La tensione nel Mediterraneo orientale ha raggiunto livelli critici nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre 2025. La Global Sumud Flotilla, la flotta internazionale di navi cariche di aiuti umanitari diretta verso la Striscia di Gaza, è entrata nella zona ad alto rischio, a circa 130 miglia nautiche dalla costa palestinese. Gli attivisti a bordo hanno lanciato un appello drammatico: “Sosteneteci e mobilitatevi. È il momento decisivo“.
Secondo quanto riferito dall’attivista Maso Notarianni in collegamento dalla nave Karma dell’Arci, la situazione si è fatta critica all’alba. “Alcune imbarcazioni, prima dell’alba, hanno circondato la nave madre della Flotilla, Alma, ma non hanno ancora fatto l’abbordaggio”, ha spiegato Notarianni. Le comunicazioni sono state interrotte per oltre mezz’ora attraverso una tecnica di disturbo elettronico chiamata jamming, mentre droni non identificati sorvolavano insistentemente le imbarcazioni.
Il deputato del Partito Democratico Arturo Scotto, anch’egli parte della missione, ha confermato: “Siamo a 130-135 miglia dalla costa di Gaza. Al momento non abbiamo avuto segnali di alt da Israele ma siamo in allerta permanente. Siamo consapevoli che in giornata potremmo essere avvicinati per l’abbordaggio”. La flotta si sta infatti avvicinando al limite critico delle 120 miglia nautiche, il punto in cui storicamente le precedenti flottiglie sono state intercettate o attaccate dalle forze navali israeliane.
La portavoce della delegazione italiana, Maria Elena Delia, ha fornito ulteriori dettagli inquietanti: “Delle imbarcazioni non identificate si sono avvicinate a diverse barche della Flotilla, alcune con le luci spente. I partecipanti hanno applicato i protocolli di sicurezza in preparazione a un possibile abbordaggio“. Dopo alcuni minuti di tensione estrema, le imbarcazioni misteriose si sarebbero allontanate, ma l’attività dei droni sulla flotta è in costante aumento.
La missione della Global Sumud Flotilla si inserisce in un momento geopolitico particolarmente delicato. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha presentato un piano per porre fine al conflitto a Gaza, chiedendo a Hamas di rispondere entro “tre o quattro giorni”. Secondo fonti del gruppo palestinese citate dal giornale panarabo Asharq Al-Awsat, il piano viene considerato “sbilanciato” e “ingiusto”, ma Hamas valuterà la proposta con un approccio positivo, pur senza impegnarsi su tempi certi per una risposta definitiva.
In questo contesto, la premier italiana Giorgia Meloni è intervenuta con fermezza sui social media: “Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare ‘un pericolo’ civili disarmati e navi cariche di aiuti. La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti”. Meloni ha aggiunto che “insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco”.
La fregata Alpino della Marina militare italiana, che aveva seguito la Flotilla nelle prime fasi della navigazione, ha inviato un ultimo alert via radio alle imbarcazioni, comunicando che a 150 miglia da Gaza non avrebbe più potuto seguirle. L’Italia, pur sostenendo la necessità di portare aiuti umanitari ai civili palestinesi, ha invitato gli attivisti a non proseguire verso la costa, sottolineando i rischi di un’escalation militare.
Gli attivisti della Flotilla hanno però chiarito le loro intenzioni in un messaggio pubblicato sui canali social: “L’Italia lo chiama protezione. Noi lo chiamiamo sabotaggio. La Flotilla continua a navigare. Rompere il blocco è un dovere morale e legale che il mondo non può abbandonare”. Maso Notarianni ha precisato che in caso di fermo “non si tratterebbe di un arresto, ma di un rapimento, perché siamo in acque internazionali”.
La missione prevede teoricamente l’arrivo a Gaza nel pomeriggio del 2 ottobre, ma gli stessi organizzatori si dichiarano consapevoli che l’intercettazione avverrà probabilmente prima. “Non arriveremo a Gaza ovviamente, siamo convinti che ci fermeranno prima. Poi se succede il miracolo, arriveremo domani pomeriggio più o meno”, ha ammesso realisticamente Notarianni.
La Global Sumud Flotilla rappresenta l’ennesimo tentativo di attivisti internazionali di portare aiuti umanitari direttamente alla popolazione di Gaza, bypassando i canali ufficiali che secondo gli organizzatori sarebbero insufficienti o ostacolati. Precedenti flottiglie sono state fermate con la forza dalla Marina israeliana, in alcuni casi con conseguenze tragiche come nel 2010, quando l’abbordaggio della Mavi Marmara causò la morte di dieci attivisti turchi.
Nelle prossime ore si capirà se la Marina israeliana procederà con l’abbordaggio delle imbarcazioni o se prevarrà una soluzione diplomatica. Gli attivisti continuano a documentare in tempo reale ogni movimento sospetto, consapevoli che stanno navigando in una delle zone più militarizzate e sorvegliate del Mediterraneo, dove ogni decisione potrebbe avere ripercussioni internazionali significative sul già fragile equilibrio del cessate il fuoco in discussione.



