Un missile ha colpito la base militare italiana di Erbil, capoluogo della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha confermato l’attacco in diretta televisiva e ha rassicurato il Paese: tra il personale italiano non si registra alcuna vittima. I circa 120 militari presenti si trovano al sicuro all’interno dei bunker della struttura.
La notizia è emersa in modo inatteso durante la trasmissione Realpolitik su Rete 4, quando il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, ha letto pubblicamente un messaggio SMS ricevuto direttamente da Crosetto: “Un missile ha appena colpito la nostra base ad Erbil, non so ancora con che esito. Non ci sono vittime tra il personale italiano“. Una comunicazione sobria e immediata, che ha scosso il dibattito in studio e catturato l’attenzione dell’opinione pubblica.
A stretto giro, il ministro ha dichiarato all’agenzia Adnkronos di aver parlato “personalmente” con il colonnello Stefano Pizzotti, comandante della base. “Stanno tutti bene“, ha assicurato Crosetto, specificando di essere “costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante del COVI“, ovvero il Comando Operativo di Vertice Interforze. Anche il generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha immediatamente preso contatto con la base per verificare la situazione.
Poco dopo, anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto su Rete 4, ha ribadito che l’intero contingente si trova al riparo: “Tutti i nostri militari sono al sicuro, nel bunker“. Tajani ha però sottolineato che la situazione “resta pericolosa” e che in quel momento non era ancora stato possibile accertare la natura precisa dell’attacco, né stabilire con certezza se il missile fosse di fabbricazione iraniana o provenisse da milizie filo-iraniane attive nella regione. Ancora non era chiaro, ha aggiunto il vicepremier, se l’attacco fosse diretto specificamente contro il contingente italiano o contro altri reparti presenti nella stessa area, tra cui quelli americani.

Cos’è la missione “Prima Parthica” e perché l’Italia è a Erbil
La presenza italiana a Erbil non è casuale né recente. Il contingente nazionale fa parte dell’operazione “Prima Parthica”, avviata nel 2014 nell’ambito della coalizione internazionale contro il gruppo terroristico Daesh, lo Stato Islamico. Il nome richiama la Legio I Parthica, la legione romana fondata da Settimio Severo proprio in quei territori, a simboleggiare una presenza storica profonda in Mesopotamia.
La base principale si chiama Camp Singara, situata all’interno dell’aeroporto internazionale di Erbil. Da lì, circa 300 militari di terra e altrettanti dell’aviazione svolgono attività di addestramento, consulenza e supporto a favore delle forze di sicurezza curde, i Peshmerga, e delle forze di polizia irachene. Dall’avvio della missione, il personale italiano ha formato oltre 50.000 soldati e agenti locali, contribuendo a costruire capacità autonome per contrastare eventuali ritorni dell’Isis.
L’addestramento copre discipline molto diverse: dal combattimento in ambiente urbano e montano, alla gestione delle sommosse, fino alla formazione di tiratori scelti e unità anti-IED (anti-ordigno). I Carabinieri, a Baghdad, si occupano invece di formare la Polizia Federale irachena. Insomma, una presenza militare strutturata, discreta ma cruciale per la stabilità di un’area ancora profondamente fragile.
