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Home » Attualità » Negoziati USA-Iran senza accordo: tregua in bilico dopo 21 ore di colloqui

Negoziati USA-Iran senza accordo: tregua in bilico dopo 21 ore di colloqui

I colloqui Usa-Iran a Islamabad falliscono dopo 21 ore. Vance lascia il Pakistan senza accordo su nucleare e Stretto di Hormuz. Futuro della tregua incerto.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino12 Aprile 2026
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bandiera Iran che sventola
bandiera Iran che sventola (fonte: Unsplash)

Dopo una maratona diplomatica di 21 ore consecutive, i colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi senza un accordo nelle prime ore di domenica 12 aprile a Islamabad. Il vicepresidente americano JD Vance ha lasciato il Pakistan annunciando il fallimento delle trattative, mentre il destino della fragile tregua di due settimane rimane incerto.

I negoziati, ospitati e mediati dal governo pakistano, rappresentavano il contatto diplomatico più diretto tra Washington e Teheran dalla Rivoluzione Islamica del 1979. A guidare le delegazioni erano Vance, con scarsa esperienza diplomatica ma in costante comunicazione con il presidente Donald Trump, e Mohammad Bagher Qalibaf, presidente del Parlamento iraniano ed ex comandante delle potenti Guardie Rivoluzionarie.

Il punto critico su cui i colloqui si sono arenati riguarda due questioni fondamentali: il programma nucleare iraniano e il controllo dello Stretto di Hormuz. Vance ha dichiarato ai giornalisti che l’Iran ha rifiutato di accettare i termini americani per astenersi dallo sviluppo di un’arma nucleare. “Abbiamo bisogno di vedere un impegno affermativo che non cercheranno un’arma nucleare, né gli strumenti che permetterebbero loro di ottenerla rapidamente”, ha spiegato il vicepresidente davanti a una coppia di bandiere americane, affiancato dagli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner.

Dal canto suo, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha attribuito il fallimento alle “eccessive richieste degli Stati Uniti” su Hormuz e il dossier nucleare, pur sottolineando che “la diplomazia non finisce mai”. Una fonte informata citata dall’agenzia Fars, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie, ha dichiarato che non ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz a meno che gli Stati Uniti non accettino un accordo ragionevole.

Donald Trump
Donald Trump (fonte: YouTube)

Lo Stretto di Hormuz rappresenta la carta strategica più potente dell’Iran in questa guerra. Attraverso questo passaggio di 21 miglia transitava abitualmente circa un quinto del petrolio mondiale scambiato, con oltre 100 navi al giorno. Dalla chiusura imposta da Teheran, solo 12 imbarcazioni sono state registrate durante il cessate il fuoco, provocando un’impennata dei prezzi energetici a livello globale.

La proposta statunitense in 15 punti includeva restrizioni al programma nucleare iraniano e la riapertura dello stretto. L’Iran aveva invece presentato una proposta in 10 punti che chiedeva garanzie per la fine definitiva della guerra, il controllo su Hormuz, compensazioni per i danni causati dai raid americani e israeliani del 28 febbraio che hanno scatenato il conflitto, e il rilascio dei beni congelati del Paese.

La guerra, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e decine di leader governativi, è entrata nella settima settimana con un bilancio devastante. Secondo i dati più recenti, sono morte almeno 3.000 persone in Iran, 2.020 in Libano, 23 in Israele e più di una dozzina negli Stati del Golfo, con danni duraturi alle infrastrutture di mezza dozzina di Paesi mediorientali.

Una delle principali fonti di tensione durante i colloqui riguardava il Libano e gli attacchi israeliani contro Hezbollah. Israele ha continuato a bombardare il territorio libanese nonostante la tregua, sostenendo che non esiste un cessate il fuoco con Hezbollah.

Resta ora la domanda cruciale: cosa accadrà al cessate il fuoco di due settimane annunciato da Trump? Le dichiarazioni di Vance non hanno chiarito se la tregua rimarrà in vigore dopo la scadenza del periodo concordato. Anche la delegazione iraniana ha lasciato il Pakistan nelle ore successive all’annuncio del fallimento, secondo quanto riferito dall’agenzia Mehr.

I precedenti contatti diretti tra i due Paesi erano stati limitati: nel 2013 il presidente Barack Obama aveva telefonato al presidente iraniano Hassan Rouhani per discutere del programma nucleare, mentre il segretario di Stato John Kerry e il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif si erano incontrati durante le negoziazioni che portarono all’accordo nucleare del 2015, un processo durato oltre un anno. I colloqui di Islamabad rappresentavano quindi un momento storico, reso ancora più delicato dalla guerra in corso e dalle migliaia di vittime già registrate.

 

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