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Home » Attualità » Simone Bilardo, da una diagnosi nefasta a una vita vissuta al massimo: “Ma non sono un guerriero”

Simone Bilardo, da una diagnosi nefasta a una vita vissuta al massimo: “Ma non sono un guerriero”

Un giovane imprenditore scopre di avere due tumori al cervello: la sua reazione cambia tutto, dalla Sardegna al libro, fino ai social con 205mila follower.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino21 Gennaio 2026
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Simone Bilardo
Simone Bilardo (fonte: YouTube)

Una caduta in bicicletta durante l’allenamento per un triathlon nel 2021. Il casco andato completamente in frantumi. E poi, dagli accertamenti fatti dopo quell’incidente, una scoperta inaspettata: due tumori al cervello, di cui uno particolarmente aggressivo e inoperabile. Per Simone Bilardo, imprenditore e appassionato di sport, quella caduta è stata paradossalmente una fortuna, perché ha permesso di scoprire qualcosa che altrimenti sarebbe rimasto nascosto.

Simone Bilardo è un giovane imprenditore lombardo che fino al 2021 viveva una vita frenetica, sempre in corsa tra lavoro, sport e obiettivi da raggiungere. Si stava preparando per l’Ironman, una delle gare di triathlon più impegnative al mondo, quando durante un’uscita in bici con il gruppo Sartoria Ciclistica di Como è caduto violentemente. Quella botta alla testa ha costretto i medici a fare degli esami approfonditi che hanno rivelato la presenza di due masse tumorali cerebrali: una esattamente nel punto dell’impatto, l’altra nella zona opposta del cervello.

La diagnosi nel 2023 è stata durissima: i medici gli hanno dato circa due anni di vita. Una prognosi che per molti sarebbe stata una condanna, ma che Simone e sua moglie Silvia hanno deciso di trasformare in qualcosa di completamente diverso.

Invece di lasciarsi travolgere dalla paura, Simone ha fatto una scelta precisa. Quando gli hanno proposto la chemioterapia, ha optato per quella in pillole invece che per via endovenosa: voleva mantenere la sua autonomia, la possibilità di muoversi liberamente. Da lì è partita una nuova vita: otto mesi in Sardegna e otto mesi viaggiando in camper insieme alla moglie, vivendo esperienze intense che prima aveva sempre rimandato.

“Prima ‘stare bene’ significava avere tutto sotto controllo”, ha raccontato in diverse interviste. “Oggi significa essere presenti, respirare profondamente, una cena con Silvia, un tramonto guardato con gli occhi pieni di meraviglia”.

Il punto di svolta nella sua storia pubblica è arrivato quando Luca Casadei lo ha invitato nel suo celebre podcast “One More Time” a settembre 2024. In quella puntata, disponibile su tutte le piattaforme dal 12 settembre, Simone ha raccontato per la prima volta la sua vicenda senza filtri. L’episodio è esploso: migliaia di condivisioni, commenti, ascolti. La sua testimonianza ha toccato non solo chi affronta malattie gravi, ma anche persone sane che si sono riconosciute nel suo messaggio: smettere di correre dietro a obiettivi vuoti e iniziare davvero a vivere.

Da marzo 2025 Simone ha deciso di aprirsi anche sui social media. Sul suo profilo Instagram @simone.bilardo è passato da 800 follower a oltre 205mila persone che seguono il suo percorso. Non posta per costruire un personaggio, ma per condividere una realtà: cosa significa convivere con una malattia terminale mantenendo entusiasmo e autenticità.

Ora è uscito il suo primo libro, “Vivo più che mai” (Rizzoli), presentato in anteprima nazionale al Casinò di Sanremo il giorno stesso. Non è un manuale motivazionale né un racconto eroico: è la testimonianza umana di chi non vuole “vincere una battaglia”, ma semplicemente scegliere ogni giorno la vita con presenza e gratitudine. Il libro è già un bestseller nella sezione tumori di Amazon.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Simone Bilardo (@simone.bilardo)

Una cosa che Simone ripete spesso è il suo rifiuto della retorica del “combattente”. “Tutti pensano che io sia il guerriero, ma non è così”, dice sempre. “I veri guerrieri sono mia moglie Silvia, i miei genitori, mio fratello, mia sorella, gli amici. Loro dovranno affrontare il vuoto quando non ci sarò più”.

Per lui il problema non è la propria morte, ma il dolore che lascerà in chi resta. “Io avrò vissuto una vita piena, bellissima. Il buco più grande sarà quello che lascio nella vita di Silvia, quando avrà tutte le mie cose attorno, tutti i ricordi”.

La prognosi di due anni data nel 2023 è ormai “scaduta”, eppure Simone è ancora qui, nel 2026, con il sorriso e tanta energia da condividere. Questo non significa che la malattia sia sparita: la parte di tumore benigno non asportata si è riattivata, ma lui continua a combatterla con le terapie e soprattutto con una visione diversa del tempo.

“Volevo toccare il cuore di qualcuno”, spiega, “perché credo che tanti buttino via la vita imbruttendosi per cose molto più semplici, molto più piccole”. Il suo invito è chiaro: non rimandare i sogni, non dare per scontato il tempo, scegliere con consapevolezza come e con chi viverlo.

Dalla diagnosi alla Sardegna, dal podcast ai social, fino al libro, la storia di Simone Bilardo dimostra che anche di fronte alla più dura delle notizie si può scegliere la luce. Non negando la realtà, ma accogliendola e decidendo comunque di essere presenti, autentici, vivi. Più che mai.

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