La storia di Domenico, un bambino di appena due anni, sta commuovendo l’Italia e facendo discutere. Ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto, lo scorso dicembre, un cuore rivelatosi danneggiato (il passaggio non era chiaro, ma sì, il bambino aveva ricevuto un cuore), il piccolo si trovava al centro di una corsa contro il tempo. La speranza di molti era quella di un secondo trapianto che potesse dargli una nuova possibilità. Ma l’Heart Team, il comitato multidisciplinare di specialisti che in questi casi ha l’ultima parola, ha dovuto comunicare una notizia devastante: le condizioni di Domenico non avrebbero retto a un secondo intervento chirurgico.
Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita di Torino e membro del comitato, ha spiegato con chiarezza il percorso che ha condotto a questa decisione. Il team di esperti ha analizzato una serie completa di esami effettuati nelle ore precedenti: TAC, ecografie, esami del sangue e altre indagini strumentali. Poi ha visitato il bambino di persona.
Il quadro emerso era preoccupante sotto più profili. Nel corso della notte, Domenico aveva attraversato una probabile crisi settica, che aveva reso necessarie manovre di emergenza con conseguente accumulo di liquidi nell’organismo. Un fisico già compromesso come quello del piccolo difficilmente avrebbe potuto affrontare lo stress aggiuntivo di un intervento a cuore aperto.

A rendere il quadro ancora più critico è stato un dato emerso dall’ultima TAC cerebrale: la presenza di un’emorragia, che nelle scansioni precedenti non era visibile. Questo elemento ha avuto un peso determinante nella valutazione finale.
Il motivo è tecnico ma comprensibile: qualsiasi trapianto cardiaco richiede la circolazione extracorporea, una tecnica durante la quale il sangue viene reso incoagulabile per poter essere gestito da apposite macchine. In presenza di un’emorragia cerebrale già in atto, questa procedura avrebbe quasi certamente aggravato il sanguinamento in modo irreversibile, con conseguenze fatali. Il rischio estremamente probabile sarebbe stato quello di un’emorragia cerebrale massiva, di fronte alla quale qualunque sforzo si sarebbe vanificato.
A questo si aggiungeva un ulteriore elemento di incertezza: la sedazione del bambino era stata sospesa la sera precedente, ma Domenico non si era ancora risvegliato. Questo lasciava aperta la possibilità che il danno neurologico fosse già progredito ulteriormente.
Nessun membro del comitato ha avuto dubbi: la decisione è stata presa all’unanimità. Pace Napoleone ha definito la situazione terribilmente difficile, sottolineando come si trattasse di una prima assoluta nella sua carriera.
