Massimo Giletti è stato aggredito in pieno centro a Roma da un ex agente dei servizi segreti mentre conduceva un’inchiesta giornalistica sul caso Emanuela Orlandi. L’episodio, avvenuto giovedì scorso in via del Corso, è stato filmato dalle telecamere della troupe de Lo Stato delle Cose, il programma condotto dal giornalista su Rai3.
Il conduttore stava tentando di intervistare Claudio Martufi, ex agente del Sisde, quando la situazione è degenerata. Martufi era stato ascoltato proprio quel giovedì dalla Commissione bicamerale d’inchiesta Orlandi-Gregori, presieduta da Andrea De Priamo, e Giletti aveva cercato di porgli alcune domande sulla sua attività nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno 1983.
Nel video dell’aggressione si vede Giletti avvicinarsi all’ex 007 e chiedergli: “Perché avete avvisato Mario Meneguzzi che lo stavate pedinando?”. L’uomo inizialmente non risponde e tenta di allontanarsi, ma il giornalista insiste: “Voi dei Servizi lo avevate avvisato che lo stava pedinando, mi vuole spiegare perché?”. A quel punto Martufi si gira e colpisce Giletti con un pugno.
“Ma sta scherzando? Anziché rispondere alle domande colpisce la gente? Ma lei è proprio fuori!”, ha esclamato il conduttore subito dopo l’aggressione. Nonostante l’episodio, Giletti ha dichiarato alle agenzie di stampa di non avere intenzione di presentare denuncia: “Come diceva Minoli, sono un grande giornalista di strada, la mia passione è questa, sai che ti può succedere qualcosa”.
L’ex agente Claudio Martufi era tra i primi membri dei servizi segreti ad entrare nell’appartamento della famiglia Orlandi nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della quindicenne cittadina vaticana. All’epoca operava insieme al collega Giulio Gangi, oggi deceduto. Durante la sua audizione davanti alla Commissione bicamerale, Martufi ha chiesto di secretare completamente il contenuto del suo intervento e non ha permesso né acquisizione audio né registrazione video.
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Da settimane la redazione de Lo Stato delle Cose sta seguendo quella che viene definita la pista familiare del caso Orlandi, una direzione investigativa che vede al centro Mario Meneguzzi, zio di Emanuela oggi deceduto. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Roma, esisterebbero elementi che collegano Meneguzzi alla scomparsa della nipote, tanto che la sua villa è stata recentemente perquisita dalle autorità.
L’elemento centrale dell’inchiesta di Giletti riguarda proprio il presunto avvertimento che Martufi e Gangi avrebbero dato a Meneguzzi, informandolo del fatto che fosse sotto osservazione da parte della polizia. “Sto seguendo una pista che non è stata mai approfondita: il coinvolgimento dello zio Mario Meneguzzi nel rapimento di Emanuela Orlandi”, ha spiegato il giornalista. “Nel momento in cui l’ho incalzato per quattro, cinque minuti, chiedendogli come mai i Servizi segreti avessero avvertito lo zio di Emanuela del fatto che era pedinato dalla polizia, ha perso la testa, si è girato e mi ha colpito con un pugno”.
La reazione violenta dell’ex agente ha convinto Giletti a proseguire con ancora maggiore determinazione sulla questione. “Su questo indagherò io, soprattutto dopo essermi preso un pugno”, ha dichiarato a LaPresse. Il conduttore ritiene che questo gruppo di uomini dei servizi segreti abbia giocato un ruolo ancora da chiarire nella vicenda, e che l’avvertimento dato a Meneguzzi rappresenti un tassello fondamentale per comprendere cosa sia realmente accaduto a Emanuela Orlandi oltre quarant’anni fa.
Il caso Orlandi rimane uno dei misteri più oscuri della storia italiana recente. La ragazza, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, scomparve a Roma all’età di 15 anni mentre tornava da una lezione di musica. Nel corso dei decenni sono state formulate innumerevoli ipotesi, dal coinvolgimento della mafia turca a quello della banda della Magliana, da piste internazionali legate all’attentato a Papa Giovanni Paolo II fino a scenari che chiamano in causa direttamente il Vaticano.
L’aggressione a Giletti riaccende i riflettori su un aspetto poco esplorato della vicenda: il ruolo dei servizi segreti italiani e i loro rapporti con i familiari di Emanuela. La violenza della reazione di Martufi, un ex professionista addestrato a mantenere il controllo in situazioni di stress, solleva interrogativi sul perché alcune domande risultino così scomode a distanza di oltre quattro decenni.



