L’Italia sta vivendo una delle stagioni influenzali più intense degli ultimi anni. Nella settimana tra il 15 e il 21 dicembre, il numero di contagi ha raggiunto 17,1 casi ogni mille persone, con quasi 950mila nuovi malati in soli sette giorni secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Dall’inizio della sorveglianza, il totale ha superato i 5,8 milioni di italiani colpiti.
Le regioni del nord stanno affrontando la situazione più critica. Il Veneto ha registrato 18,6 casi ogni mille abitanti poco prima di Natale, uno dei dati più alti mai rilevati nella regione. Anche la Toscana è sotto pressione, con circa 60mila ammalati e un incremento del 50% in una settimana. Gli ospedali faticano a gestire l’ondata di pazienti con complicanze respiratorie. La causa? La variante K dell’influenza, una mutazione del virus A/H3N2, sta colpendo persone di tutte le età con conseguenze spesso gravi.
Il problema principale riguarda l’aumento drammatico delle polmoniti virali interstiziali, la complicanza più seria dell’influenza. Nelle scorse settimane sono state ricoverate anche due ragazze di appena 18 anni, a dimostrazione che nessuno può sentirsi al sicuro.

Queste polmoniti sono particolarmente aggressive perché provocano una grave insufficienza respiratoria che richiede assistenza ventilatoria. Il quadro clinico mostra febbre alta, difficoltà respiratorie con tosse secca e una stanchezza estrema. I pazienti ricoverati vanno dai giovanissimi agli anziani. Chi ha trascurato i primi sintomi mesi fa ora si trova in condizioni serie, e anche i giovani in salute non sono immuni dalle forme gravi.
Il consiglio da parte degli specialisti è di non trascurate nessun sintomo respiratorio e fatevi visitare il prima possibile. Bisogna fare particolarmente attenzione quando la febbre persiste e non risponde agli antipiretici. Oggi molte famiglie possiedono un saturimetro, lo strumento che misura l’ossigeno nel sangue: usatelo.
Un altro indicatore fondamentale è la frequenza respiratoria. Se supera i 30 respiri al minuto, significa che c’è un’insufficienza respiratoria in atto. Monitorare tempestivamente questi parametri può salvare la vita, permettendo di riconoscere subito una situazione critica.
Nel frattempo, le raccomandazioni sono chiare: indossate la mascherina sui mezzi pubblici e nei luoghi affollati, lavatevi spesso le mani e consultate subito il medico se avvertite sintomi respiratori che non migliorano o febbre che non cala con i farmaci. La rapidità nella diagnosi e nel trattamento può evitare l’evoluzione verso complicanze gravi come le polmoniti che stanno saturando i reparti ospedalieri.
Il medico di famiglia resta il primo punto di riferimento per valutare i sintomi. Ascoltare i segnali del proprio corpo e agire tempestivamente rimangono le difese più efficaci contro questa influenza particolarmente aggressiva.



