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Home » Attualità » Tradita da un gatto: la spia russa Olga Kobolova smascherata dopo più di 10 anni sotto copertura grazie al chip della micia Luisa

Tradita da un gatto: la spia russa Olga Kobolova smascherata dopo più di 10 anni sotto copertura grazie al chip della micia Luisa

La spia russa Olga Kolobova, infiltrata nella Nato a Napoli per 10 anni, è stata scoperta tramite il microchip della sua adorata gatta. La storia dello spionaggio del Gru.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene15 Dicembre 2025
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gatto nero
gatto nero (fonte: Unsplash)

Una storia che sembra uscita da un film di spionaggio, eppure è realtà. Una spia russa infiltrata per oltre un decennio negli ambienti della Nato a Napoli è stata smascherata grazie a un dettaglio inaspettato: il microchip della sua gatta Luisa. La vicenda è stata rivelata da Christo Grozev, giornalista investigativo a capo delle indagini di The Insider ed ex capo investigatore russo di Bellingcat, che l’ha soprannominata “Cat Lady“.

Il suo vero nome è Olga Kolobova, nata nel 1982, agente del Gru, i servizi segreti militari russi specializzati in operazioni di sabotaggio. Figlia di un ex colonnello che ha servito Mosca in diversi teatri internazionali, Olga ha vissuto sotto la falsa identità di Maria Adela Kuhfeldt Rivera, spacciandosi per una gioielliera peruviana di origini tedesche.

Per più di dieci anni ha operato in Italia, prima a Malta e poi a Napoli, dove è riuscita a inserirsi negli ambienti frequentati da ufficiali della base Nato di Lago Patria e dai militari della Sesta Flotta statunitense. Ha stretto amicizie con le mogli dei generali e ha avuto relazioni sentimentali con persone vicine al quartier generale dell’Alleanza, ottenendo così un accesso privilegiato a informazioni potenzialmente riservate.

La traccia principale che la collega ai servizi segreti di Mosca è il suo passaporto russo: appartiene a una serie speciale utilizzata dagli agenti del Gru, lo stesso tipo di documento che aveva permesso in passato di identificare altri 007 del Cremlino. Un’ingenuità del sistema di spionaggio russo, che per anni aveva dotato i suoi agenti di passaporti con numeri consecutivi o molto vicini tra loro.

La copertura di Olga Kolobova era sofisticata ma complessa. Si raccontava come figlia di un padre tedesco e una madre peruviana, sostenendo che quest’ultima l’avesse lasciata a Mosca durante le Olimpiadi del 1980 ad amici russi, per poi non tornare mai più a riprenderla. Aveva persino presentato richiesta di cittadinanza peruviana, respinta dalle autorità locali per un certificato di battesimo palesemente falso.

Nonostante queste incongruenze, nessuno a Napoli aveva mai sospettato la sua vera identità. Olga aveva frequentato corsi di gemmologia a Roma, master economici a Londra e Parigi, e aveva fondato una società di gioielli prima nella capitale francese, poi trasferita a Marcianise, in provincia di Caserta. La sua impresa, che produceva ricavi minimi, le serviva come copertura per una vita sociale intensa e costose operazioni di promozione che l’avevano portata persino in televisione su emittenti locali.

Viveva in una delle strade più esclusive di Posillipo, in un’elegante abitazione con vista sul golfo, dove organizzava serate per vip, imprenditori e personaggi della Napoli bene. Grazie a queste frequentazioni era riuscita a farsi ammettere al prestigioso Lions Club “Napoli Monte Nuovo”, fondato dagli ufficiali della base Nato e frequentato dai militari americani, di cui era diventata persino segretaria.

❗️Christo caught a Russian sleeper agent using her cat

They now call her “The Cat Lady.” pic.twitter.com/g4oTdvDABH

— International Cyber Digest (@IntCyberDigest) December 13, 2025

Nel 2012 si era anche sposata con un uomo dal triplo passaporto italiano, ecuadoriano e russo. Poco più di un anno dopo, l’uomo di 30 anni morì a Mosca per “polmonite bilaterale e lupus sistemico”, una malattia di cui gli amici non erano a conoscenza e che, come nota l’inchiesta, non è comune tra gli uomini.

Tra le relazioni più significative che Olga aveva costruito c’era quella con l’allora responsabile dei sistemi informatici del quartier generale Nato di Napoli, il “Data Systems Administrator” con accesso anche ai dati sensibili. Aveva inoltre conosciuto Shelia Bryant, all’epoca ispettore generale delle forze navali americane in Europa e Africa, e stringeva rapporti con ufficiali non solo americani ma anche belgi, tedeschi e italiani.

Il 15 settembre 2018, però, qualcosa andò storto. Olga Kolobova prese improvvisamente un volo per Mosca e sparì dai radar di amici e conoscenti per due mesi. La sua partenza coincise con la pubblicazione di un’inchiesta di Bellingcat e Der Spiegel che aveva scoperto il sistema dei passaporti con numeri consecutivi del Gru, probabilmente convincendo i servizi russi della necessità di richiamarla in patria. A novembre riapparve sui social giustificando l’assenza con seri motivi di salute, parlando successivamente di una terapia contro il cancro.

Ma come hanno fatto i giornalisti investigativi a scoprire la sua vera identità? Racconta Grozev: “Dimostrare che fosse una spia russa non è stato un problema, perché aveva un passaporto con una particolare serie di numeri. Era chiaro che fosse una spia russa, ma a un certo punto è scomparsa dall’Italia per tornare in Russia. Per mesi, se non per un anno, ho cercato di scoprire la vera identità di questa persona”.

La svolta è arrivata grazie a Luisa, la gatta di cui Olga era follemente innamorata. “Tutti i suoi amici che la conoscevano in Italia avevano parlato del suo amore per la gatta. Così ho pensato: se c’è una cosa che questa donna avrebbe potuto portare dalla sua vita finta a quella reale, sarebbe stata la sua gatta. Per mesi abbiamo cercato di trovare un collegamento tra quel gatto in Italia e un gatto in Russia”.

Il microchip dell’animale, con il suo numero lungo e univoco in tutto il mondo, è stato determinante. Dopo aver individuato il codice, è iniziata la ricerca nei database russi per trovare un animale registrato presso qualche veterinario. La gatta era stata effettivamente registrata presso una clinica veterinaria in Russia. A quel punto i giornalisti hanno consultato VK, la versione russa di Facebook, trovando una donna di nome Olga Kolobova che aveva messo “Mi piace” e stretto amicizia con quel gruppo di veterinari e aveva un gatto sul suo profilo.

L’inchiesta completa, che ha coinvolto Repubblica, Bellingcat, Der Spiegel e The Insider e che è durata dieci mesi, si è basata su dati provenienti da documenti e archivi pubblici, database russi e interviste con persone che avevano intrattenuto relazioni con la spia senza conoscere la sua reale identità. Sebbene l’indagine abbia evidenziato i prolungati e potenzialmente proficui rapporti con ufficiali di alto livello e impiegati con accesso ai dati riservati, non è stato possibile giungere a conclusioni definitive sull’effettivo accesso a documenti o informazioni riservate da parte di Kolobova.

La vicenda rappresenta uno dei pochi casi di spionaggio documentati negli ultimi anni in Italia e solleva interrogativi sulla sicurezza dell’Alleanza Atlantica. Una scoperta che, come sottolineano gli osservatori, farà certamente riflettere i vertici della Nato in Italia e i servizi segreti italiani, beffati dalla donna per un decennio intero. L’inchiesta completa verrà pubblicata nelle prossime settimane, promettendo ulteriori rivelazioni su questa storia che sembra uscita da un thriller ma che è drammaticamente reale.

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