La Lega ha modificato la propria posizione sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole medie, eliminando il divieto precedentemente previsto. Il nuovo emendamento al disegno di legge, firmato dalla deputata Giorgia Latini e illustrato dal relatore Rossano Sasso, introduce la possibilità di trattare questi temi anche alle medie, ma con una condizione precisa: il consenso informato dei genitori.
Si tratta di una correzione rispetto alla proposta presentata a metà ottobre dallo stesso partito e approvato dalla commissione Cultura, in cui si chiedeva di estendere il divieto di attività di educazione sessuo-affettiva alle scuole secondarie di primo grado. Tale proposta aveva sollevato forti polemiche, nonché l’indignazioni di opposizioni e associazioni come Save The Children.
Per il deputato leghista Sasso, che aveva difeso la proposta denunciando “tentativi di indottrinamento da parte di attivisti di estrema sinistra Lgbt”, l’emendamento è una precisazione normativa più che una retromarcia: come ha spiegato, nelle indicazioni nazionali del ministero dell’Istruzione è già previsto che si possa svolgere educazione sessuale, e l’intervento mira a fare chiarezza ed evitare strumentalizzazioni. La Lega ribadisce di voler vietare solo ciò che non rientra nelle indicazioni nazionali, in particolare quella che viene definita “ideologia gender“.
Il meccanismo previsto è lo stesso già indicato per le scuole superiori: le famiglie dovranno essere informate in anticipo sui temi trattati e sui materiali didattici utilizzati, e potranno dare o negare il proprio assenso. Sasso ha precisato che la modifica è stata presentata ora per ragioni tecniche, dato che l’esame in Commissione è terminato e il testo può essere modificato solo in Aula, senza alcuna correlazione con i recenti casi di femminicidio.
La proposta ha però spaccato l’aula parlamentare. L’opposizione contesta fortemente il sistema del consenso informato, che di fatto escluderebbe dalle lezioni gli studenti i cui genitori non danno l’approvazione. Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, ha definito il disegno di legge irricevibile, sostenendo che non si tratta di materia accessoria ma di un diritto fondamentale che va riconosciuto a tutti.
Anche Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle ha criticato duramente la misura, parlando di censura mascherata da patto educativo. Secondo la parlamentare pentastellata, il sistema proposto spaccherebbe le classi tra chi può ascoltare e chi deve uscire perché i genitori non sono d’accordo, trasformando un diritto in privilegio per chi ha famiglie più aperte su questi temi.

Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio che vede protagonista anche Gino Cecchettin, padre di Giulia uccisa due anni fa. In audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, Cecchettin ha lanciato un appello accorato a favore dell’educazione affettiva nelle scuole. Secondo lui, l’educazione affettiva non è un pericolo ma una protezione, che aggiunge a tutti consapevolezza, rispetto e umanità.
Cecchettin ha sottolineato che una scuola che non parla di affettività, di rispetto e di parità lascia soli i ragazzi di fronte a un mondo che trasmette messaggi distorti. Quando la scuola tace, ha spiegato, parlano i social, i modelli tossici e i silenzi degli adulti. Per questo ha chiesto alle forze politiche di fare una scelta coraggiosa, credendo nell’educazione come prima forma di giustizia e vera forma di prevenzione.
Il presidente della Fondazione intitolata a Giulia ha evidenziato che la violenza di genere non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale, radicato nella cultura, nei linguaggi e negli stereotipi che continuiamo a tramandare. Non nasce all’improvviso e non è un raptus, ma cresce lentamente in una società che troppo spesso giustifica, minimizza o resta in silenzio.
Parlare di educazione affettiva, secondo Cecchettin, significa insegnare ai ragazzi a conoscere se stessi, a gestire le emozioni, a riconoscere i confini e a chiedere e dare consenso. Significa insegnare che l’amore non è possesso, che la forza non è dominio e che il rispetto è la base di ogni relazione. Non si tratta di ideologia, ha concluso, ma di civiltà.
Il disegno di legge è ora approdato in Aula alla Camera, dove il confronto si preannuncia acceso tra chi difende la libertà educativa delle famiglie e chi ritiene che l’accesso all’educazione affettiva debba essere garantito a tutti gli studenti senza discriminazioni.



