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Home » Attualità » Trump non si ferma: minaccia l’Europa, insulta Macron e “prende” la Groenlandia con un fotomontaggio

Trump non si ferma: minaccia l’Europa, insulta Macron e “prende” la Groenlandia con un fotomontaggio

Il presidente statunitense minaccia dazi del 200% sui vini francesi, pubblica messaggi privati di Macron e intensifica la crisi sulla Groenlandia.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino20 Gennaio 2026
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Fotomontaggio di Donald Trump
Fotomontaggio di Donald Trump

Lo scontro tra Donald Trump e i leader europei è esploso con una violenza inedita. Il presidente degli Stati Uniti ha lanciato attacchi senza precedenti contro alcuni dei principali alleati occidentali, trasformando la questione della Groenlandia in una crisi diplomatica che rischia di spaccare l’Alleanza Atlantica.

La prima vittima è stata Emmanuel Macron. Trump ha annunciato che imporrà una tariffa del 200% su vini e champagne francesi dopo che il presidente transalpino ha rifiutato di partecipare al Consiglio della Pace sulla ricostruzione di Gaza. Con tono sprezzante, Trump ha dichiarato ai giornalisti che “nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto”, aggiungendo che Macron “si unirà” al progetto una volta colpito dalle tariffe.

Ma l’affronto più grave è arrivato quando Trump ha pubblicato sul suo social Truth quello che sostiene essere un messaggio privato inviato dal leader francese. Nel testo, Macron si sarebbe detto “totalmente allineato” su Siria e Iran, ma avrebbe anche ammesso di non capire “cosa stai facendo sulla Groenlandia”. Il messaggio conteneva anche una proposta per organizzare un vertice del G7 a Parigi e una cena insieme. Divulgare comunicazioni riservate tra capi di Stato rappresenta una rottura clamorosa delle convenzioni diplomatiche.

Sul versante groenlandese, Trump ha alzato ulteriormente il tiro pubblicando un fotomontaggio provocatorio: l’immagine lo ritrae sull’isola artica con la bandiera americana, affiancato dal vicepresidente JD Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio. Accanto a loro, un cartello inequivocabile: “Groenlandia, territorio Usa dal 2026”.

La situazione è precipitata quando otto Paesi europei (Danimarca, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia, Gran Bretagna e Norvegia) hanno inviato truppe in Groenlandia per quella che hanno definito un’esercitazione già programmata. Washington ha interpretato la mossa come “offensiva” e ha risposto con dazi del 10% contro tutti questi Stati. Sebbene i governi europei presentino l’operazione come una risposta alle preoccupazioni americane sulle ambizioni russo-cinesi nell’Artico, la realtà appare capovolta: in questo momento la vera minaccia alla Groenlandia arriva proprio dagli Stati Uniti, e le truppe europee fungono da deterrente simbolico.

Trump ha mantenuto altissima la tensione dichiarando che “l’Europa dovrebbe pensare alla guerra con Russia e Ucraina anziché sulla Groenlandia”, lasciando intendere possibili ripercussioni sui negoziati tra Kiev e Mosca. Il presidente ha contestato il diritto della Danimarca sull’isola artica e, alla domanda se escluda un intervento militare, ha risposto con un glaciale “no comment”.

A Nuuk, la capitale groenlandese, cresce la delusione. Il premier Jens-Frederik Nielsen ha ribadito: “Le minacce dei dazi non cambiano la nostra linea. Non ci lasceremo mettere sotto pressione. Restiamo fermi sul dialogo, sul rispetto e sul diritto internazionale”. Danesi e groenlandesi chiedono ora una missione della Nato, ma l’Alleanza Atlantica appare paralizzata dalla rottura impressa proprio dal suo Paese guida.

L’Europa si prepara a una risposta coordinata. Il primo obiettivo è convincere Trump a ritirare i dazi unilaterali. La diplomazia punta su un incontro decisivo al Forum di Davos con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Giovedì 22 gennaio si terrà un Consiglio europeo straordinario con tutti i capi di governo dell’Unione.

Sul tavolo ci sono diverse opzioni di ritorsione. La prima prevede lo scongelamento dei contro-dazi sulle merci americane per un valore di 93 miliardi di euro, approvati a luglio e sospesi fino al 6 febbraio dopo un precedente accordo che aveva portato a un aumento del 15% sui dazi verso le merci europee.

La seconda opzione è il cosiddetto “bazooka“: lo strumento anti-coercizione che colpirebbe duramente gli interessi statunitensi escludendo le aziende americane dagli appalti pubblici europei e prendendo di mira servizi finanziari, digitali e i giganti tecnologici. Il termine ultimo per trovare una soluzione è fissato al 1° febbraio.

La Francia ha assunto la posizione più dura tra i Paesi europei. I prossimi dieci giorni saranno decisivi per capire se l’Unione riuscirà a rispondere unita alle pressioni americane o se la crisi transatlantica diventerà irreversibile.

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