Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto alla Conferenza internazionale contro il femminicidio alla Camera dei Deputati, organizzata in vista della Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre. Le sue parole hanno innescato un acceso dibattito politico e sociale, sollevando critiche trasversali da parte delle opposizioni. Durante il suo intervento, infatti, ha offerto una lettura storico-antropologica della violenza di genere:
Io mi sono sempre chiesto, da modesto studioso anche di storia, come mai siamo arrivati a questa prevaricazione continua, ininterrotta, secolare, millenaria, dell’uomo nei confronti della donna.

Secondo il Guardasigilli, la risposta risiederebbe in una dinamica che definisce darwiniana della legge del più forte. Il ministro ha spiegato che dai primordi l’unico criterio di forza era quello della forza fisica:
La natura ha dotato i maschietti di una forza muscolare maggiore di quella delle femminucce dai primordi dei tempi, questo unico criterio di superiorità ha diciamo fondato il cosiddetto maschilismo.
Analizzando la storia dell’umanità, poi, Nordio ha sottolineato come sia caratterizzata da un continuo dominio maschile, salvo rare eccezioni. La parte più controversa dell’intervento, però, riguarda il concetto di sedimentazione nella mentalità dell’uomo:
Tutto questo ha comportato una sedimentazione anche nella mentalità dell’uomo, intendo proprio del maschio, che è difficile da rimuovere perché è una sedimentazione che si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità.
Secondo Nordio, dunque, anche quando l’uomo accetta formalmente la parità con la donna, nel suo subconscio, nel suo codice genetico trova sempre una certa resistenza. Il ministro ha quindi indicato la strada per contrastare il fenomeno:
È necessario intervenire con le leggi, con la repressione, con la prevenzione. Ma è soprattutto necessario intervenire sull’educazione. Noi dobbiamo cercare di rimuovere dalla mentalità dei maschietti questa sedimentazione millenaria di superiorità che continua a tradursi in questi atti di violenza. È necessaria l’educazione in famiglia, fatta con l’esempio, prima ancora che con le belle parole. Se vogliamo sradicare questa forma di sopraffazione funesta, benissimo le leggi, ma soprattutto serve un’educazione che cominci dall’infanzia e dalla famiglia.
Oltre a questo ha illustrato la principale novità legislativa, ovvero l’introduzione del reato di femminicidio:
Non è più un reato di omicidio aggravato, è un reato che ha una sua struttura, una sua configurazione oggettiva e soggettiva completamente autonoma. Il femminicidio ha questo connotato che è già stato definito: si uccide una donna in quanto donna.
A margine dello stesso evento, la ministra per la Famiglia e le Pari opportunità Eugenia Roccella ha preso posizione contro l’educazione sessuale nelle scuole come strumento di contrasto ai femminicidi.
Nei Paesi dove da molti anni l’educazione sessuale è un fatto assodato, per esempio la Svezia, non c’è correlazione con la diminuzione dei femminicidi: la Svezia ha più violenze e femminicidi di noi.Non c’è una correlazione tra l’educazione sessuale a scuola e la riduzione di casi di violenza. Possiamo parlare di educazione sessuale ma non mettiamola insieme alla violenza sulle donne. Dobbiamo capire quali sono gli strumenti realmente efficaci se non vogliamo essere ideologici.
Le dichiarazioni di Nordio hanno scatenato immediate reazioni dalle opposizioni. La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha replicato sui social che dopo aver demolito la giustizia, garantito impunità ai soliti noti, liberato uno stupratore di bambini e preso a modello Gelli, Nordio ha regalato un’altra perla. La prossima sarà propagandare Lombroso?.
Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha definito le affermazioni Medioevo. E anche Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva, è intervenuta duramente:
Imbarazzanti. È questo il contributo che il governo Meloni offre alla Conferenza contro i femminicidi? Ora capiamo perché l’Italia arretra. Le donne non hanno bisogno di teorie ottocentesche, ma di leggi applicate, fondi certi, centri antiviolenza sostenuti e una cultura del rispetto che si costruisce proprio a scuola. La parità non è un’idea né un’eccezione biologica, è un dovere costituzionale.
Il dibattito, dunque, si inserisce in un contesto nazionale preoccupante, con dati Istat che evidenziano come quasi una donna su tre in Italia abbia subito violenze fisiche o sessuali nel corso della vita. La Conferenza internazionale contro il femminicidio si è svolta in concomitanza con diverse mobilitazioni e manifestazioni programmate in tutto il Paese per la Giornata del 25 novembre.



