Era il 31 dicembre 1991, l’ultima puntata dell’anno di Non è la Rai su Canale 5. Al telefono con la conduttrice c’era Maria Grazia, una donna di Bassano in Teverina, in provincia di Viterbo. Aveva già risposto correttamente a quattro definizioni del Cruciverbone, il gioco a premi ideato da Gianni Boncompagni già nella Domenica In, quando scelse come quinta opzione il 96 orizzontale: sette caselle completamente vuote, nessuna lettera ancora scoperta. Enrica Bonaccorti commentò sottovoce “Tutta vuota, l’hai scelta“, volendo rimarcare la difficoltà insolita di quella scelta. In quell’istante, dall’altro capo del telefono, arrivò la risposta: “Eternit“.
La parola giusta. Prima ancora della domanda.
La concorrente aveva già dimostrato una preparazione insolita nel corso della puntata: aveva indovinato “Egon” come nome del pittore Schiele con le sole vocali “E” e “O” già scoperte, tanto da guadagnarsi dall’ironica Bonaccorti il nomignolo di “Einstein”. Ma “Eternit” fu un’altra cosa. Lì non c’era ancora nessuna lettera, nessun indizio visivo, nessun appiglio logico.
La reazione della conduttrice fu immediata e appassionata: “Toglietemi tutte le musiche di suspense, qui ci vuole una mitragliatrice, altro che suspense. Io non ti ho fatto nessuna domanda e tu mi hai detto la risposta. Qui non c’è altra spiegazione, non è altro che una truffa, un imbroglio“. Maria Grazia tentò una timida difesa, “L’ha fatta la domanda”, ma Bonaccorti non cedette di un millimetro. Interruppe la chiamata, andò a parlare con gli autori, bloccò il gioco. Ricordò al pubblico da casa che i soldi in palio erano veri, che c’era gente che aspettava quella telefonata magari con 800 mila lire di pensione al mese, e che su questo non si poteva scherzare.
Fininvest sporse denuncia per la fuoriuscita delle risposte, ma la verità non venne mai fuori. Il caso arrivò in tribunale. La difesa di Maria Grazia fu, in un certo senso, singolare: la donna sostenne di essere una sensitiva e di aver sognato la soluzione la notte precedente. La sentenza stabilì che era stata assolta perché, secondo il tribunale, aveva avuto una premonizione. Bonaccorti commentò quella conclusione con amarezza: “Questo è il nostro Paese”.
Denunciare la truffa in diretta fu un gesto di trasparenza. Ma in quegli anni, nell’Italia televisiva degli anni Novanta, non era questo che si chiedeva a un conduttore. I dirigenti Fininvest le dissero che avrebbe potuto glissare, e lei ci rimase molto male. Boncompagni, ideatore del programma, non disse praticamente nulla riguardo all’accaduto. Quella frattura con la rete e con gli autori non si ricucì più. La seconda edizione di Non è la Rai passò a Paolo Bonolis, poi il programma approdò su Italia 1 con Ambra Angiolini.
Anni dopo, in un’intervista al Corriere della Sera, Bonaccorti tornò su quell’episodio senza rimpianti: “Non so come mi venne. I dirigenti mi rimproverarono la reazione“. Ma quella reazione non la rinnegò mai. Aveva detto quello che pensava, davanti a milioni di spettatori, in diretta nazionale, a Capodanno.
Se la vicenda giudiziaria si chiuse senza verdetto definitivo, quella televisiva ebbe invece un epilogo inaspettato: il tempo trasformò quello scandalo in un cult. La frase “Io non ti ho fatto nessuna domanda, Maria Grazia” sopravvisse ai decenni, ai canali televisivi e perfino alla generazione che la visse. Sui social network è diventata un formato ironico usato ogni volta che qualcuno risponde prima di essere interrogato. Nel mondo della musica ha ispirato remix e video virali, ed è entrata nel linguaggio comune come emblema di chi risponde senza che gli sia stato chiesto nulla.



