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Home » Attualità » “Svitati di sinistra”, Casa Bianca contro Anthropic: la guerra dell’intelligenza artificiale adesso è un grande punto interrogativo

“Svitati di sinistra”, Casa Bianca contro Anthropic: la guerra dell’intelligenza artificiale adesso è un grande punto interrogativo

Un contratto da 200 milioni di dollari, due linee rosse invalicabili, un ultimatum scaduto alle 17:01 e una mossa di Trump che potrebbe ridisegnare per sempre il rapporto tra Silicon Valley e governo americano.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino28 Febbraio 2026
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rappresentazione grafica intelligenza artificiale
rappresentazione grafica intelligenza artificiale (FreePik)
“Cessate immediatamente ogni utilizzo della tecnologia di Anthropic. Non ne abbiamo bisogno, non la vogliamo e non faremo più affari con loro“. Sono le parole che Donald Trump ha scritto su Truth Social, definendo i vertici dell’azienda “svitati di estrema sinistra” che hanno commesso l’errore di sfidare il governo degli Stati Uniti. Per capire come si è arrivati fin qui, bisogna fare un passo indietro. La vicenda risale al luglio 2025, quando il Dipartimento della Difesa statunitense aveva assegnato ad Anthropic,  insieme a Google, OpenAI e xAI,  un contratto da fino a 200 milioni di dollari ciascuno per sviluppare applicazioni di intelligenza artificiale generativa a uso militare. Claude era diventato il primo e unico modello commerciale avanzato autorizzato a operare nelle reti classificate del Pentagono, stando a quanto riportato da Fox News. Un primato tecnologico, ma anche una responsabilità enorme.

Dario Amodei, amministratore delegato di origini italiane a capo di Anthropic, ha risposto all’ultimatum con una lettera che ha già fatto il giro del mondo: “In un insieme ristretto di casi, riteniamo che l’intelligenza artificiale possa minare, anziché difendere, i valori democratici”.

Mano robotica che regge scritta AI
Mano robotica che regge scritta AI (fonte: FreePik)

La tensione era iniziata in sordina a gennaio, quando Anthropic aveva posto domande sull’utilizzo di Claude durante l’operazione militare che aveva portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il Pentagono aveva interpretato quella richiesta come un tentativo di esercitare un veto sulle operazioni belliche,  una lettura contestata dall’azienda, che ha dichiarato di aver agito in buona fede. Da quel momento, il braccio di ferro si è intensificato settimana dopo settimana.

Hegseth aveva convocato Amodei al Pentagono minacciando tre mosse: cancellare il contratto, bollare Anthropic come rischio per la sicurezza nazionale, etichetta solitamente riservata a Russia e Cina, mai usata prima contro un’azienda americana, oppure invocare una legge d’emergenza della Guerra di Corea per requisire direttamente la tecnologia. Amodei non ha ceduto, ricordando che in passato l’azienda ha già rinunciato a centinaia di milioni di dollari pur di bloccare l’uso di Claude da parte di aziende legate al Partito Comunista Cinese. La linea etica non è nuova, e non è in vendita.

A sorpresa, è Sam Altman di OpenAI a inserirsi nella disputa: ha annunciato un accordo con il Pentagono che include le stesse esclusioni che Anthropic aveva difeso. “Vorremmo contribuire a ridurre la tensione”, ha scritto in una nota allo staff, preoccupato che lo scontro possa creare un precedente pericoloso per tutta l’industria.

Il paradosso, sottolineato da CNN e Lawfare, è che il Pentagono non vuole davvero perdere Anthropic, vuole usarla alle sue condizioni. Chi decide i limiti dell’intelligenza artificiale in guerra — le aziende o i governi — è la domanda che questa settimana non ha ancora trovato risposta.

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