Un’intera azienda svuotata dalla mattina alla sera. Trentasette dipendenti licenziati contemporaneamente e sostituiti dall’intelligenza artificiale. Non è uno scenario distopico ambientato in un futuro remoto, ma la realtà di quanto sta accadendo a Marghera, nella provincia di Venezia, dove InvestCloud Italy ha avviato le pratiche per il licenziamento collettivo di tutto l’organico della sua unica sede italiana.
InvestCloud è una società californiana specializzata in software per il settore finanziario, in particolare nella gestione patrimoniale e nel trasferimento digitale di servizi finanziari. La sede di Porto Marghera, aperta dopo l’acquisizione dell’ex Finantix nel 2021, impiega professionisti altamente qualificati: un dirigente, sette quadri e ventinove impiegati, tra ingegneri informatici e specialisti del settore tecnologico.
La comunicazione ufficiale è stata inviata nei giorni scorsi a Federmeccanica, alle organizzazioni sindacali e a Confindustria Veneto Est, oltre che ai singoli lavoratori. La motivazione fornita dall’azienda è legata a un nuovo modello organizzativo del gruppo basato su sistemi integrati con l’intelligenza artificiale che non prevede più il mantenimento di strutture locali autonome.

Il documento aziendale menziona un contesto competitivo che negli ultimi undici mesi ha registrato una significativa accelerazione dei cambiamenti tecnologici, con un crescente livello di integrazione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale nei modelli di servizio. In tale scenario è emersa l’esigenza di un riallineamento strutturale del modello organizzativo del gruppo, delle priorità di investimento e del modello operativo.
“Parliamo di una multinazionale. Sappiamo che, di fronte a una decisione che ormai è presa, non ci sono margini”, ammette uno dei lavoratori coinvolti. “Il nostro lavoro consiste nel creare demo e cloud: un lavoro che adesso sarà svolto interamente dall’intelligenza artificiale. Ma la mano umana, noi lo vediamo tutti i giorni, resta fondamentale, soprattutto quando qualche meccanismo si inceppa”.
Un altro aspetto paradossale della vicenda emerge dalle parole dei dipendenti: “Le cose vanno bene. Le commesse sono tante e in continuo aumento. Sicuramente in grado di coprire i nostri stipendi, garantendo un buon margine di ricavo”. Il margine di ricavo per l’azienda è destinato a salire vertiginosamente proprio grazie all’eliminazione dei costi del personale.
InvestCloud è una società statunitense di media grandezza, con un fatturato che oscilla tra i 6 e i 9 milioni di euro all’anno. Questa non è la prima ondata di licenziamenti: l’azienda ha inaugurato una stagione di tagli già un anno e mezzo fa, con trenta licenziamenti a Singapore, trentacinque a Londra e svariate decine anche negli Stati Umiti.
La reazione dei sindacati è stata immediata e dura. Tutte le sigle sindacali del comparto meccanico sono in agitazione. Daniele Giordano e Michele Valentini della Cgil di Venezia sottolineano che non si tratta soltanto di una riorganizzazione aziendale: “Siamo davanti a un caso emblematico che dimostra come l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra. Il punto vero è sempre lo stesso: quale intelligenza artificiale, con quali strumenti, con quali regole e sotto quale controllo pubblico”.
Per i rappresentanti della Cgil è indispensabile aprire immediatamente un confronto istituzionale vero, a partire dal tavolo di crisi regionale, per tutelare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori coinvolti e per affrontare una questione che riguarda non solo una singola azienda, ma il modello di sviluppo che si vuole costruire per il territorio e per il Paese. Matteo Masiero, segretario della Fim Cisl di Venezia, chiede l’intervento dell’unità di crisi della Regione. Nei prossimi giorni è prevista un’assemblea dei lavoratori per valutare quali strumenti normativi opporre alla decisione aziendale, anche attraverso il tavolo di crisi della Regione Veneto. Mercoledì prossimo ci sarà l’incontro formale con l’azienda, anche se le aspettative di una marcia indietro appaiono ridotte.
La vicenda di Marghera si inserisce in un contesto globale di profonda trasformazione del mercato del lavoro legata all’intelligenza artificiale. L’ultima analisi del World Economic Forum, presentata a gennaio a Davos, indica che entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe eliminare 92 milioni di posti di lavoro, ma crearne altri 170 milioni. Una scommessa di cui, al momento, si conoscono principalmente le perdite, mentre i nuovi posti di lavoro promessi restano ancora da definire e quantificare.



