Calabria, Sardegna e Sicilia sono state flagellate per tre giorni da un fenomeno meteorologico di violenza eccezionale. Il ciclone Harry ha lasciato dietro di sé macerie, acqua e fango, devastando oltre 100 chilometri di costa solo in Sicilia. Onde record di 16 metri, raffiche di vento fortissime e nubifragi hanno colpito con particolare violenza i settori orientali e meridionali dell’isola, trasformando borghi marinari in scenari apocalittici.
L’onda massima mai registrata è stata rilevata dall’Ispra al largo tra Portopalo di Capo Passero e l’isola di Malta, raggiungendo l’altezza straordinaria di 16 metri. Lungo la fascia costiera ionica, le mareggiate hanno raggiunto i 9 metri, abbattendo muri, divorando strade e divelendo pali della luce con una furia mai vista prima.
La conta dei danni è appena iniziata e le cifre sono già impressionanti. Il presidente della Regione siciliana Renato Schifani parla di mezzo miliardo di euro di danni e ha convocato una riunione straordinaria della Giunta, anticipando che solleciterà il Governo a dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Una richiesta analoga è stata avanzata anche dall’assessore sardo del Bilancio, Giuseppe Meloni, dopo che l’isola è stata travolta dal ciclone con decine di famiglie evacuate, specie in provincia di Nuoro.
Nel Messinese, i danni sono devastanti. A Taormina sono crollati alcuni tratti del lungomare della frazione Mazzeo, con muri inghiottiti e spezzati dalla mareggiata e terrapieni divorati dalle onde. A Messina, lidi e locali sono stati spazzati via. Il comune più colpito è Santa Teresa di Riva, dove è crollata una vasta porzione del lungomare. Al cedimento della carreggiata si è unita la rottura dei sottoservizi: la condotta fognaria e l’acquedotto, che hanno lasciato le case della zona Sud senza acqua. “Sembra un bollettino di guerra”, ha dichiarato il sindaco Danilo Lo Giudice.
La linea ferroviaria tra Messina e Catania è stata danneggiata in più punti. A Scaletta Zanclea e Furci Siculo, i binari risultano sospesi nel vuoto, un’immagine che testimonia la potenza distruttiva del mare. Si tratta dello stesso territorio già duramente colpito dall’alluvione del 2009. Anche a Giampilieri Marina la memoria torna inevitabilmente a quei tragici eventi, sebbene le opere di mitigazione abbiano retto l’urto delle piogge torrenziali.

Nel Catanese, scenari da devastazione questa mattina nei borghi marinari di Acireale. A Stazzo, i muri prospicienti il lungomare di diverse abitazioni sono stati letteralmente abbattuti dalla forza del mare. Decine di famiglie sono state evacuate dai villaggi costieri dopo l’esondazione dei torrenti Buttaceto e Acquicella e l’innalzamento del livello del Simeto.
Il sindaco di Catania Enrico Trantino ha coordinato un piano di emergenza con centinaia di interventi. Il sindaco di Acireale Roberto Barbagallo ha lanciato un appello ai cittadini: “Esistono ancora tanti pericoli, soprattutto nei nostri borghi marinari e non solo. Mi appello a tutti affinché continuino a prestare la massima attenzione ed evitino di recarsi nelle frazioni a mare”.
A Siracusa, un tratto del muraglione di via Arsenale è crollato sulla scogliera per la violenza delle onde. I vigili del fuoco hanno superato i 220 interventi in 48 ore: frane, rimozione di alberi e massi dalla sede stradale, svuotamento seminterrati, rimozione di tendoni, cartelli pubblicitari, coperture, incendio cavi elettrici, ascensori bloccati. Il mare mosso ha devastato il porto Piccolo a Ortigia: distrutti i pontili galleggianti, con materiale riversato in mare pericoloso per la navigazione. Alcune barche, nonostante ormeggi rafforzati, sono state affondate.
In provincia di Siracusa, una tromba d’aria si è abbattuta su Brucoli, nel comune di Augusta: tetti divelti, barche danneggiate e locali affacciati sul mare devastati. Evacuato anche il borgo marinaro di Marzamemi, sferzato dalle mareggiate. Ad Augusta, secondo quanto riferito dal sindaco Giuseppe Di Mare, ci sono circa 800 utenti senza energia elettrica in abitazioni e attività. Il Lungomare Rossini, recentemente ristrutturato, è stato danneggiato dalle mareggiate e dalla furia del vento.
Anche la Sardegna è stata travolta dal ciclone. La presidente della Regione Alessandra Todde ha effettuato un sopralluogo nelle aree più colpite del Sud come Capoterra, Nula, Sarroch e Pula, dove si registrano danni anche al patrimonio storico e culturale. La circolazione ferroviaria è stata interrotta in più tratti e frane si sono abbattute tra Lanusei e Gairo, nell’Ogliastra.
In Calabria, a Melito Porto Salvo, le onde hanno fatto crollare cento metri di lungomare. In alcune zone della regione è caduta, in quattro giorni, una quantità di pioggia pari a metà delle precipitazioni medie annue. “Fortunatamente non si registrano né vittime né feriti”, ha detto il governatore Roberto Occhiuto.
I video postati sui social raccontano la furia di Harry. Emblematiche le immagini di un’onda che si abbatte sul lungomare di Letojanni saltando letteralmente la spiaggia, correndo lungo le vie del paese fino a giungere in piazza, con il suono delle campane della chiesa in sottofondo per dare l’allerta alla cittadinanza.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha telefonato ai sindaci di Catania, Enrico Trantino, e di Acireale, Roberto Barbagallo, per esprimere la propria vicinanza alle comunità coinvolte e assicurare l’impegno del governo a sostegno dei cittadini e delle imprese colpite. Anche Fiorello ha espresso solidarietà alla sua terra, commentando: “Un disastro senza precedenti. Mandiamo tutti un pensiero e un grande abbraccio alla Sicilia”. Ma di queste ore resta anche un’immagine di speranza: quella dei giovani liceali di Letojanni che, pale e secchi alla mano, per ore hanno cercato di liberare il paese dal fango.
Il ciclone ha ormai perso la sua forza e fortunatamente non ha provocato vittime, ma le operazioni di vigilanza, monitoraggio, valutazione dei danni e messa in sicurezza delle aree più a rischio continuano senza sosta. Le squadre comunali sono già al lavoro nelle zone costiere per avviare gli interventi necessari e riportare la situazione alla normalità, mentre si attende la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale.



