La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella è intervenuta sul dibattito relativo all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e al suo possibile ruolo nella prevenzione dei femminicidi. Durante la Conferenza internazionale contro il femminicidio, a Roma, dov’è intervenuto anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha chiarito che, secondo il governo, non esiste un nesso diretto tra l’introduzione di questi programmi educativi e la riduzione della violenza sulle donne. La Roccella, infatti, ha invitato a non sovrapporre i due piani:
Possiamo discutere di educazione sessuale e affettiva, ma non bisogna illudersi che sia lo strumento decisivo contro i femminicidi.
Per supportare la sua posizione, cita il caso della Svezia, Paese in cui l’educazione sessuale è presente da decenni ma che, secondo la ministra, continua a registrare numeri significativi di violenze e omicidi di donne. Un esempio che, a suo avviso, dimostrerebbe come la formazione scolastica, da sola, non sia sufficiente ad abbattere un fenomeno radicato.

La ministra, inoltre, mette in guardia dal rischio di alimentare false aspettative nei confronti della scuola, chiamata spesso a risolvere problematiche sociali complesse. Il contrasto alla violenza di genere, sottolinea, richiede strumenti concreti, misure legislative efficaci e un rafforzamento dei sistemi di protezione delle vittime. L’educazione può contribuire a un cambiamento culturale, ma non rappresenta la soluzione automatica a un problema che ha origini profonde.
Le parole della Roccella hanno suscitato reazioni immediate. Dal fronte dell’opposizione arrivano critiche nette: diversi esponenti politici ritengono che l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole sia un tassello fondamentale per lavorare sulla prevenzione, soprattutto nelle nuove generazioni. Per i detrattori, negarne l’impatto significa sottovalutare l’importanza di insegnare rispetto, consenso e relazioni sane già in età scolastica.
Il confronto resta aperto e polarizzato. Da un lato, il governo insiste sulla necessità di approcci misurabili e politiche strutturali; dall’altro, una parte del mondo politico e accademico continua a sostenere che la prevenzione passa anche, e soprattutto, dall’educazione. In un Paese in cui i femminicidi continuano a rappresentare un’emergenza nazionale, il dibattito su quale sia la strada più efficace non appare destinato a spegnersi presto.



