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Home » Attualità » Sciopero generale del 9 marzo 2026: chi aderisce, cosa si ferma e perché si scende in piazza

Sciopero generale del 9 marzo 2026: chi aderisce, cosa si ferma e perché si scende in piazza

Lunedì 9 marzo 2026 l'Italia si ferma: scuole chiuse, trasporti a rischio e sanità in allerta. Tutto quello che c'è da sapere sullo sciopero generale.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Marzo 2026
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rappresentazione grafica sciopero
rappresentazione grafica sciopero (FreePik)

Lunedì 9 marzo 2026 l’Italia si ferma. Uno sciopero generale di portata nazionale attraverserà quasi tutti i comparti, pubblici e privati, lasciando a casa milioni di studenti, mettendo sotto pressione ospedali e uffici, e rendendo incerta la corsa del mattino su autobus, metro e treni.

A proclamare la mobilitazione sono stati diversi sindacati, con motivazioni che vanno dai diritti delle lavoratrici alla lotta contro il lavoro precario, passando per la denuncia di un sistema che, a loro avviso, non riesce ancora a garantire una vera parità di genere. La data non è casuale: il 9 marzo cade il giorno dopo la Giornata Internazionale dei diritti delle donne, e chi scende in piazza vuole trasformare un momento simbolico in un atto concreto.

Al centro della mobilitazione c’è una questione che torna ogni anno attorno all’8 marzo, ma che i sindacati vogliono tenere viva ben oltre la ricorrenza: la disparità tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Il divario salariale, la concentrazione del lavoro part-time involontario sulle donne, il peso sproporzionato dei carichi di cura familiari e la persistenza di episodi di violenza e discriminazione nei luoghi di lavoro sono le ferite che questa mobilitazione intende denunciare ad alta voce.

Sciopero generale previsto per il 12 dicembre
Sciopero generale – Fonte: Pexels

La Flc Cgil è esplicita: lo sciopero non è solo un gesto simbolico, ma “l’espressione di un impegno che va oltre l’8 e il 9 marzo, per farsi azione concreta e quotidiana.” In altre parole, l’obiettivo è trasformare la protesta in pressione strutturale su governo e datori di lavoro, affinché le promesse di parità diventino norme effettive e contratti equi.

Sul fronte dell’istruzione, la Flc Cgil, il sindacato che rappresenta i lavoratori della conoscenza, dalla scuola dell’infanzia all’università, ha proclamato una giornata intera di astensione per tutto il personale di scuole, atenei, istituti di ricerca, Afam (Accademie e Conservatori), formazione professionale e scuole non statali. La ragione ufficiale è chiara: riaffermare i diritti delle donne, a partire dall’autodeterminazione e dalla parità di genere, in un Paese che, come ricorda il sindacato stesso, “continua a essere tra i primi nel mondo per gender pay gap e per incidenza del lavoro povero e precario.”

Accanto alla Cgil, si mobilitano i Cobas, con particolare riferimento allo Slai-Cobas, insieme a Usb, Usi e CLAP, che hanno proclamato uno sciopero generale di 24 ore esteso a tutti i settori, pubblici e privati. Questa più ampia coalizione sindacale porta la protesta anche fuori dalle aule scolastiche, fino agli ospedali, agli uffici pubblici e,  in parte, ai mezzi di trasporto.

  • Scuola e università: lezioni a rischio in tutta Italia. Il Ministero dell’Istruzione ha già informato le famiglie tramite i canali ufficiali.
  • Trasporti pubblici: bus, metro e treni potrebbero subire disagi. Slai-Cobas ha esteso lo sciopero ai trasporti; Usi e Usb lo hanno escluso.
  • Sanità: possibili rallentamenti nelle Ausl e nelle strutture sanitarie, con garanzia dei servizi urgenti ed essenziali.
  • Pubblica amministrazione: uffici pubblici e sportelli potrebbero operare a ranghi ridotti per l’intera giornata.

 

 

 

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