di speculare sull’emergenza.

Meloni ha detto:  “Viviamo in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni, sarebbe «più facile rispondere con slogan e frasi fatte, alimentando la paura dei cittadini, ma sarebbe meno responsabile e più pericoloso“.

Sul coinvolgimento dell’Italia nel conflitto, la premier è stata netta, confermando quanto detto a Rtl 102.5 qualche giorno fa: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra“. Ha poi precisato che le basi militari americane presenti sul territorio italiano risalgono agli accordi del 1954, e che eventuali richieste di utilizzo al di fuori di quell’intesa spetterebbero al Parlamento decidere. “A oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso“, ha chiarito.

Meloni ha anche risposto alle polemiche sul comportamento dell’Italia rispetto alla Spagna del premier Pedro Sánchez, sottolineando che entrambi i Paesi si stanno attenendo ai rispettivi accordi bilaterali con gli Stati Uniti: “Stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po’ di logica non guasterebbe“.

Sul fronte diplomatico, la presidente del Consiglio ha dichiarato che l’Italia intende “lavorare per vedere se e quando dovessero esistere i margini per un ritorno alla diplomazia“, ma ha aggiunto che questo obiettivo è “impossibile sino a quando l’Iran continua con i suoi attacchi ingiustificati verso i Paesi del Golfo“. Nel frattempo, l’Italia sta fornendo sistemi di difesa aerea a quei Paesi, anche per proteggere le decine di migliaia di cittadini italiani presenti nell’area.

Meloni è entrata nel dettaglio anche sulle possibili ricadute economiche della crisi. Il governo ha messo in campo strumenti di monitoraggio dei prezzi, dall’ARERA per l’energia al cosiddetto “Mr. Prezzi” per i beni di consumo,  con attenzione particolare ai prezzi dei carburanti alle pompe.

La misura più concreta annunciata riguarda le “accise mobili”: un meccanismo che consente di utilizzare il maggior gettito IVA generato dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise sul carburante, alleggerendo così il peso sui cittadini. “Stiamo valutando di attivare questo strumento nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile“, ha detto Meloni, ricordando che il meccanismo era già previsto nel programma di governo ed era stato rafforzato con il provvedimento del 2023.

Ma l’avvertimento più diretto è andato a chi volesse approfittare della situazione: “Il messaggio che mando, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini, è: consiglio prudenza. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili“.

Sul fronte delle opposizioni, il Partito Democratico ha presentato una propria risoluzione che impegna il governo a non autorizzare l’utilizzo delle basi militari americane in Italia per eventuali attacchi contro l’Iran, e a non fornire alcun tipo di supporto militare a operazioni che, secondo il Pd, violerebbero il diritto internazionale. Italia Viva, Azione e Più Europa hanno invece puntato su una risoluzione comune che chiede un’accelerazione verso un’Europa federale, con elezione diretta del presidente della Commissione e un sistema di difesa comune.

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