Dal 12 agosto 2026 le capsule monodose del caffè diventeranno ufficialmente imballaggi da riciclare. Lo stabilisce il nuovo Regolamento europeo Ppwr (sui packaging e i rifiuti di imballaggio), che riconosce questi prodotti come veri e propri contenitori anche quando contengono ancora il fondo di caffè
Non si tratta solo di una definizione burocratica: da quella data scatteranno regole precise per la selezione e il recupero delle capsule in tutta l’Unione Europea. Come spiega Simona Fontana, direttrice del Conai (il consorzio nazionale imballaggi), entro il 2030 anche oggetti complessi come le capsule dovranno essere concretamente riciclabili in tutti gli Stati membri.
Ogni materiale seguirà un percorso diverso, e le filiere industriali stanno già lavorando per rendere il sistema efficiente.
Le capsule in alluminio hanno già alle spalle quindici anni di sperimentazione. Il consorzio Cial ha attivato punti di raccolta nei negozi e sviluppato impianti che separano il metallo dal caffè: il primo viene fuso e riutilizzato, il secondo finisce nel compostaggio. Da dieci anni alcune province lombarde (come Lecco, Monza e Brianza) permettono di gettare queste capsule nel multimateriale leggero, dove vengono recuperate insieme a tappi e blister attraverso un processo chiamato “trattamento del sottovaglio”. L’obiettivo è estendere questa possibilità a tutto il paese, anche se serviranno tempo e investimenti.

Le capsule in bioplastica rappresentano già un quinto del mercato e possono essere buttate direttamente nell’umido. Attraverso il consorzio Biorepack, contenitore e caffè vengono trattati insieme negli impianti di compostaggio. Secondo Armido Marana di Assobioplastiche, la filiera italiana è pronta sia a produrre sia a smaltire questo tipo di capsule.
La situazione più complicata riguarda le capsule in plastica tradizionale. Giovanni Cassuti, presidente di Corepla, conferma che sono in fase di studio tecnologie dedicate per valorizzare questi materiali misti ed evitare che l’aumento della raccolta si traduca in più scarti. L’obiettivo è sviluppare sistemi capaci di intercettare anche le frazioni più piccole.
Il regolamento europeo chiede agli Stati membri di stilare subito una lista di prodotti che dal 2030 dovranno essere obbligatoriamente in bioplastica, come gli imballaggi monouso dei ristoranti o quelli per frutta e verdura sotto 1,5 kg. Le capsule del caffè non sono ancora in questa lista, creando un’incertezza che l’Italia sta cercando di risolvere con Bruxelles.
Il problema è anche temporale: la lista va definita ora e non potrà essere modificata in futuro, bloccando di fatto l’evoluzione tecnologica del settore. Una rigidità che preoccupa l’industria italiana, particolarmente avanzata nel riciclo delle bioplastiche.
Per ora, nulla di diverso dal solito. La norma europea è un punto di partenza, ma i cittadini devono continuare a seguire le regole del proprio comune finché l’Italia non recepirà completamente i nuovi standard. Il cambiamento nelle abitudini quotidiane sarà graduale e dipenderà dalla riorganizzazione dei sistemi di raccolta locali.



