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Home » Attualità » Torino: l’imam espulso da Piantedosi torna libero, smontata l’accusa di terrorismo. Meloni attacca i giudici e medita il ricorso

Torino: l’imam espulso da Piantedosi torna libero, smontata l’accusa di terrorismo. Meloni attacca i giudici e medita il ricorso

Mohamed Shahin liberato dal Cpr di Caltanissetta: la Corte d'Appello di Torino annulla l'espulsione dell'imam di San Salvario. Il Viminale valuta il ricorso in Cassazione
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene16 Dicembre 2025
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L'imam Mohamed Shahin intervistato durante una manifestazione
L'imam Mohamed Shahin intervistato durante una manifestazione (fonte: YouTube Il Sole 24 ORE)

La decisione della Corte d’Appello di Torino ha colto di sorpresa persino Mohamed Shahin. Quando un agente si è presentato per comunicargli che il suo trattenimento era cessato, l’imam del quartiere torinese di San Salvario ha pronunciato una domanda che testimonia l’incredulità del momento: “Sono libero?”. Dopo settimane di detenzione nel Centro di permanenza per i rimpatri di Caltanissetta, a 1500 chilometri dalla sua famiglia, Shahin ha potuto finalmente lasciare la struttura con un permesso di soggiorno provvisorio.

L’imam era stato prelevato dalla sua abitazione il 24 novembre scorso, portato in questura e poi trasferito in Sicilia, lontano dalla moglie Asmaa e dai due figli di 9 e 12 anni. Il provvedimento di espulsione, firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, lo definiva “una minaccia concreta, attuale e grave per la sicurezza dello Stato”. Una valutazione che i giudici della Corte d’Appello hanno smontato pezzo per pezzo.

La vicenda giudiziaria ruota attorno a dichiarazioni pronunciate da Shahin durante una manifestazione pro Palestina a Torino il 9 ottobre scorso. In quella occasione l’imam aveva affermato di essere “d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre“, riferendosi all’attacco di Hamas in Israele. Il giorno successivo aveva precisato la sua posizione: “Condanno sempre la violenza ma il 7 ottobre è stato una reazione ad anni di occupazione“. Queste parole erano state interpretate dal Viminale come una giustificazione dell’attacco terroristico.

La Corte d’Appello di Torino ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati di Shahin dopo aver esaminato nuovi elementi emersi nel corso delle settimane. Tra questi, l’archiviazione immediata da parte della Procura di Torino della denuncia per le frasi pronunciate in piazza. Secondo i magistrati inquirenti, quelle affermazioni rappresentavano espressione di pensiero che non integra estremi di reato.

Nell’ordinanza che ha disposto la cessazione del trattenimento, i giudici hanno sottolineato che quelle parole, al di là delle considerazioni di carattere etico e morale, in uno Stato di diritto non possono bastare da sole per formulare un giudizio di pericolosità. La Corte ha inoltre evidenziato che Shahin è in Italia da 20 anni, è completamente incensurato, integrato e inserito nel tessuto sociale del Paese.

All’imam veniva anche contestata una denuncia per blocco stradale, ma secondo il giudice la sua condotta non era stata connotata da alcuna violenza e Shahin era presente sulla tangenziale insieme a numerose altre persone. Le autorità avevano inoltre segnalato presunti rapporti con indagati per terrorismo, ma la Corte d’Appello li ha definiti “isolati e decisamente datati”, insufficienti a giustificare l’espulsione.

Mohamed Shahin guida da anni la moschea Omar Ibn Al Khattab di via Saluzzo, nel quartiere San Salvario di Torino. “Sono un uomo di fede, ho sempre lavorato per la pace e il dialogo“, ha ribadito più volte tramite il suo avvocato Fairus Ahmed Jama. “Basta guardare il mio passato: in 21 anni non ho mai violato la legge”. Per Shahin, Torino rappresenta l’unico posto in cui si sente davvero a casa, la città dove ha costruito e guidato un’intera comunità.

La questione dell’eventuale rimpatrio in Egitto aggiunge un elemento ulteriore alla vicenda. Shahin ha dichiarato che in quanto oppositore del regime di Al-Sisi, un ritorno in patria rappresenterebbe “una condanna a morte“. Nel novembre 2023 aveva già ricevuto un diniego alla richiesta di cittadinanza italiana, motivato dal ministero dell’Interno per ragioni di sicurezza dello Stato.

Il Viminale ha fatto sapere che sta valutando di presentare ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello, per far valere le ragioni che avevano determinato il provvedimento di espulsione. La premier Giorgia Meloni è intervenuta sulla vicenda esprimendo perplessità: “Parliamo di una persona che ha definito l’attacco del 7 ottobre un atto di resistenza, negandone la violenza. Come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?”.

Nel frattempo, il tribunale di Caltanissetta ha sospeso il rigetto della domanda di asilo politico presentata da Shahin, che per il momento non può essere accompagnato alla frontiera. In una lettera inviata il 10 dicembre scorso, giorno del compleanno dell’imam, la moglie Asmaa si era detta “fiduciosa che la tua innocenza venga compresa il più presto possibile e che tu possa entrare improvvisamente dalla porta di casa come ne sei uscito”.

Don Marco Durando, parroco della chiesa di San Salvario, ha accolto con favore la liberazione: “È un momento di gioia. Qui nella diversità si è uniti, ci si sostiene, si cerca di lavorare insieme e condividere”. Shahin ha espresso la sua soddisfazione attraverso il suo legale: “Amo l’Italia e gli italiani. Queste azioni ingiuste non fanno altro che aumentare il mio amore per la mia città, Torino, e la mia fiducia nel sistema giudiziario. Sono contento di poter passare le prossime giornate di festa in famiglia”.

Le reazioni politiche alla decisione dei giudici sono state contrastanti. Alleanza Verdi Sinistra ha chiesto al ministro Piantedosi di ritirare il decreto di espulsione, definendo “gravissimo” che sia stato costruito “su basi inconsistenti, alimentando un clima di sospetto verso una persona innocente”. Forza Italia ha invece espresso sconcerto, affermando che “nessuna decisione possa cancellare la pericolosità per lo Stato delle dichiarazioni di Shahin”.

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