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Home » Attualità » Trump vuole la Groenlandia, ma un trattato del 1951 gli dà già il controllo dell’isola

Trump vuole la Groenlandia, ma un trattato del 1951 gli dà già il controllo dell’isola

Trump torna a rivendicare la Groenlandia. Ma un patto del 1951 con la Danimarca dà già agli USA ampi poteri militari sull'isola artica.
RedazioneDi Redazione8 Gennaio 2026
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Uno scorcio della Groenlandia
Uno scorcio della Groenlandia

La questione della Groenlandia sta creando una frattura senza precedenti tra Washington e le capitali europee. Donald Trump, da quando è tornato alla Casa Bianca, ha intensificato le pressioni per ottenere il controllo dell’enorme isola artica che appartiene alla Danimarca. Dopo mesi di richieste ignorate, il Segretario di Stato Marco Rubio ha finalmente fissato un incontro per la prossima settimana con i rappresentanti groenlandesi e danesi.

La ministra degli Esteri della Groenlandia, Vivian Motzfeldt, aveva denunciato pubblicamente come per tutto il 2025 avesse cercato invano di dialogare con Rubio. Ora il faccia a faccia arriva nel momento più caldo della crisi. Rubio ha cercato di tranquillizzare gli alleati europei specificando che Washington preferisce la strada diplomatica, anche se “tutte le opzioni restano sul tavolo” come richiesto dal presidente Trump. Un’espressione che non esclude l’uso della forza.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che l’acquisto della Groenlandia è stato discusso attivamente tra Trump e il suo team di sicurezza nazionale. Ma il punto è un altro: molti ignorano che un trattato firmato nel 1951, in piena Guerra Fredda, garantisce già agli Stati Uniti una presenza militare imponente sul territorio groenlandese.

Questo accordo di difesa, ancora pienamente operativo, conferisce a Washington poteri che assomigliano molto a quelli di un sovrano. Gli americani hanno l’uso esclusivo di vaste aree dell’isola, tra cui la cruciale base aerea di Pituffik (prima chiamata Thule), situata 1.200 chilometri oltre il Circolo Polare Artico. Questa struttura è il cuore del sistema di allerta missilistica statunitense e del controllo satellitare. Ma c’è di più: le forze americane possono accedere e muoversi senza restrizioni in tutto il territorio groenlandese per operazioni militari, sorvoli e navigazione.

Il paradosso è proprio questo: Trump non ha bisogno di invadere la Groenlandia perché, dal punto di vista militare, gli Stati Uniti ci sono già. La sua richiesta di acquisto mira piuttosto a eliminare il governo danese come intermediario politico e a formalizzare il controllo anche sul piano diplomatico ed economico, visto che l’isola possiede enormi riserve di metalli rari fondamentali per l’industria tecnologica.

Un paesaggio della Groenlandia
Un paesaggio della Groenlandia (fonte: Unsplash)

La premier danese Mette Frederiksen ha tracciato una linea rossa netta: se Washington dovesse usare la forza, “tutto finisce, compresa la NATO”. Il timore diffuso nelle cancellerie europee è che gli Stati Uniti, determinati a raggiungere il loro obiettivo, possano riuscirci sfruttando proprio le alternative legali disponibili, rendendo difficile qualsiasi opposizione all’alleato che finora ha garantito la sicurezza del continente.

La reazione europea è stata immediata e coordinata. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha rivelato di stare elaborando con gli alleati una risposta in caso di intervento americano. La questione è stata discussa durante l’incontro del Triangolo di Weimar con gli omologhi tedesco Johann Wadephul e polacco Radoslaw Sikorski. Barrot ha sottolineato la volontà di agire insieme ai partner europei, mentre fonti tedesche hanno confermato un intenso coordinamento con altri paesi e con la Danimarca.

I tre ministri hanno difeso la sovranità territoriale groenlandese, ma con toni prudenti. Wadephul ha ricordato le rassicurazioni della Casa Bianca sulla fedeltà di Trump alla NATO, mentre Sikorski ha evidenziato che le decisioni su territori, pace e guerra spettano al Congresso americano, del quale vorrebbe conoscere la posizione. Il presidente del Consiglio europeo António Costa, da Cipro, ha ribadito che l’Unione europea non può accettare violazioni del diritto internazionale, che si tratti della Groenlandia o di qualsiasi altro territorio.

Le modalità per acquisire il controllo dell’isola potrebbero essere molteplici, ben oltre l’uso della forza che la maggior parte degli analisti considera improbabile. Una chiave potrebbe essere la Legge sull’Autogoverno del 2009, che riconosce ai groenlandesi il diritto alla secessione dalla Danimarca attraverso un referendum. Washington starebbe lavorando a un accordo di associazione diretto con la Groenlandia, simile a quelli esistenti con alcune isole del Pacifico, che consentirebbe di espandere ulteriormente infrastrutture e truppe americane.

Proprio queste alternative legali e diplomatiche, incluso il possibile sfruttamento intensivo del trattato del 1951, rappresentano forse lo scenario più complesso da gestire per l’Europa. Il continente si trova stretto tra la necessità di difendere la sovranità di un proprio membro e quella di mantenere solide le relazioni con l’alleato americano in un momento di crescenti tensioni globali. Intanto, secondo i sondaggi, l’85% dei groenlandesi si oppone all’idea di diventare territorio americano, preferendo mantenere i legami con la Danimarca o eventualmente l’indipendenza piena.

 

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