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Home » Attualità » Sergio Mattarella e il no di Sumud Flotilla: perché gli attivisti rifiutano la mediazione per Gaza?

Sergio Mattarella e il no di Sumud Flotilla: perché gli attivisti rifiutano la mediazione per Gaza?

Mattarella esorta ad accettare una mediazione per gli aiuti, ma la Flottila rifiuta e continua a la sua navigazione verso Gaza.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti26 Settembre 2025Aggiornato:26 Settembre 2025
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global sumud flotilla
global sumud flotilla (fonte: Wired)
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L’intervento del Presidente Sergio Mattarella segna un momento cruciale nella missione umanitaria della Flotilla diretta verso Gaza. Con un appello accorato, il Capo dello Stato ha esortato gli attivisti ad accettare una proposta di mediazione, con l’obiettivo primario di salvaguardare l’incolumità e garantire la consegna di aiuti vitali. Tuttavia, la risposta della Global Sumud Flotilla è stata un fermo rifiuto.

Il Presidente Mattarella ha espresso profonda preoccupazione per il valore della vita umana, che a Gaza sembra aver perso ogni significato. Il suo appello si è concentrato sulla necessità di evitare di porre a rischio l’incolumità di ogni persona e di preservare l’obiettivo di far pervenire gli aiuti raccolti alla popolazione in sofferenza. A tal fine, ha proposto di accogliere la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme a svolgere il compito di consegnare in sicurezza gli aiuti destinati a bambini, donne e uomini di Gaza, riconoscendo l’impegno e il coraggio di questa istituzione.

Il presidente Sergio Mattarella
Il presidente Sergio Mattarella (fonte: AGI)

La portavoce per l’Italia della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia ha, tuttavia, dichiarato l’impossibilità di accettare tale proposta. La ragione principale risiederebbe nel timore che la mediazione possa essere interpretata come un modo per evitare che le barche navighino in acque internazionali con il rischio di essere attaccati. Gli attivisti, pur riconoscendo l’importanza cruciale della questione degli aiuti, sostengono che cambiare rotta equivarrebbe ad ammettere che si lascia operare un governo in modo illegale senza poter fare nulla.

“Vogliono evitare che le nostre barche navighino in acque internazionali. Siccome non possono fermare Israele, ci chiedono di scansarci. Non possiamo cambiare rotta perché farlo significa che si lascia operare il governo israeliano in modo illegale senza fare nulla“.

Questo stallo, dunque, evidenzia la complessità della situazione umanitaria e politica nella regione. Da un lato, la preoccupazione per la sicurezza delle persone e la consegna degli aiuti, dall’altro, la determinazione degli attivisti a non compromettere i principi della loro missione, che include la navigazione in acque internazionali per contestare quello che percepiscono come un blocco illegale.

L’appello del Presidente Mattarella, dunque, si scontra con la ferma posizione della Flotilla. La speranza di una soluzione mediata per garantire l’assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza rimane appesa a un filo, mentre il dibattito sulle modalità e i rischi di tali spedizioni continua a infiammarsi, lasciando aperte molteplici incertezze sul futuro degli aiuti.

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